Quando i miei tornano a casa le mie lacrime si sono ormai esaurite, lasciandomi stanca fisicamente e mentalmente. Sono seduta sul divano, fissando il muro davanti a me con uno sguardo vuoto.
«Samantha, siamo a casa» urlano loro dall'ingresso. Sento i loro passi avvicinarsi, così mi affretto a far sparire le ultime tracce di pianto dal viso. Le loro teste fanno capolino dallo stipite della porta; io alzo lo sguardo e sorrido leggermente, cercando di comportarmi come al solito.
«Tutto okay?» mi chiede mia madre, alzando un sopracciglio. Probabilmente devo avere un aspetto di merda, che è come mi sento, in fondo.
«Sì, tutto okay, sono solo un po' stanca» mormoro, sperando che almeno non si notino gli occhi rossi.
Lei si siede accanto a me e poggia una mano sulla mia fronte. «Sei fresca, non hai la febbre. Devi solo riposare un po'.» Mi sorride.
Ricambio, ma poi mi ricordo del graffio sul collo che quel mostro mi ha fatto; spalanco gli occhi e mi alzo di scatto, spostandomi i capelli sulla spalla e coprendo il collo per quanto possibile. «Allora, uhm, salgo un po' in camera» dico, uscendo frettolosamente dalla stanza.
«Ti chiamiamo quando è pronta la cena!» Urlo un "sì" di risposta.
Quando entro in camera mi chiudo la porta alle spalle, lasciando andare un sospiro; vorrei stendermi sul letto e dormire un po', ma ho parecchi compiti da fare. Svogliatamente mi siedo alla scrivania e apro un libro, cercando di leggere, ma le parole mi si confondono sotto gli occhi e sono costretta a ritornare sullo stesso rigo per almeno tre volte.
Tutto quello a cui riesco a pensare è a quanto odi Harry. Ma profondamente, giuro. Sta rendendo la mia vita un inferno: mi costringe a mentire ai miei amici, ai miei genitori, e come se non bastasse ho un taglio o un livido nuovo ogni giorno. Lo sapevo che quella tavoletta avrebbe portato solo guai, e mi maledico ogni giorno, ogni ora, per essermi lasciata convincere da Matt e Kim.
Ma la cosa che odio di più è che Harry sembra così umano, con quel suo sorrisetto sfrontato e la sua calda risata, che certe volte devo ricordare a me stessa che è un mostro di cui non ci si può fidare. Però, cavolo, è davvero bellissimo.
Ma che diavolo sto pensando? Cerco davvero di studiare questa volta, e riesco persino ad abbozzare un paio di frasi su un quaderno prima che mia madre mi chiami per la cena: pazienza, oggi non ho davvero la testa per i compiti. Quando scendo in cucina un odore squisito giunge alle mie narici, così mi siedo velocemente e inizio a mangiare la mia pasta. Non parlo molto durante la cena.
«Sam, sei un po' pallida in questi giorni» mio padre fa ad un certo punto, interrompendo il silenzio. Alzo la testa dal piatto, fissandolo negli occhi. «Va tutto bene? C'è qualcosa che ti tormenta?»
Quasi scoppio a ridere per l'ironia della cosa.
Harry. Harry mi tormenta. «No, davvero, è tutto apposto. Non preoccupatevi di me» borbotto, sperando che non insistano.
«Tesoro, preoccuparci di te è il nostro lavoro.» Mia madre abbozza una risatina. «Ricordati solo che qualunque cosa succeda puoi sempre parlarcene. Noi siamo qui.»
«Lo so.» Sorrido leggermente.
Per fortuna riesco ad evitare altre domande sgradevoli, e quando finiamo la cena mi alzo da tavola e salgo di nuovo in camera. I libri mi stanno guardando da sopra la scrivania, sembrano urlarmi "leggimi!", ma da brava studentessa quale sono decido di ignorarli e mi stendo sul letto. Prendo il telecomando da sopra il comodino e accendo la tv, cercando qualcosa da vedere che possa aiutarmi a svagare un po' con la testa.
Dopo circa dieci minuti di zapping e niente di interessante, sbuffo e lascio su un canale a caso dove stanno trasmettendo una stupida telenovela. Ovviamente quando cerco qualcosa per distrarmi non fanno mai niente.
Con una scrollata di spalle inizio a seguire la puntata, impegnandomi nel capire la trama dato che non conosco questo programma, così almeno posso non pensare ad altro; a un certo punto, però, lo schermo inizia ad oscurarsi e a fare un rumore fastidioso. Grandioso, ci mancava solo la tv guasta, adesso.
