Prologo

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Il Vuoto non era silenzio, era assenza.
I Custodi lo conoscevano bene, proprio per questo non si avvicinavano troppo. Per questo non restavano mai soli.
Vegliavano su una ferita che non sanguinava, ma che non smetteva di aprirsi. Lentamente, inesorabilmente.
Il Vuoto non spingeva. Non attaccava.
Aspettava.
Quando qualcuno restava a guardarlo più a lungo del necessario, rispondeva.Non con parole. Con immagini che si infilavano sotto la pelle.
Mostrava un mondo immobile. Un mondo senza urla, senza fame, senza paura. Un mondo dove nessuno doveva più scegliere e quindi soffrire.

Uno dei Custodi esitò.

Non per ambizione. Non per rabbia. Per amore.
Allungò la mano. Il freddo entrò nella carne senza dolore, come se il corpo non gli appartenesse più. Il mondo si piegò con un suono umido, simile a qualcosa che si strappa dall'interno.
I primi a cadere furono i Custodi stessi.
Non morirono subito. Si svuotarono.
Nei fae le emozioni cominciarono a spegnersi, una alla volta. Rimase la fame. Il bisogno di toccare, ferire, possedere qualcosa che li facesse sentire ancora vivi.
Negli umani la magia iniziò a marcire lentamente, come un arto che smette di rispondere. Non scomparve subito. Lasciò solo dolore.
Quando scoppiò la guerra, il mondo era già malato.
Per fermare ciò che cresceva nel Vuoto, i mondi vennero separati. Non con muri. Non con incanti.

Con un'assenza.

Chi tentava di attraversarla sentiva i pensieri disfarsi. Dimenticando il nome. Poi i volti di chi amava. Poi il motivo per tornare indietro.
I Custodi scomparvero così. Non come eroi.
Come corpi che non reggono più il peso di ciò che contengono.

Il Vuoto rimase.

E imparò.

Imparò che il mondo può essere spezzato.
Imparò che qualcuno, prima o poi,
avrebbe bramato ciò che lui aveva da offrire.

LunisferaWhere stories live. Discover now