Succede ogni mattina. Ogni mattina mi alzo, ogni mattina arrivo alla stazione correndo per paura di perdere la metro, ogni mattina mi rendo conto che non è ancora arrivata, ogni mattina mi siedo sulla panchina tirando un sospiro di sollievo. E poi, ogni mattina, mi volto e vedo un ragazzo. È sempre lì, con le cuffie nelle orecchie, i capelli biondi che spuntano sotto il cappellino. Ogni mattina resto a guardarlo, fino a che lui non si gira. Ci guardiamo negli occhi per pochi secondi, poi distogliamo lo sguardo. E arriva la metropolitana. Saliamo insieme, ma da due porte diverse. Mi volto e cerco il suo sguardo tra la metro affollata. Riesco a riconoscere i suoi occhi azzurri.
Lui scende sempre ad una fermata prima della mia, non so dove vada, probabilmente a lavorare da qualche parte. Lo so che è strano, eppure è difficile dover fare l'ultima fermata da solo. Perché si, in qualche modo lui mi fa compagnia. E quando scende, e le porte della metro si chiudono dietro di lui, e io lo seguo con lo sguardo fino a che non sparisce tra la gente, sento come un grande vuoto. Che dura fino al mattino dopo, quando lo rivedo, seduto sulla panchina.
Questa è la mia routine, da più o meno tre mesi.
Oggi però è cambiato qualcosa.
Come ogni giorno siamo saliti insieme, abbiamo percorso tutte le sei fermate insieme. Giunti alla sua fermata, ero già pronto a salutarlo silenziosamente. Eppure lui è rimasto lì, fermo, con lo sguardo perso, le cuffie nelle orecchie.
La metro è ripartita. Si sarà dimenticato?
Lo guardo, in cerca dei suoi occhi.
Lui alza lo sguardo. Vedo un'espressione nei suoi occhi, come se stesse cercando di farmi capire che è tutto apposto, che doveva andare così.
Il momento è interrotto dalla voce dell'altoparlante, che pronuncia il nome della mia fermata scandendo bene le parole.
Scendo, e noto che anche lui è sceso con me.
Ci guardiamo ed io mi blocco immediatamente, come per aspettarlo.
Si avvicina. E parla. Dice qualcosa, ma non capisco cosa. Sono troppo impegnato a fissare le sue labbra carnose che si muovono.
'Newcastle?' ripete.
Mi rendo conto che sta pronunciando il nome della mia università. Annuisco.
'Anche io! Da oggi. Ho cambiato scuola' dice.
Sento il cuore che mi batte all'impazzata, e le guance che diventano di un fastidioso rosso.
Sorrido, perché non so che altro dire.
Vedo che mi porge la mano.
'Caspar' dice.
Gliela stringo.
'Joe'
Le nostre mani restano intrecciate. Sento il suo calore. Lo guardo negli occhi, e finalmente riesco a vederne il colore, meglio. Sono proprio azzurri, così come avevo intuito da lontano. Sono grandi. Ti ci puoi perdere dentro.
Sorride. Sorrido. Le mani ancora strette.
Ci incamminiamo nel corridoio della metro, vicini. Mi sembra di conoscerlo da una vita, e forse è così. Forse ci siamo conosciuti senza mai dirci una parola.
Senza mai dirci una parola.
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FanficChe dire? Ho deciso di scrivere degli one shot su alcuni youtubers, spero vi piacciano
