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​Il campus della Seoul National University of Arts era un labirinto di cemento armato, ampie vetrate e contrasti stridenti. Da un lato sorgeva il blocco della facoltà di Scienze Motorie e Discipline Sportive, un edificio austero, dominato dall'odore di linoleum, cloro ed energia cinetica pura. Dall'altro, collegato da un lungo atrio coperto, si stagliava il dipartimento di Arti Coreografiche e Canore, dove l'aria profumava di cera per parquet, lacca per capelli e spartani sogni di gloria.

​Jeon Jungkook apparteneva al primo mondo. Per lui, il corpo era una macchina complessa da calibrare con precisione millimetrica.

​Quella sera, il silenzio del parcheggio interrato era rotto solo dal ticchettio regolare del motore della sua auto, appena spento. Jungkook era seduto al posto di guida, con la schiena appoggiata al sedile ed entrambe le mani ancora rilassate sulla parte superiore del volante. Indossava la sua solita divisa da allenamento: una felpa oversize nera con il logo dell'accademia sportiva sbiadito sui bordi, pantaloni della tuta larghi e scarpe da ginnastica vissute. I capelli scuri, ancora umidi dopo la doccia fredda post-allenamento, gli ricadevano disordinati sulla fronte, coprendogli parzialmente lo sguardo.

​All'università, Jungkook aveva la reputazione di essere una fortezza inespugnabile. Non era sgarbato, ma la sua riservatezza rasentava la freddezza glaciale. Parlava solo quando strettamente necessario, non partecipava alle feste dei club sportivi e manteneva un'espressione perennemente distaccata che scoraggiava chiunque dal fare piccoli discorsi di cortesia. Quella maschera di indifferenza, tuttavia, non era arroganza; era semplicemente il suo modo di proteggere il proprio spazio mentale dopo ore passate tra i bilancieri, i cronometri e i rigidi schemi tattici della sua facoltà.

​La portiera del passeggero si aprì di colpo con un suono secco, interrompendo bruscamente quella bolla di isolamento.

​«Kook! Ti prego, dimmi che non mi odi. La sessione di coreografia contemporanea si è prolungata oltre ogni limite immaginabile!»

​Jung Hoseok salì in macchina come un uragano di energia, portando con sé l'odore tipico di chi aveva passato le ultime sei ore a consumare le suole delle scarpe sul legno lucido. Suo fratello maggiore era l'esatto opposto di lui. Laddove Jungkook era linee tese e silenzio, Hoseok era curve morbide, gestualità teatrale e un flusso costante di parole. Si tolse il borsone da palestra dalle spalle, lasciandolo cadere sul tappetino con un tonfo pesante, e si passò una mano tra i capelli castani, ancora scompigliati.

​Jungkook non si scompose. Girò la chiave nel cruscotto, facendo sussultare il motore, ma non partì subito.

​«Nessun problema, Hyung,» rispose, la voce profonda e monocorde che risuonava bassa nell'abitacolo. «Gli strascichi del lunedì sono sempre i peggiori. Hai fame?»

​«Morirei per del pollo fritto, ma prima devo rimettere insieme i miei muscoli,» rispose Hoseok, allacciandosi la cintura di sicurezza ed esalando un lungo sospiro di stanchezza felice. «Il professor Min stasera era un tiranno. Ha preteso che provassimo la transizione a terra finché le nostre ginocchia non hanno chiesto pietà.»

​Jungkook accennò un raro, quasi invisibile movimento dell'angolo della bocca, una sorta di assenso muto. Prima di innestare la retromarcia, però, il suo sguardo venne calamitato, come ogni singola sera alla stessa ora, verso l'ampia vetrata illuminata del secondo piano dell'edificio di fronte.

​Le luci della sala da ballo principale erano ancora accese, proiettando ombre lunghe sul piazzale esterno rivestito di pietra grigia. E, puntuale come un orologio svizzero, la figura che Jungkook aveva imparato a riconoscere comparve oltre le porte a vetri dell'ingresso principale.

​Era Park Jimin.

​Jungkook non lo conosceva di persona, né aveva mai incrociato il suo sguardo nei corridoi comuni del campus. Tutto ciò che sapeva di lui derivava dai racconti fitti e ammirati di Hoseok. Jimin era il fiore all'occhiello del corso di Danza e Canto: un tenore leggero dalla voce d'angelo e un ballerino capace di sfidare la gravità. Ma la figura che Jungkook vedeva camminare sul selciato non aveva nulla della maestosità descritta dal fratello.

The Code on the NightCerita yang bikin terobses. Temukan sekarang