Leggete lo spazio autrice a fine capitolo, è importante.
C'era una volta, in una splendida villetta di campagna, una famiglia benestante.
La madre, una donna bellissima, aveva lunghi capelli castano scuro sistemati in dei boccoli e un sorriso incantevole, tanto quanto il suo carattere, onesto e gentile con chiunque.
Il padre, un uomo coraggioso, essendo un mercante di tessuti, era spesso in viaggio per il lavoro, ma, quando ritornava, portava sempre qualche regalo al suo unico figlio maschio, Harry.
E poi c'era Harry, una piccola testa riccioluta di 5 anni, un bambino vivace ma molto, molto dolce.
Aveva gli occhi verdi e un sorriso contornato da due piccole fossette.
Il bambino era molto legato alla madre, sempre pronta a raccontargli tante storie.
Lei gli raccontò anche dell' esistenza delle fate, ed Harry l'ascoltava con interesse, finquando, preso dal sonno, si addormentava.
Ma un giorno, la madre si ammaló, di una violenta malattia, che la teneva rinchiusa in casa.
Harry, che aveva compiuto 9 anni, nonostante fosse triste, non si perse d'animo, ogni giorno stava vicino alla madre e le teneva compagnia, finché non arrivò il giorno in cui la donna morì.
"Sii gentile e abbi coraggio" furono queste le sue ultime parole, rivolte al suo bambino, alla sua piccola testa ricciuta.
Ed Harry e il padre piansero, vicino a quella donna che aveva segnato la loro vita, rendendola migliore.
Il padre continuò a crescere suo figlio, non facendogli mancare nulla, però c'erano delle volte, in cui si sentiva solo, così decise di risposarsi con Lady Tremaine, una donna, rimasta vedova del marito, con due figli: Liam e Zayn.
Il padre continuava a viaggiare, lasciando spesso Harry, ormai diventato un uomo, da solo con la matrigna e i fratellastri.
Il ragazzo era sempre gentile con loro, ma in cambio, riceveva solamente tanta cattiveria, ma non si scoraggió, il padre gli mandava sempre tante lettere dove gli raccontava dei suoi viaggi per il mondo.
Ma, durante una delle sue tante spedizioni, il padre morì.
Da allora, la matrigna, licenziò tutta la servitù e trattò il ragazzo come un servo.
Gli tolse la sua camera, per darla ai suoi figli e lo fece dormire in soffitta.
Nonostante tutto però, Harry continuò ad essere gentile e ad avere coraggio.
In soffitta, il ragazzo si trovò degli amici topi, che lo aiutarono a non sentirsi solo.
Così, Harry continuava a pulire, cucinare e rammendare abiti senza perdersi mai d'animo.
Un giorno, preparò il pranzo per la sua ' famiglia ' , apparecchiando la tavola e cucinando il cibo per quattro persone.
"Perché hai apparecchiato per quattro?" gli chiese allora la matrigna.
"Beh, anche per me" le rispose, abbassando lo sguardo.
"Non ti aspetti mica di cucinare e di sederti anche!" lo rimbeccó, malignamente.
Il ragazzo abbassó la testa e dopo aver finito di sistemare tutto, prese il cavallo e corse via, piangendo, verso la foresta.
"Hey, calmo" sussurró, con voce roca e dolce al cavallo, che aveva iniziato a correre.
E proprio quando l'animale si era fermato, si ritrovò davanti un bel cervo.
"Corri, corri amico mio o ti prenderanno!" gli disse il ragazzo, quando sentì dei rumori in lontananza, doveva essere la caccia.
Il cervo scappò e il cavallo, imbizzarrito, lo seguì.
"Piano, piccolo, piano" tentò di calmarlo, ma il cavallo continuava a correre.
"Hey state bene?" gli urlò un ragazzo, affiancandosi con il suo cavallo.
"Si, sto bene, ma lui lo avete spaventato a morte" disse, quando, finalmente, il cavallo si fermò.
"Chi?" chiese il ragazzo, che aveva dei bellissimi occhi azzurri, i capelli lisci e castani, spaesato.
