Capitolo cinque Nemmeno tutto l'oro al mondo potrà comprare ciò che lasci

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Quinn

Vagare per South Philly non è una grande idea, eppure eccomi qui. Cerco di convincermi che Brahm non stia facendo qualcosa di poco intelligente, ma perfino io faccio fatica a crederci.

Non mi sono mai fidato a pieno di lui quando si tratta di intraprendere decisioni. Ecco, Brahm è un soggetto peculiare nella mia vita, ogni volta che tutto va talmente liscio da sembrare noioso, Brahm è sempre pronto a combinare qualche casino pur di rendere la vita di tutti i giorni un pelo più interessante.

Nonostante mi manchi alla follia, non voglio vederlo. Non voglio sapere a cosa si sta riducendo, né tantomeno vorrei sapere a quali misure è pronto ad andare.

Però devo essere sincero, preferirei vedere Brahm ora, in questo stato precario, che andare dove mi sto indirizzando.

Avete presente quando home e house non sono più la stessa cosa? Ecco, per me non lo è mai stata. Ora come ora, brucerei quel palazzo di merda fino a che non ne rimangono solo ceneri e nient'altro.

Brahm mi ha sempre detto che sono fortunato ad essere nato in una famiglia ricca, ma lui non si può mai immaginare che cosa ho passato.

Attraverso il ponte e mi trovo dinanzi a quella maledetta casa.

Il vialetto che porta all'ingresso è ornato con aiuole che straboccavano di fiori e piante di qualsiasi genere e tipo. La mamma ha sempre amato le piante, ed oramai sono tutto ciò che rimane di lei. Mi ricordo che da piccoli io e Darla raccoglievamo sempre i fiori per la festa della mamma. Anche i fiori che posammo sulla sua tomba sono stati raccolti in questo giardino.

Passo dopo passo ecco che davanti a me vedo la porta dell'ingresso. Quel legno scuro ha qualcosa di invitante tanto quanto ne ha di ripugnante. Il solo ricordo di questa casa mi fa venir voglia di urlare e correre via, più lontano possibile.

La porta si apre e sulla soglia della porta vedo lui. I suoi occhi scuri mi fissano dall'alto con quello sguardo spregiativo che conosco sin da quando ero piccolo. Ogni volta che mi guarda così mi sento di nuovo quel bambino disperato che piangeva al solo pensiero di trovarsi con suo padre. Non sorrise. Non penso di averlo mai visto sorridere.

Nessun abbraccio, nessuna stretta di mano, semplicemente un cenno con la testa che mi segnalò il permesso di entrare.

Osservai l'interno della villa e notai l'inquietante assenza di qualunque persona. Non c'era Darla, non c'era la cuoca e nemmeno il maggiordomo, cosa strana dato che il Capo ama farsi servire. Dovrà essere una faccenda seria, pensai.

Seduti nel soggiorno ci guardammo, così diversi. Eppure, portiamo lo stesso cognome: Kaska. Da bambino mi astenevo dal divulgarlo. Era così diverso dai soliti Smith e John che mi sembrava inaccettabile portarlo con orgoglio. Ma nonostante ciò ogni volta che veniva pronunciato ai talent show della scuola d'infanzia, tutti i genitori si voltavano per osservare gli altri e sembravano sedere più diritti. Non ne capivo il perchè, o almeno non fino ai miei 16 anni. Dopo quella discussione tutto mi parve più chiaro. I genitori ai talent show, le scuole private, i vestiti di marca, il denaro che sembrava non finire mai e persino la morte della mamma. Tutto fu chiaro, come illuminato da un raggio di conoscenza che collegava tutti quegli episodi che nella mia mente non potevano essere collegati.

Lui parlò per primo.

"Sai perchè ti ho chiamato qui?"

"No"

"E invece sì."

"Invece no."

Solo pochi anni fa sarei stato terrificato dall'idea di rispondergli in quella maniera, ma adesso non più. Ho perso qualunque forma di rispetto per quest'uomo dopo ciò che è successo e mi atterrò a tale decisione fino al momento in cui non sfiorerò la morte.

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⏰ Last updated: Dec 23, 2025 ⏰

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