1. Mare

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Il principe si trovava a prua, le mani poggiate sul legno caldo della balaustra, mentre la nave scivolava lenta sull'acqua limpida. Il cielo azzurro si stendeva sopra di lui come un velo chiaro, sporcato con nuvole di un bianco candido simili a cotone. Il sole, alto ma non ancora cocente, disegnava riflessi d'oro sulla superficie del mare.
La grande distesa d'acqua respirava in onde lunghe e tranquille, non violente ma vigorose. Ogni tanto un gabbiano planava vicino, lanciando un richiamo acuto prima di dirigersi di nuovo verso l'orizzonte con i suoi simili.
Si intravedevano addirittura alcuni salti argentei di piccoli branchi di pesci che rompevano la superficie e scomparivano subito dopo ripetendo il movimento varie volte.

Il principe dai capelli verdi chiuse gli occhi per un istante, lasciando che il vento gli accarezzasse il volto giovane e pulito. Era fresco, impregnato di salsedine e portava con sé l'eco di terre lontane e talvolta sconosciute. Sentiva un miscuglio di emozioni nel suo cuore: la dolce malinconia dell'addio al porto della sua città che ormai svaniva dietro di sé, e l'eccitazione viva del viaggio che lo attendeva.
Il ragazzo rimase immobile a prua, lo sguardo perso tra le onde che si aprivano davanti alla nave in movimento. Il mare era così vasto che sembrava non avere confini.

Per lui, quella era magia.

Dietro di loro, nel porto che ormai appariva sempre più piccolo e lontano restavano i doveri, i protocolli e le etichette che lo aveva sempre seguito fin da quando era venuto al mondo.
Si chiese cosa significasse davvero essere principe: non solo erede di un trono. Lui era anche, prima di tutto, un uomo con i suoi piaceri e i suoi desideri.
Il mare non gli portava rispetto perché fosse nobile, né gli uccelli tracciavano cerchi in aria per ossequiarlo. La natura lo accoglieva come un viaggiatore tra tanti, curioso e voglioso di imparare sempre qualcosa di nuovo.

Eppure, proprio in quella consapevolezza sentì nascere una nuova forza. Forse essere principe non voleva dire soltanto dare ordini, ma ascoltare: ascoltare il respiro del mare, la voce dei marinai, i versi degli animali. Forse era questo il senso del viaggio: imparare a guardare il mondo non dall'alto di un trono, ma dall'orizzonte di chi solca le acque e affronta tempeste.

Con un respiro profondo, socchiuse gli occhi.
Rimase a guardare le onde, quando il suo primo ufficiale si avvicinò silenzioso, con lo sguardo fisso sull'orizzonte come il suo capitano.

- Hai mai pensato a cosa ci sia là sotto, Hitoshi? Il mare sembra calmo, ma ci nasconde infiniti segreti. Non credi? -
Affermò il nobile senza voltarsi, mentre continuava a guardare imperterrito davanti a sè.

- Segreti pericolosi, Altezza. Le leggende parlano di sirene... dicono che il loro canto seduca e poi porti gli uomini alla follia. Molte navi non sono mai tornate proprio per colpa loro. -
Il principe sorrise appena.

- Eppure, se esistessero veramente, non riesco a immaginarle solo come mostri assassini. Non posso credere che siano nate solo per portare morte. Forse il loro canto è un richiamo che non abbiamo mai cercato di comprendere. Il mare non crea bellezza solamente per ingannarci e ucciderci. -
Il collega dai capelli viola e una fascia bianca tra i capelli aggrottò le sopracciglia.

- Il mare non ha pietà, mio principe. E' affascinante, ma anche un'enorme trappola mortale. Forse le sirene sono solo il volto che gli uomini hanno dato a quella crudeltà. -
Il giovane scrollò le spalle e si voltò appena per osservare un gabbiano planare a pelo d'acqua.

- O forse sono più simili a noi di quanto crediamo. Forse sono solo incomprese e per questo temute. Non è ciò che accade anche a chi porta una corona? Visto non per ciò che è, ma per ciò che gli altri temono o desiderano da lui. Tu dovresti saperlo bene Hitoshi, come funzioni... -
Il violetto fu colpito dalle sue parole.

- Se davvero le sirene esistono, spero che incontrandole non vedano in te solo un principe... ma un uomo disposto ad ascoltare. -
Capelli verdi annuì e si aggrappò alla balaustra con entrambe le mani, alzando entrambi gli angoli della bocca verso l'alto.

- Smetti di rivolgerti a me con li appellativi ufficiali. Sei mio fratello minore, non un sottoposto qualsiasi. E speriamo che quelle creature non ci stiano già ascoltando. Io so che esistono e tu lo stesso. -
Un'onda più forte colpì lo scafo, facendo scricchiolare il legno sotto i loro piedi. L'aria si fece improvvisamente più tesa, come se qualcosa, nelle profondità del mare, avesse davvero prestato attenzione a tutte le loro parole.


"La voce delle sirene, canto suadente che prometteva la conoscenza del mondo, ma che celava un pericolo mortale per chi non sapesse resistere al suo fascino."

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Hanami mieiiiii! Buonasera a tutti voi!!
Come state? 
Qui si va avanti come si può, ma sempre ritagliando dei piccoli momenti per la scrittura.
Anticipo già che saranno 8 capitoli + un extra bonus.
Prima che me lo diciate: lo so che le sirene maschi sono tritoni MA io ho deciso di chiamare comunque Katsuki una sirena.
Spero che vi possa piacere, è una minilong semplice senza troppe pretese, però non potevo sparire per troppo, dico bene??
Al prossimo capitolo!
La vostra Hanami

Il Canto Delle OndeLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora