Prologo

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Se c'è una cosa che ho imparato negli ultimi due anni è che la vita non aspetta che tu abbia finito di piangere.

Continua.

Che tu ne abbia voglia oppure no.

Il mio telefono vibra sul comodino alle sei e quarantadue del mattino.

Allungo una mano senza aprire gli occhi e lo faccio cadere per terra.

«Merda.»

Silenzio.

Poi vibra di nuovo.

Questa volta lo lascio lì.

Alle sei e cinquanta mi arrendo.

Mi alzo dal letto con la stessa grazia di un cadavere appena resuscitato e cerco di ricordare perché, nella mia infinita saggezza, abbia deciso di frequentare Stanford.

Ah, già.

Perché sono masochista.

E perché, a quanto pare, Human Biology non si studia da sola.

Mi guardo allo specchio mentre raccolgo i capelli.

Mora.

Occhi azzurri.

Lentiggini ovunque.

Letteralmente ovunque.

Sul naso, sulle guance, sulle spalle, sulle braccia.

Quando ero bambina le odiavo.

Mia madre diceva che sembravo ricoperta di stelle.

Papà invece diceva che erano baci del sole.

Adesso mi piacciono.

Credo che sia una delle poche cose che ho imparato ad apprezzare con il tempo.

Prendo una felpa, infilo i primi jeans che trovo sulla sedia e scendo in cucina.

La casa è silenziosa.

Troppo silenziosa.

Mamma dorme ancora.

Sul tavolo c'è una bottiglia di vino quasi vuota.

Mi fermo a guardarla per qualche secondo.

Non dico niente.

La prendo e la butto nel cestino.

È diventata una cosa normale.

Prima non lo era.

Prima c'era papà.

Prima c'erano le cene insieme.

Le discussioni per chi dovesse lavare i piatti.

Le partite viste sul divano.

Le domeniche mattina in cui papà preparava pancake immangiabili e sosteneva che fossero "la ricetta segreta della famiglia".

Prima c'era una famiglia intera.

Poi la malattia è arrivata.

E in meno di due anni ci ha tolto tutto.

A volte penso che la parte peggiore non sia stata perderlo.

La parte peggiore è stata guardarlo spegnersi.

Vederlo diventare più magro.

Più stanco.

Sentire la sua voce cambiare.

Imparare a riconoscere il silenzio che arrivava dopo ogni visita in ospedale.

E poi, un giorno, non è tornato a casa.

NOT WHAT YOU THINK Stories to obsess over. Discover now