Il condizionatore dell'autobus sibilava aria tiepida, del tutto inutile contro l'afa anomala di quel mattino di maggio. Valerie schiacciò la tempia contro il vetro impolverato del finestrino, guardando scorrere la periferia della città. Su ogni paletto della luce, sulle pensiline e persino sui maxi-schermi pubblicitari all'ingresso del centro commerciale, campeggiava lo stesso manifesto azzurro e bianco: "Il vostro futuro, la nostra scienza. Screening Nazionale Attitudinale e Sanitario: una scelta per la comunità."
«Io dico che è per la leva obbligatoria. Vogliono reintrodurla, me lo sento,» disse Marco, girandosi sul sedile davanti con la schiena appoggiata al sostegno in metallo.
«Ma smettila, Marco,» lo interruppe Giulia, seduta accanto a Valerie, intenta a ripassare per l'ennesima volta degli schemi stropicciati sul quaderno. «Se fosse per la leva non farebbero i prelievi del sangue e i test psicologici a tutti, anche alle ragazze. Mia madre dice che stanno cercando di capire perché metà della gente continua a prendersi questa strana influenza che non passa mai.»
Valerie continuò a fissare il cielo fuori dal finestrino. «Avete notato che gli uccelli volano bassissimi? E il sole ha uno strano alone verdastro da due giorni. Non è una normale influenza, e questo test non c'entra niente con l'orientamento universitario.»
«Sempre la solita complottista, Val,» ridacchiò Marco, ma la risata gli morì in gola non appena l'autobus accostò davanti al cancello del liceo.
La loro solita scuola superiore - con le pareti scrostate e i murales colorati nel cortile - era stata trasformata in una specie di posto di blocco. Due furgoni blindati neri erano parcheggiati sul campo da basket e uomini con tute tattiche scure, privi di stemmi o gradi, indicavano agli studenti dove mettersi in fila con gesti secchi.
«Via i telefoni dalle tasche, consegnateli nelle scatole all'ingresso!» urlò una guardia con un megafono.
«Ci tolgono i telefoni?» balbettò Giulia, bloccandosi di colpo e stringendo le mani di Valerie. Ha le dita gelide. «Val, mi sto spaventando. Perché ci sono così tante guardie?»
«Rimani vicina a me,» le sussurrò Valerie, osservando due uomini che controllavano i documenti d'identità con uno scanner portatile. «Facciamo quello che chiedono e togliamoci questo pensiero.»
L'aula magna era irriconoscibile. Il vecchio parquet scricchiolante era stato coperto da teloni gommati grigi. Al posto delle sedie in plastica, c'erano duecento postazioni individuali separate da pannelli fonoassorbenti alti fin sopra la testa, creando un labirinto di loculi di cartone e metallo.
La prova fu un'esperienza estenuante e minuziosa, divisa in tre fasi rigidamente scandite. La prima Prova era al Computer, basata su Intuito e Calma. Sullo schermo touch da venti pollici non comparvero equazioni complesse o nozioni da memoria. Il sistema sottoponeva il cervello a test di reazione immediata. In uno degli esercizi, Valerie dovette osservare per soli tre secondi la mappa stilizzata di una città in tilt per un blackout, identificando la via di fuga più rapida senza intersecare le zone bloccate. In un altro, lo schermo mostrava il filmato di una stanza in cui cinque persone parlavano contemporaneamente, e lei doveva indicare chi stesse mentendo semplicemente analizzando i micro-movimenti del viso e il tono della voce. Valerie non era un prodigio della matematica, ma possedeva un intuito affilato e un'osservazione quasi maniacale: mentre gli altri attorno a lei imprecavano sottovoce colti dal panico, lei riusciva a isolare il rumore di fondo e a trovare il dettaglio logico che sbloccava il quesito.
La seconda prova era la Prova Medica.
Mentre era ancora concentrata sul monitor, un medico e un'infermiera si affiancarono alla sua postazione. L'odore di alcol etilico e gomma sintetica sostituì del tutto l'aria chiusa dell'aula. Le applicarono un manicotto rigido al braccio destro che si gonfiò fino a farle formicolare le dita, misurando battito e pressione sotto sforzo, mentre dal braccio sinistro le prelevarono tre provette di sangue. Valerie soffermò lo sguardo sullo schermo del medico che si era riavvicinato per un ultimo controllo. In alto a destra sul display, accanto al suo nome, svettava una barra di avanzamento verde brillante:
COMPATIBILITÀ SISTEMA IMMUNITARIO: 98,7%. PROFILO ANALITICO: LIVELLO S.
Il medico notò il suo sguardo, girò di scatto il tablet verso di sé con un gesto stizzito e le applicarono un batuffolo di cotone sulla piega del gomito. «Premuto forte per due minuti. Puoi passare alla terza fase.»
La terza prova era quella Fisica basata su Riflessi e Resistenza. La palestra puzzava di plastica nuova. Avevano smontato i canestri e montato una serie di strutture metalliche. Valerie dovette correre su un tapis roulant inclinato indossando una maschera trasparente che le rendeva il respiro pesante e calcolava il livello di ossigeno nel sangue. Poi la fecero entrare in una cabina buia dove doveva colpire con le mani dei punti luminosi che si accendevano a caso sulle pareti a velocità crescente. Alla fine dei venti minuti di test, aveva le gambe che tremavano e il fiato corto, ma il tablet dell'istruttore registrò i suoi tempi di reazione senza che lui dicesse una sola parola.
