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Prologo

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Prologo

5 agosto 2025, Minneapolis.

Chiudo con forza la porta di casa. Inizio a respirare a fatica, cercando di far entrare nei polmoni quanta più aria possibile; sento le forze abbandonarmi. La tensione prende il sopravvento, artigliando la mia mente, il mio corpo, ogni singola fibra.

Poggio la borsa sulla prima superficie disponibile, consapevole di dover leggere quella lettera. Estraggo dalla tasca la busta color bianco sporco; soltanto a guardarla, il corpo inizia a tremarmi.

Mi lascio cadere sulla sedia più vicina, le gambe incapaci di sostenermi. Fisso il vuoto per qualche istante, terrorizzata da ciò che potrei trovarvi dentro, eppure incapace di sottrarmi. Prendo un respiro profondo, rompo il sigillo e riconosco immediatamente quella scrittura ordinata ed elegante.

Sono pronta? Probabilmente no, ma non ho scelta. Inizio a leggere, cercando di frenare il tremolio incontrollabile delle mani. Una volta. Dieci. Venti. Non so quanto tempo passi; non distinguo più il giorno dalla notte. Rimango lì, immobile, con le guance solcate da lacrime che sembrano non avere fine, mentre apprendo, parola dopo parola, il significato di quel messaggio.

Un urlo di rabbia e disperazione squarcia il silenzio dell'appartamento; il rumore dei miei singhiozzi rimbomba sulle pareti, unico testimone del mio crollo. Vorrei urlare, distruggere ogni cosa, colpire ciò che mi capita tra le mani. Invece, l'unica cosa che riesco a fare è tirare le ginocchia al petto, piangendo fino a prosciugarmi.

Attorno a me tutto si sgretola in un silenzio assordante; il mondo sta crollando e non posso fare nulla per fermarlo. Sono impotente. Da questo momento, ogni cosa cambierà. E penso, penso a come tutto ciò sia iniziato e a come sia arrivato a distruggermi.

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