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Anita

Chiara

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Chiara

Il fumo leggero del locale e il brusio delle conversazioni facevano da sfondo perfetto alla notte che Anita aveva sognato per settimane

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Il fumo leggero del locale e il brusio delle conversazioni facevano da sfondo perfetto alla notte che Anita aveva sognato per settimane. O almeno, così credeva.
Era seduta al bancone del Fluido, un lounge bar decisamente troppo costoso per le sue tasche, ma perfetto per fare incontri interessanti. E l'incontro interessante era lì, a pochi metri da lei, seduta a un tavolo d'angolo. Si chiamava Chiara. Anita l'aveva scoperta tramite amicizie comuni su Instagram, ma vederla dal vivo era un'altra cosa. Chiara dimostrava chiaramente qualche anno in più - forse quarantasette, portati con un'eleganza magnetica e distaccata - i capelli biondi che arrivano alle spalle e un tailleur sartoriale che gridava sicurezza da tutti i pori.
Per tutta la sera, Anita aveva giocato d'azzardo. Sguardi prolungati da sopra il bordo del suo cocktail, un sorriso accennato, il modo in cui si faceva mordicchiare il labbro quando sentiva gli occhi di Chiara addosso. E Chiara ricambiava. Oh, sì che ricambiava. I suoi occhi blu, intensi e indecifrabili, si posavano su Anita ogni volta che la musica rallentava.
Poi, il momento di svolta. Chiara mandò giù l'ultimo sorso del suo calice, si alzò e, prima di dirigersi verso il corridoio sul retro, voltò la testa. Fissò Anita negli occhi e, con un movimento quasi impercettibile del mento, le fece cenno di seguirla. Verso i bagni.
Il cuore di Anita fece una capriola. Ci sono riuscita, pensò, con l'adrenalina che le scorreva nelle vene. Sentendosi la sposa del mondo, si alzò dal seggiolino, si sistemò la giacca e la seguì, ignorando le farfalle nello stomaco che gridavano trionfo.
Spinse la porta pesante del bagno delle donne. Chiara era lì, appoggiata con la schiena al marmo dei lavandini, le braccia incrociate sul petto. Bellissima. Spietata.
Anita fece un passo avanti, stampandosi in volto il suo sorriso più seducente. «Speravo che mi notassi...» esordì, la voce deliberatamente bassa.
Chiara non si mosse di un millimetro. Il suo sguardo, prima caldo e misterioso, si era trasformato in una lama di ghiaccio.
«Notarti?» la voce di Chiara risuonò tagliente, priva di qualsiasi calore. Un sorriso di puro scherno le piegò le labbra. «Certo che ti ho notata. È difficile non notare una ragazzina che passa due ore a fare gli occhi dolci come un cucciolo affamato. Dimmi, pensavi davvero di avermi conquistata?»
Anita seccò a metà strada. Il sorriso le morì sulle labbra. «C-cosa?»
Chiara fece un passo avanti, torreggiando su di lei. L'aria nel bagno divenne improvvisamente impenetrabile. «Sei patetica», scandì Chiara, con una calma che faceva più male di uno schiaffo. «Guardati. Pensi che basti un vestito scollato e due sguardi da gatta morta per catturare l'attenzione di una donna? Sei solo un'illusa. Una bambina che gioca a fare la grande nel posto sbagliato.»
Le guance di Anita presero fuoco, una vampa di umiliazione violenta. «Ma tu... mi hai fatto cenno di seguirti...»
«L'ho fatto solo per toglierti quel sorrisetto presuntuoso dalla faccia senza farlo davanti a tutto il locale», sibilò Chiara, avvicinandosi ancora di più, finché Anita non sentì il profumo costoso e agrumato della sua pelle. Ma non c'era dolcezza. Chiara le puntò un dito contro il petto, spingendo leggermente. «Ascoltami bene, ragazzina. Sparisci dalla mia vista. non provare mai più a respirare nella mia stessa traiettoria. Gioca con quelle della tua età, perché se ci provi di nuovo con me, ti rovino. Chiaro?»
Anita rimase immobile, con il fiato corto e gli occhi che bruciavano per le lacrime di rabbia e vergogna che minacciavano di scendere. Non riuscì a dire una parola.
Chiara le scoccò un ultimo sguardo pieno di disgusto, si sistemò i polsini della camicia e aprì la porta del bagno, lasciando Anita da sola, tremante e con il cuore a pezzi, a fare i conti con la più brutale delle illusioni.

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