Rientrata a casa verso le quattro di pomeriggio, Valerie trovò la cucina immersa in un clima teso. Suo fratello maggiore Luke, ventun anni, era seduto al tavolo a braccia conserte, la felpa ancora adosso nonostante il caldo asfissiante. Anche lui aveva sostenuto lo stesso test la settimana prima all'università.
«Com'è andata?» le chiese suo padre senza alzare gli occhi dalla tv, dove un giornalista mostrava mappe del sole coperte di macchie scure.
«Una farsa,» sbottò Luke prima che Valerie potesse rispondere. Lancia un'occhiata nervosa alla sorella. «Ti fanno correre come un topo in gabbia e poi non ti dicono niente. Ho chiesto al medico che mi ha fatto il prelievo a cosa servissero tutti quei codici sul tablet e mi ha risposto di stare zitto e fare il mio dovere.»
«Luke, per favore, non iniziare,» sospirò la madre, appoggiando i piatti sul tavolo con troppa forza. «È una misura di sicurezza nazionale, lo dicono tutti i telegiornali.»
«Sicurezza di cosa, mamma?» ribatté Luke, alzando la voce. «Avete visto il cielo fuori? Sembra che stia per esplodere. E poi perché far fare lo stesso identico test a me che ho ventuno anni e a Val che ne ha diciotto? Che c'entrano i test attitudinali universitari con la frequenza cardiaca sottosforzo?»
«Magari cercano persone con abilità diverse per dei progetti specifici,» azzardò Valerie, sedendosi e passandosi una mano sul braccio ancora indolenzito. «Io... ho visto una scritta sul monitor del medico. C'era un punteggio sul sistema immunitario e una lettera, 'Livello S'.»
Luke la fissò, aggrottando le sopracciglia. «Livello S? A me sul foglio finale hanno stampato solo un timbro grigio con scritto 'Idoneo - Fascia Standard'. Nessun livello speciale, nessuna lettera.»
«Forse hai visto male tu, Valerie,» disse il padre, provando a smorzare la tensione mentre cambiava canale. «Sarà stata una sigla medica qualunque.»
«No, papà, so cosa ho visto,» insistette Valerie.
«E allora perché tu dovresti avere un livello speciale e io no?» sbottò Luke, la voce incrinata da una rabbia sottile, mista a paura. «Abbiamo fatto le stesse prove fisiche, lo stesso prelievo! Ho ventun anni, vado in palestra tutti i giorni, e mettono te in una categoria superiore?»
«Non l'ho scelto io, Luke!» esclamò Valerie, risentita. «Non so neanche cosa significhi!»
«Significa che ci stanno nascondendo qualcosa,» tagliò corto Luke, alzandosi da tavola e lasciando la sedia di scatto. «E la cosa peggiore è che ci stanno dividendo senza nemmeno dirci il perché.»
Alle 22:30, il silenzio pesante della casa venne spezzato.
Non fu un trillo normale. Dal telefono di Valerie, appoggiato sul tavolo di formica della cucina, risuonò un sibilo acuto e prolungato, simile alle sirene di prova della protezione civile. Sullo schermo, illuminato di rosso sangue, comparve un testo a lettere maiuscole:
OGGETTO:CONVOCAZIONE D'URGENZA-SELEZIONE NAZIONALE.
"La dotata Valerie è stata selezionata per il Programma di Formazione Avanzata. Un veicolo governativo è in arrivo per il trasferimento immediato al Centro Operativo. Si prega di attendere all'interno dell'abitazione."
Tutti si pietrificarono. Luke afferrò il telefono di Valerie, rileggendo il messaggio tre volte. «No... no, non ha senso. Perché solo a te? Il mio telefono è del tutto spento!»
«Che cosa sta succedendo?» la madre scoppiò in lacrime, aggrappandosi al braccio del marito. «Valerie, non puoi andare con loro!»
«Io vado a parlare con chiunque ci sia su quel veicolo,» disse Luke con i denti stretti, muovendosi verso la porta. «Non vi permetterò di portarla via mentre io resto qui a-»
Prima che potesse finire la frase, la lampadina sopra il tavolo emesse un ronzio fortissimo, scintillò con una luce bianca accecante e si spense. Insieme a quella, si spensero il frigorifero, la televisione e le luci dei lampioni in strada. L'intera città sprofondò in un buio fitto e improvviso.
Un secondo dopo, dal centro della città, iniziò a urlare la prima sirena anti-aerea, con un suono cupo che fece vibrare i vetri delle finestre.
Nel buio della via, due fari abbaglianti tagliarono l'oscurità, piantandosi dritti sulle vetrate della cucina. Il rombo sordo di un motore diesel pesante si arrestò davanti al cancello di casa, seguito dal rumore inconfondibile di scarponi militari che salivano i gradini del pianerottolo.
KAMU SEDANG MEMBACA
Livello S
Fiksi IlmiahLa superficie è morta. Le regole vi salveranno. L'obbedienza è l'unica via per la sopravvivenza. O almeno, questo è ciò che vogliono farci credere. Per la diciottenne Valerie, lo Screening Nazionale doveva essere solo un innocuo controllo medico e u...
