𝑷𝒓𝒐𝒍𝒐𝒈𝒐

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Odore di tabacco e innumerevoli scartoffie.
Nel suo piccolo loft vibravano disoneste, solo polveri e ombre.
Non c'erano più tracce di pioggia sulle finestre e nemmeno il calore sulle sue guance pallide. Il rossore era sparito, così come il fumo della candela — ormai spenta.
Non c'erano più rumori, né freddo.

Esisteva solo un cuore che brillava, non più di speranza, ma di vissuto.
Un vissuto che era sempre stato traballante, vincolato a ogni forma, ogni gesto, ogni suono.

Ogni punto di svolta era una punizione. Straziante.
Più di un organo che non suona più.
Più di un pescatore che rilascia le reti piene in mare.

Quelle pareti avorio erano nauseanti, quasi volessero asfissiarlo. Scalfirlo, fino a disintegrarlo in piccole schegge.
Renderlo invisibile, ucciderlo lentamente.

C'era anche il tormento.
Quello rigido.
Lo stesso che gli spezzava le ossa e lo trascinava altrove. Con la mente che vagava, il cuore che accelerava e tutto quello che, alla fine gli restava, era solo polvere: un pugno chiuso lungo i fianchi e il fiato corto.

E nel bel mezzo di una delle sue crisi — solo, e senza un briciolo di speranza. — I suoi occhi si spostavano sul pianoforte, messo lì, in un angolo del soggiorno.
Una piccola porzione di spazio di ciò che era stato e quello che non potrà mai più essere.

Lo odiava.
Odiava profondamente tutto ciò che era musica. Tutto quello che gli faceva ricordare com'era quando c'era ancora lui.
Quando stare al mondo era piacevole e il suo sorriso gli ricordava ancora casa.

Ogni volta che s'incontravano, era un'esplosione. Un intreccio di sinfonie e pennelli, di baci rubati e di sogni repressi.

Erano felici e questo bastava.

C'erano giorni in cui suonava semplicemente perché lui lo chiedeva. Con quei suoi occhi profondi e luminosi, che racchiudevano l'amore più vero, quello incapace di esaurirsi.

«Fammi ascoltare la nostra canzone. Suona per me» gli diceva.

E lui lo faceva.
Sempre.

Anche quando il suo cuore urlava di no. Anche quando il mondo l'aveva deriso e aveva avuto una brutta giornata.

Lui l'avrebbe fatto comunque.

Indipendentemente da tutto.

E allora, gli sorrideva.
L'unica cosa vera che provava in quel momento.
Lo baciava fino a perdere il fiato, lasciando ad entrambi il sapore dolce di un amore infinito.

Tutto vibrava attorno a loro. Le dita che si sfioravano e la delicatezza dei loro corpi che s'incontravano.

Poi ridevano.
E lui, dimenticava le brutte esperienze; e con esse, tutti i duri colpi invisibili che aveva digerito.

E quando lui sorrideva.
Oh! Quando quelle labbra si aprivano in un sorriso, anche il suo viso si illuminava e il cuore lo seguiva a sua volta .
Assaporava tutto ciò che l'altro gli offriva.
Amore e vita. Tutto insieme.
Un viso ambrato, un corpo scolpito e una risata che illuminava le insenature più buie della sua anima.

Quel sorriso era la sua luce.

Adesso— adesso c'erano solo giorni di pioggia e tempeste infinite.
Oscurità fatta di ombre e rinunce.
Non più con un corpo che lo scaldava, ma con una coperta di lana che lo circondava.
Ogni notte.
Ogni ora.

Rimanevano solo canzoni senza melodie, sculture senza scalpelli e due vite che avevano mollato le redini dei loro cuori.

Forse, per sempre.

Jeon Jungkook 28 anni

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Jeon Jungkook
28 anni. Pianista.

Kim Taehyung 26 anni

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Kim Taehyung
26 anni. Scultore.

• VKOOK• Happy Ending

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• VKOOK
• Happy Ending

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Ciao!
Grazie mille per essere qui! E GRAZIE a tutte le persone che vorranno supportarmi anche in questa nuovissima avventura!!

A PRESTO! 🤍

(Non aggiornerò frequentemente, abbiate pazienza 😞🥺)

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