Sto per chiamare mio padre e chiedergli di venire a controllare quando il quadro ritorna sulla mia telenovela; mi metto di nuovo comoda, ma dopo neanche qualche minuto lo schermo inizia a fare di nuovo i capricci. Sto per alzarmi e spegnerla, ormai seccata, quando il quadro ritorna: però è su un altro canale. Il paesaggio sullo sfondo dello schermo è un tripudio di diverse tonalità di rosso: gli alberi secchi hanno le chiome ramate, mentre le rocce sono cremisi e tra loro scorrono fiumi impetuosi di lava. Aggrotto le sopracciglia e provo a cambiare canale, ma il telecomando non funziona; nel frattempo una grossa figura compare sullo schermo, proiettando la sua ombra sul terreno scuro. Tutta rossa anch'essa – ovviamente – regge un lungo bastone ricurvo, che sbatte violentemente a terra, e sulla sua testa svettano un paio di corna. Ride con malvagità, scuotendo la sua coda a punta.
Mi stai fottutamente prendendo in giro.
«Sul serio, un diavolo? Pensavo fossi un po' più originale» sbotto, rivolgendomi a nessuno in particolare, ma so che lui è qui. Lo sento, così come lo sente il mio corpo quando dei brividi iniziano a correre lungo la schiena. Tutto ciò che mi risponde è la sua risata.
«Non è divertente» grugnisco, infastidita, incrociando le braccia al petto.
«Sì, lo è» dice invece lui, comparendo in piedi accanto al letto. Di tutta risposta prendo il telecomando e glielo lancio appresso, sperando almeno di coglierlo in fronte, ma lui lo schiva abilmente.
Harry si avvicina a me, divertito, ma io mi ritraggo orripilata. «Stai lontano da me» cerco di dire col tono di voce più deciso che abbia, ma viene fuori più come una supplica.
I suoi occhi si illuminano di qualcosa che non so definire. «Hai paura di me, Samantha?» Il mio nome rotola sulle sue labbra sembrando quasi sensuale, ma mi sforzo di ricordarmi chi c'è davanti a me.
«Non voglio che tu mi faccia ancora del male» sussurro, incapace di distogliere lo sguardo dai suoi occhi.
Lui si siede sul bordo del letto, passandosi una mano tra i capelli come in preda alla confusione. Sembra così umano che fa male. «Mi hai fatto arrabbiare, prima, e ho perso il controllo. Non deve succedere più» asserisce, severo.
«Beh, non ho più tavolette ouija da nascondere, quindi non credo succederà più» ribatto ironica, alzando gli occhi al cielo. Il sarcasmo è la mia unica arma di difesa, contro uno come lui.
Fa un sorrisino scaltro. «Sei intelligente, Samantha. Tieniti lontana dai guai.»
«Vuoi dire tieniti lontana da te» lo correggo io.
«Beh, questo non succederà.» Ride.
Appoggio la testa al cuscino e chiudo gli occhi, stanca di questa conversazione, ma sapendo di non poter fare nulla per cacciarlo. Dovrei ancora provare la cosa del sale, però.
Passa qualche minuto di silenzio, che mi fa quasi sperare se ne sia andato. Ma ovviamente è ancora qui a rovinarmi la vita.
«Dormi?» mi chiede ad un certo punto. La sua voce è più vicina di prima, quindi apro gli occhi di scatto e lo trovo col volto accanto al mio; mi fissa come se fossi una specie di esperimento di laboratorio, con una luce spiritata negli occhi.
«Allontanati!» quasi urlo, spaventata dalla vicinanza, spingendolo con tutte le mie forze. Lui cade con un tonfo sul pavimento e ridacchia.
In meno di un secondo mi compare addosso, nella stessa posizione di oggi pomeriggio, a cavalcioni su di me; però non dice niente. Io mi irrigidisco. «Hai intenzione di ferirmi di nuovo?»
Inclina la testa di lato, guardandomi divertito. «Ho un'idea migliore» sussurra, e prima che me ne possa rendere conto le sue labbra sono sulle mie, fredde, immobili.
Con gli occhi spalancati non riesco a capire cosa cavolo stia succedendo, ma prima di riuscire anche solo ad allontanarmi lui se n'è andato, portando via con sé anche il freddo della stanza.
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Ouija [h.s. au]
FanfictionSamantha Brooke non crede nei demoni, né in qualsiasi altra creatura soprannaturale. Ma se si sbagliasse? Se i demoni camminassero indisturbati sulla terra, tra i vivi, diffondendo paura e morte in questo mondo? E se lei si innamorasse di uno di lor...
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