Prologo

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Se mai dovessi iniziare a correre per scappare da me,
ricorda che le ombre ti prenderanno sempre.


Si tramanda, tra echi di leggende e sussurri velati, la storia di un re dissimile da ogni altro. Egli regna su un dominio ritenuto empio e innaturale, considerato in tal modo da chi osa penetrarne la memoria nascosta.

Un velo di mistero incombe sul regnante, forgiando attorno a sé una fama di terrore: si narra del potere smisurato ch'egli possiede, e di come nessuno, dopo averne incrociato la strada, sia mai tornato indietro. Taluni svaniscono, altri sopravvivono soltanto per conservare nel cuore le cicatrici così profonde da non poter essere narrate.

Quanto alle ragioni delle sue azioni, nessuno le conosce. Si sussurra che lo faccia per custodire il suo popolo dagli estranei; altri invece, pensano che non via si alcun disegno, se non un vano capriccio oscuro del sovrano. 

Il regno, avvolto da un'aura di mistero, desta un'inesauribile curiosità nei cuori degli uomini. Sorge nel grembo d'una foresta tanto fitta da sembrar muraglia di legno e fronde, invalicabile a chiunque osi spingersi oltre. Ben poche sono le pattuglie straniere che vi si sono inoltrate; nessuna, tuttavia, è tornata a narrarne l'esito.

Dopo l'Ultima guerra e la seconda evoluzione dell'umanità, nuovi domini si levarono in ogni parte del mondo, regni sorti dalle ceneri, oggi in fragile armonia tra loro. Ma la stessa aria che li nutre, porta ancora i segni della rovina: gli elementi corrotti plasmarono, e ancor oggi, flora sconosciuta, bestie mutanti e persino l'uomo stesso porta mutazioni genetiche, piegandole il sangue e la carne.

Rari sono coloro che possono vantare le doti sorte da quell'innaturale trasformazione; molti altri invece languono, eredi di malanni e deformità partoriti dalle radiazioni.

L'Ultima Guerra ebbe fine nell'anno 2026 e di molti secoli già grava il suo ricordo. Le sue cause giacciono avvolte nell'oblio dell' ignoranza: la maggior parte dei testi che ne narravano furono inceneriti dalle stesse esplosioni che ridussero il mondo in rovina.

Solo pochi eruditi, i cosiddetti classicisti, ancora custodiscono brandelli di verità, ricostruendo con pazienza di scribacchìni e dai frammenti superstiti, ciò che fu. Tali affermano le cronache che l'uomo prebellico fosse ebbro di guerra, pronto a brandire ogni pretesto pur di macchiarsi di sangue e delitto. Inscritta nella sua stessa natura quell'anima colma d'odio e malvagità. Non sembrerebbe oggi ch'egli appaia mutato in meglio: la guerra è solo divenuta più rara, meno vasta e distruttiva, ma l'inimicizia scorre ancora nelle sue vene. Forse, un giorno ancor lontano, l'umanità smetterà di divorare se stessa senza ragione apparente.

Il primo regno che sorge nella brughiera porta il nome di Tenebris. I pochi che ne hanno narrato, parlano di un dominio oscuro e funesto, ove neppure un raggio di sole osa penetrare tra le fronde nere come carbone. Solo due luoghi in tutta quella selva conoscono la grazia della luce: il castello del Re e il fiume che divide in due la brughiera.

Di quel fiume si dice ch'esso sia avvolto da incanto: a ogni ora del giorno arde d'una luce purpurea, un bagliore mistico che par riflesso da un sole straniero. Alcuni sostengono sia frutto delle mutazioni sorte dal terreno; altri lo credono opera di un sortilegio oscuro. Nessuno però, ha mai osato sfiorarne le acque: persino i cavalieri di Tenebris lo lambiscono soltanto dall'alto dei loro destrieri, temendo che anche un solo tocco possa condurli alla perdizione.

In esso non vive creatura alcuna, né pesce né alga, nonostante creature erranti ne insidiano le rive, nutrendosi della fauna selvatica che pota l'erba circostante. È come se il fiume stesso li generasse, contro ogni legge della natura.

Vi sono poi dicerie ancor più cupe: taluni giurano che il Re vi lasciò cadere gocce del suo stesso sangue, contaminandolo. Mille storie si convertono e si intrecciano attorno a quelle acque, ma nessuno ne conosce la verità. Ed è proprio questo mistero a renderle immortali.

Su un'altura che domina le acque purpuree, si erge lì l' imponente castello del regno, dalle mura scure come la selva che lo cinge. Sette torri si innalzano verso il cielo, ciascuna distinta da una diversa tonalità, e sulle loro sommità campeggiano simboli che l'occhio umano non può decifrare da tanta altezza. Le figure raffigurano i sette draghi primordiali, i quali portano il nome dei sette pianeti. Le mura stesse paiono generate da materia viva; tra i mattoni emergono schegge cristalline simili a squame di drago, solcate da venature di luce che brillano come se ardessero di vita propria.

Il Re pur dimorando in quelle sale, spesso si attarda all'aperto, non per disprezzo della sua reggia ma bensì per contemplarne la maestosità. Tutto ciò che appartiene a Tenebris lo contempla come se fosse l'ultima volta che i suoi occhi possano goderne.

Persino la foresta che cinge il regno par anch'essa soggetta a un incanto: il suolo è nero come pece, screziato da riverberi violacei che si accendono a ogni passo. Gli alberi, enormi e simili a platani, si ergono come colonne titaniche. Nulla, entro i cosiddetti confini, sembra obbedire alle leggi naturali, ma nessuno ha mai osato verificarne il segreto.

Si tratterà di un'illusione nata per tenere lontani i curiosi? Forse al contrario, anche la più terribile di tutte: è la semplice verità. Definendolo così un luogo maledetto.

A capo di Tenebris siede il suo sovrano: Re Basil. Tra i sudditi egli è amato e venerato, poiché il suo portamento è gentile e la sua voce sa infondere calore. Uomo di fascino e d'aspetto regale, egli si mostra sempre cordiale, e mai alcuno del suo popolo ha temuto la sua mano.

Ben altra sorte attende invece, gli stranieri che osano varcare la brughiera: di costoro si mormora che pochi abbiano fatto ritorno, e che le ossa dei più coraggiosi giacciano nei sotterranei del castello, una punizione per la loro audacia.

Basil non ha mai toccato un solo capello ai suoi, ma verso gli intrusi riversa malvagità senza rimorso. Pochissimi forestieri hanno ottenuto il privilegio di entrare nelle sue grazie, e quasi sempre si tratta di mercanti venuti dall'Oriente. Eppure, nessuno nel regno pare turbato da tali crudeltà. Né Basil teme che il popolo lo giudichi.

Perché in questo risiede l'arcano: a Tenebris, tutti, senza eccezione, sono mostri.

Demon King - Ossessione e ombreDonde viven las historias. Descúbrelo ahora