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Capitolo 1 Helena

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10 Giugno

Giornata diversa dal solito. Malinconia, spensieratezza e gioia regnavano sovrane. Era l'ultimo giorno di scuola e finalmente iniziavano le vacanze estive, con amici, musica e divertimento. Almeno, questo era quello che mi aspettavo.

Ero pronta a dare il meglio di me per continuare a fare la stronza con tutti, con la mia migliore amica Isobel sempre al mio fianco, ed io al suo. Nessuno poteva batterla: lei era la migliore amica per eccellenza, quella con cui potevi confidarti, piangere, ridere ed essere te stessa in qualunque momento. Se c'era qualcosa che non mi faceva stare bene, lei lo avrebbe capito al primo sguardo.

Prima di uscire dalla classe salutai tutti quelli che mi stavano simpatici, ovviamente. Il mio gruppo di amici era composto da Janet, Mateo, Logan, Charlotte e Madison. Janet era l'amica sempre pronta a fare festa, anche nei momenti in cui ti sentivi giù. Mateo era il ragazzo che riusciva sempre a farmi ridere e che ci provava con tutte le ragazze, anche se alla fine non gli interessavano davvero. Logan era il mio amico d'infanzia, quello a cui ero più legata. Charlotte era la solita ragazza del gruppo fissata con la moda e il make-up, proprio come una parte di me. Infine c'era Madison: lei era pura e vera, l'unica, oltre a Isobel, di cui potevo fidarmi a occhi chiusi. Era il tipo di persona che ti avrebbe sempre detto la verità, anche quando faceva male.

Questi erano i miei amici, le persone con cui passavo la maggior parte del mio tempo.

                                                                                         *****

Era il giorno seguente. La sera prima non avevo messo la sveglia perché sapevo che sarei stata libera tutto il giorno, o almeno quella mattina. Invece mi sbagliavo.

Sentii mia madre arrivare davanti alla porta della mia camera con il suo passo deciso. La aprì di fretta e furia.

«Helena, alzati! È da mezz'ora che ti chiamo. Dormi troppo. A che ora ti sei addormentata?»

Quelle parole non le ascoltai nemmeno per un secondo.

«Non alzare troppo la voce di prima mattina. Lasciami stare, voglio dormire!» risposi con voce pigra e ancora impastata dal sonno.

Mentre lo dicevo mi alzai il lenzuolo fino sopra la testa, sperando che fosse abbastanza per farla andare via.

Ovviamente non funzionò.

Mia madre tornò indietro, mi scoprì e andò verso le tende, aprendole. La luce del giorno entrò improvvisamente nella stanza.

In quel momento mi sentii furiosa.

Quel tipo di comportamento di prima mattina non mi piaceva per niente e lei lo sapeva perfettamente. Eppure, come al solito, lo faceva quasi sempre. Quando finalmente uscì dalla camera, decisi di alzarmi e andare in bagno. Appena vidi il mio riflesso allo specchio rimasi qualche secondo ferma. Il mio volto era stanco, leggermente gonfio e i miei capelli erano completamente disfatti. Con tanta forza di volontà mi lavai il viso e iniziai a pettinarmi.

Proprio in quel momento arrivò mio fratello Cole.

Pensai subito:

Speriamo che non sia venuto per parlare di scuola o solo per stuzzicarmi. Oggi non ne ho proprio voglia.

Era molto agitato e sembrava felice per qualcosa, ma non riuscivo a capire cosa fosse successo. Lo lasciai parlare. In fondo ero sempre stata la fan numero uno dei gossip. Volevo sapere tutto di tutti, quindi lo ascoltai attentamente e gli feci un vero e proprio interrogatorio su quello che era successo il giorno prima. Quando finii con i suoi racconti, scesi al piano di sotto. Prima andai in salotto e poi in cucina, dove mi avvicinai al mobile dei biscotti. Presi un pacchetto e un Estathé al limone, rigorosamente al limone, il mio preferito in assoluto.

Mi sedetti a tavola e iniziai a fare colazione.

Erano le undici e mezza e non avevo idea di cosa fare quel pomeriggio, così scrissi a Isobel.

H: Ciao Isobel, ti andrebbe di uscire oggi pomeriggio?

I: Ciao Helena, va bene. A che ora e dove?

H: Alle 16:30 al Pandora Club. Ci vediamo lì.

I: Ok, perfetto. A dopo.

Nel pomeriggio solitamente uscivo e giocavo a pallavolo con Isobel e altri amici del nostro paesino, ma quel giorno il campo era vuoto.

C'eravamo solo noi due e il rumore delle tazzine del bar accanto.

Non era l'inizio d'estate che avevo immaginato.

Il telefono vibrò nella tasca dei jeans.

Un messaggio.

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