"Il cervo! Che cosa vi avrà mai fatto di male per dargli la caccia in quel modo!" gli disse, arrabbiato.
"Devo confessarvi che non l'ho mai incontrato prima d'ora, lui è un vostro amico?" chiese il ragazzo, piuttosto divertito dalla situazione, ma incantato dal ragazzo riccioluto al suo fianco.
"Un conoscente, l'ho appena incontrato, ci siamo guardati negli occhi e in quell'attimo, io ho intuito che aveva ancora tante cose da fare nella sua vita, tutto qui"
"Come vi chiamate?"
"Non importa come mi chiamo" solo in quel momento, Harry si accorse di indossare dei luridi stracci e se ne vergognó, ma l'altro ragazzo sembrava non essersene accorto.
"Non dovreste essere nel cuore della foresta da solo"
"Non sono solo, sono con voi, signor... Come vi chiamate?" chiese, ingenuamente.
"Non sapete chi sono? Cioè, mi chiamo Lou, beh, mio padre mi chiama così quando è di buon umore" il ragazzo...Lou, sorrise ed era davvero uno spettacolo.
"E dove abitate signor Lou?"
"A palazzo, mio padre mi insegna il suo mestiere"
"Siete un apprendista!" disse, incuriosito e incantato.
"Più o meno"
"Deve essere bello, vi trattano bene" proferì, senza gelosia e cattiveria, ma soltanto nostalgia, gli mancava il padre, ma soprattutto la madre.
"Più di quello che io meriti e voi?" quegli occhi azzurri lo fissavano intensamente, come se volessero scavargli dentro e leggergli l'anima.
"Loro mi trattano come sono capaci" Harry abbassò lo sguardo, incapace di reggere quello glaciale del ragazzo.
"Mi dispiace" Lou era davvero dispiaciuto.
"Non è colpa vostra" lo rassicuró, rialzando lo sguardo.
"E neanche la vostra, scommetto"
"Non è così male, ci sono tanti che stanno peggio, sicuramente bisogna essere gentili e avere coraggio, per voi è così?" Harry si ripeteva quelle parole ogni giorno, come un mantra, per ricordarsele sempre.
"Si, avete ragione"
Sentirono dei rumori in lontananza.
"Vi prego non fategli fare del male!" il ragazzo dagli occhi verdi lo guardò con sguardo supplicante.
"Ma questa è una caccia, è così che si fa" replicò l'altro, dispiaciuto
"Solo perché è così che si fa non vuol dire che si debba fare!"
"Avete di nuovo ragione"
"Allora lo lascerete andare non è vero?"
"Lo farò"
"Grazie infinite, signor Lou"
"Ah, ecco dove eravate vostra altez..." Lou fu richiamato da un signore di colore, che indossava una divisa sgargiante.
"Sono Lou! Sto arrivando!" lo interruppe.
"Beh, è meglio sbrigarci, signor Lou" disse quel signore, ridendo.
"Si!"
"Spero di rivedervi" affermò, prima di andare via, voltandosi, qualche volta.
"Anche io voi" sussurró Harry, con un sorriso dolce, con tanto di fossette a incorniciargli il volto.
Spazio autrice
Beh, che dire, ero annoiata e non avevo nulla da fare, così mi sono messa a vedere Cenerentola e mi sono detta, perché non ci possono essere i Larry?
E così, eccoci qui, scusate la rima.
Come saprete, questa è un OS, quindi sarà piuttosto corta, penso 2 o 3 capitoli.
Ho voluto lasciare il dialogo tra Louis (il principe) ed Harry (la principessa?) uguale a quello del film perché mi piaceva, ma cercherò di distaccarmi un pochino dal film, scrivendoli io i dialoghi.
Il capitolo è piuttosto corto, ma gli altri saranno più lunghi.
Quindi spero vi piaccia l'idea.
Ci vediamo al prossimo capitolo, con il mio disagio!
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Cenerentola OS || Larry Stylinson
Historia CortaCome sappiamo, Cenerentola conobbe il principe ad un ballo. E se fosse così anche per Harry e Louis?
