Lilith Blackwood, figlia di un CEO viene venduta a un mafioso, Dominic Ravenhurst è in seguito scopre che il suo compito è sposarlo e dargli un erede. Riuscirà Lilith a sopravvivere a questo pazzo e al mondo in cui ora si trova?
Oops! This image does not follow our content guidelines. To continue publishing, please remove it or upload a different image.
Lilith
"Ehi Silas! La cara signorina si sta svegliando!" disse la voce di un uomo "Davvero? allora, Orion, è meglio se vai a chiamare il capo, non vorremmo farlo arrabbiare." Un altro gli rispose. L'uomo che aveva inizialmente parlato, uscii e io fui in grado di capirlo dal rumore che fece. Le voci degli uomini e il rumore della porta che si chiudeva erano le uniche cose distinguibili in quella confusione.
Cercai di muovere le mani ma qualcosa mi tratteneva i polsi.
Delle corde.
Il contatto ruvido contro la pelle mi fece irrigidire. Il cuore iniziò a battere più forte mentre cercavo di mantenere il respiro regolare. Non potevo vedere nulla oltre l'oscurità della benda, ma percepivo chiaramente la presenza degli uomini nella stanza. Il rumore dei loro passi, il fruscio dei vestiti, perfino il modo in cui parlavano tra loro con una tranquillità inquietante.
Cercai di ricordare l'ultima cosa successa prima di ritrovarmi lì, ma la mia mente era un caos confuso di immagini spezzate. L'unica cosa che sapevo con certezza era che non ero lì per scelta. E qualunque fosse il motivo per cui mi avevano portata in quel posto... non prometteva nulla di buono.
All'inizio non capivo cosa stesse succedendo; sapevo solo di essere seduta e di non riuscire a vedere niente a parte una stoffa nera, che mi copriva gli occhi, quindi decisi di ascoltare e riflettere su come potevo essere finita in quella situazione, ma per quanto ci provassi non riuscivo a trovare una risposta. Volevo chiedere cosa volessero da me e soprattutto risposte, sul perché ero lì, ma oltre alla benda sugli occhi avevo anche un panno in bocca.
Poco dopo la benda dagli occhi mi fu tolta da un uomo che indossava una maschera di stoffa su tutta la faccia e che mi faceva vedere solo i suoi occhi e quanto la sua testa fosse tonda.
Poi un uomo entrò dalla porta.Non avevo bisogno di vedere il suo volto per capire che era lui a comandare. L'aria nella stanza sembrava essere cambiata nel momento stesso in cui aveva varcato la porta.
Gli uomini che pochi secondi prima parlavano tra loro ora stavano immobili, quasi rigidi, come se anche solo respirare troppo forte potesse attirare la sua attenzione.
I suoi passi erano lenti, misurati, e ogni volta che la suola delle sue scarpe colpiva il pavimento il suono riecheggiava nella stanza con un'eco secca. Non disse nulla all'inizio. Si limitò ad osservare ciò che lo circondava con calma, come se tutto e tutti gli appartenessero.
C'era qualcosa nel modo in cui si muoveva che mi fece irrigidire. Non era solo autorità... era controllo assoluto.
E per qualche strana ragione ebbi la sensazione che quell'uomo fosse abituato a ottenere sempre ciò che voleva.