Si dice che esistano spiriti chiamati tennyo, esseri celestiali dalla bellezza impossibile, capaci di scendere sulla terra avvolti in luce e silenzio. Indossano vesti leggere come nuvole e, quando si muovono tra gli umani, nessuno li riconosce davvero—ma chi li incontra sente qualcosa cambiare dentro, come se il cuore ricordasse improvvisamente qualcosa che aveva dimenticato.
Le tennyo non restano mai a lungo. Appartengono al cielo. Eppure, a volte... si fermano. Per un istante. Per qualcuno.
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Il sole a Tokyo non entrava mai davvero nella stanza di Felix—ci arrivava filtrato, spezzato tra vetro e cemento, come se anche la luce dovesse chiedere il permesso prima di toccarlo.
Felix aprì gli occhi lentamente, senza fretta.
Per un momento rimase immobile, osservando il soffitto bianco sopra di lui, mentre il mondo si ricomponeva piano: il rumore lontano delle auto, il ronzio della città già sveglia, il respiro leggero di qualcuno nell'altra stanza.
Si girò su un fianco, affondando il viso nel cuscino. Sapeva già che ora fosse—non aveva bisogno della sveglia. Il suo corpo aveva imparato quella routine troppo bene.
Un altro giorno.
Allungò una mano verso il comodino, sfiorando il libro lasciato aperto la sera prima. Le pagine erano leggermente piegate, come se avessero aspettato tutta la notte che lui tornasse a leggerle.
Leggende giapponesi.
Sorrise appena, ancora mezzo addormentato.
Gli piaceva iniziare la giornata così—con qualcosa di antico, qualcosa che non apparteneva al caos della città.
Si sollevò a sedere, i capelli chiari scompigliati che gli cadevano sugli occhi. Alla luce del mattino sembravano quasi bianchi, morbidi, troppo delicati per il mondo reale.
Per un attimo rimase fermo, il libro tra le mani, leggendo qualche riga.
Le parole scorrevano lente, familiari.
Gli ricordavano sua nonna.
La sua voce, soprattutto.
Felix chiuse gli occhi, lasciando che quel ricordo lo attraversasse: una stanza calda, il suono delle pagine sfogliate, una mano che gli accarezzava i capelli mentre ascoltava storie di spiriti bellissimi e amori impossibili.
Aprì gli occhi di nuovo, piano.
La stanza tornò ad essere quella di sempre. Silenziosa. Moderna. Vuota, in un modo che non faceva rumore.
"Se continui a stare lì fermo, arriverai in ritardo."
La voce arrivò dalla cucina.
Felix sbatté le palpebre, come se fosse tornato improvvisamente nel presente.
Un piccolo sorriso gli sfuggì.
"Non sono in ritardo," rispose, la voce ancora roca dal sonno. "Sto... pensando."
Un rumore di stoviglie.
Poi una pausa.
"Pensare non ti paga l'affitto."
Felix rise piano, alzandosi finalmente dal letto.
La cucina profumava di caffè.
Felix si fermò sulla soglia per un secondo, inspirando profondamente come se fosse la cosa più importante della giornata. Forse, in un certo senso, lo era davvero.
Minho era già lì, in piedi davanti al bancone, con una tazza in mano e l'aria di chi era sveglio da ore—anche se probabilmente non lo era.
"Buongiorno," disse Felix, entrando.
Minho alzò appena lo sguardo. "Hm."
Felix si avvicinò, prendendo una tazza e versandosi del caffè. I movimenti erano automatici, precisi—gli stessi che ripeteva ogni giorno al lavoro.
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Legends Between Us
FanfictionTokyo è una città fatta di contrasti: luci accecanti e vicoli dimenticati, sogni eleganti e vite spezzate. Felix vive tra i grattacieli, in un appartamento alto abbastanza da sfiorare il cielo. Le sue giornate scorrono tranquille tra il lavoro in ca...
