Capitolo 1: One Spark

12 0 0
                                        

"Hai uno sguardo triste."

Queste parole mi colsero alla sprovvista.

"Come scusa?" fu la mia risposta. In realtà, avevo capito benissimo quello che aveva detto, ma mi sentii impreparato. Non sapevo cosa dire. Se glielo avessi fatto ripetere, avrei avuto più tempo per pensare. Funzionava così, no?

"Ho detto che hai uno sguardo triste. Stai ridendo con gli altri, ma i tuoi occhi non cambiano espressione. Cosa hai?"

Bene, ora questi occhi di cui parlava erano spalancati. Come aveva fatto a capirlo? Fino a quel momento ero convinto di essere bravo a fingere. Non era così? Intanto, sentivo come calava il silenzio. I miei amici ci stavano guardando, chissà se erano divertiti o incuriositi? Non avevo il coraggio di guardarli a mia volta, perché sapevo già quello che stavo per dire.

"Sei la prima persona ad averlo notato."

Bravo. Con una sola frase avevo sminuito un anno di storia che mi legava alle persone di cui ero circondato in quel momento. Che cosa era successo? Potevo mentire. Perché non avevo mentito? Probabilmente perché speravo di ricevere quella domanda da anni ormai. Ma ora che il momento era arrivato, non ne ero più contento. Mi aspettavo un commento da parte di Andrea o Elisa, qualcosa che avrebbe sciolto l'imbarazzo che si stava creando, ma erano rimasti zitti. Stavano aspettando. A parlare fu sempre Thomas.

"Mi dispiace."

Ed è così che iniziò la più importante, la più emozionante e la più confusionaria storia della mia vita, o almeno così mi sembrò al tempo. Ma sono corso troppo in avanti. Torniamo un attimo nel passato e vediamo di iniziare il racconto come si deve.


Mi ero convinto da solo che impostare una canzone che amo come sveglia avrebbe migliorato le mie mattine. Beh, mi sbagliavo. Pure se le mie regine coreane venissero a cantarmi personalmente nell'orecchio, non sarei riuscito a svegliarmi con un sorriso. Anzi, se l'avessero fatto veramente - si, ma per l'effetto drammatico faremo finta che neanche loro potrebbero salvare le mattine. Non penso che esista uno studente che ami la mattina. E se esiste o è un maniaco o il suo unico scopo nella vita è laurearsi con 110 e lode. Cosa che assolutamente rispetto, ma non condivido.

Ovviamente avrei potuto tranquillamente spegnere la sveglia e continuare a dormire, se non fosse per l'esistenza del piccolo mostro che aspettava ogni volta il minimo segno di vita da parte mia per saltarmi sul petto e pregare di sfamarlo. Se fosse Chtulhu, questa storia avrebbe preso una svolta molto più interessante, ma si trattava solo della mia umile gatta Momo. In passato fece tentativi di attacco anche di notte, il suo orario preferito erano le 4, quando ero ben che andato nel regno dei sogni, ma ormai aveva imparato che io non mi sarei alzato a quell'ora a nessun costo e quindi aspettava la sveglia. Potevo dire di aver domato almeno un animale.

L'unico desiderio che avessi in quel momento era di balzare la prima lezione, ma l'avevo già fatto una volta quel mese. Va bene, più di una volta. Quindi mi ero alzato, avevo dato da mangiare alla gatta e avevo persino fatto la mia tipica colazione, composta da un bicchiere d'acqua.

Aprii Whatsapp, solo per vedere che Elisa, Andrea e Obi avevano già scritto qualcosa nel gruppo. Che voglia di uscirne di mattina. Non capitemi male, volevo bene ai miei amici, ma quando erano tutti insieme e online, mi sentivo quasi sopraffatto dall'atmosfera che si creava in quegli spazi digitali. Ma come sempre, il problema ero io e non loro, lo sapevo da solo. E allora mandai uno sticker divertente senza leggere i cinquanta messaggi mancati e chiusi il telefono. Avrebbero capito.

La doccia l'avevo fatta ieri sera, quindi bastava solo lavarmi le ascelle e mettere il deodorante. Il contenuto del mio zaino non cambiava da settimane. Rimanevano i denti e i vestiti, ed era quello di cui mi occupai. I capelli non provavo neanche a sistemarli, tempo perso. Avrete notato che molto spesso i protagonisti dei libri hanno capelli incontrollabili? Beh, ora lo noterete sicuro. Nel mio caso, la colpa era del fatto che la doccia appunto la facevo di sera e andavo a dormire con i capelli bagnati, quindi quando si asciugavano nel sonno assumevano forme mai viste dal genere umano. Con un po' di fantasia, si poteva dire che in realtà era solo il mio stile e li facevo così apposta.

Quel che ho trovatoStories to obsess over. Discover now