Ho sempre pensato che l'amore non fosse per tutti, solo i fortunati lo meritavano. Io non l'ho mai provato e mai lo proverò, come scritto nel mio destino, e mi va bene così.
Appena nata sono stata privata di questo sentimento e ormai ci convivo da esattamente 19 anni e 9 mesi.
Sono figlia unica, penso, e i miei genitori adottivi non sono molto presenti, ma finalmente ho iniziato l'università e non devo più vederli...
La sveglia del telefono mi sveglia di colpo, sono già le 7? Mi alzo dal letto e striscio per terra alla ricerca della divisa scolastica. Mentre mi metto la cravatta lavo i denti, sono in ritardo, chiaramente.
Prendo lo zaino e mi fiondo fuori dalla porta, ma prima raccolgo da terra la spilla regalata dai miei genitori prima di abbandonarmi. Una piccola coccinella verde con tre puntini totali. Spero mi aiuti a ritrovarli un giorno.
Riservo del rancore verso la loro persona, ma sono decisa a ritrovarli solo per capire chi sono quei bastardi che mi hanno abbandonata in un vicolo di Madrid alla tenera età di 3 anni.
La mia coinquilina è già uscita da una mezz'oretta penso, piuttosto di fare tardi a lezione bombarderebbe qualunque cosa le si mette in mezzo. Frequentiamo lo stesso corso, medicina e chirurgia. Io a dire il vero volevo scegliere solo medicina, ma, sorpresona, è compresa anche chirurgia. Alle dimostrazioni potrei svenire, ma farei di tutto per diventare medico.
Corro per arrivare in tempo in aula. Cerco di legarmi i capelli ma è impossibile, quindi decido di lasciarli sciolti, sennò potrei tirare giù qualche santo.
Manca 1 minuto all'inizio delle lezioni, devo sbrigarmi. Non manca molto, solo qualche metro. I corridoi sono praticamente vuoti, io sono l'unica a fare sempre tardi. Allo scoccare della campanella varco la soglia della stanza. Il prof ancora non c'è, strano. Solitamente si presenta almeno 20 minuti prima. Hehe, questa volta la ritardataria non sono io. Godo. Non lo sopporto quello lì. E' lento, vecchio, puzza e si veste come il mio bis bis bis nonno. Non lo conosco, ma ne sono sicura al 100%.
Prendo posto vicino alla mia coinquilina. Si chiama Giada ed è la ragazza più intelligente che abbia mai conosciuto in vita mia. Non è simpaticissima, ma me la faccio andare bene. E' l'unica persona che decide di stare con me in mensa e durante le giornate infinite. Non so quasi nulla di lei, e non ne so il motivo. Non mi parla mai di lei, anzi non parla e basta. Penso che le uniche cose che fa uscire dalla sua bocca siano «Concordo» «Certo» «Non lo so» e cose simili quando le parlo della mia vita, ma in realtà non penso ascolti molto.
Finalmente entra il prof, con la solita camicia color cacca e i pantaloni neri abbinati alla cravatta. Sopra ha un giubbotto sportivo verde fogna che si toglie subito appena entra. In testa ha degli occhiali sottili, appoggiati su quei tre peli grigi che gli rimangono.
Bisbiglio a Giada per chiederle che lezione abbiamo oggi, ma al posto suo risponde un ragazzo dietro di lei «Chimica». Ha gli occhi quasi gialli e dei capelli biondo cenere, tendenti al castano, talmente ricci che sembrano molle impazzite. Gli coprono persino le sopracciglia, ma riesco ad intravedere dei peli folti ma ordinati in qualche modo. Lo ringrazio con un bisbiglio e lui fiata un «Prego». Mi rigiro e solo ora mi accorgo della ventata di profumo fresco, penso alla menta, che ha lasciato nell'aria.
Io e Giada ci dirigiamo, in silenzio, verso la mensa per pranzo. Prendiamo posto nel solito tavolino in un angolino, solo dopo aver fatto la fila per prendere il piatto del giorno. Una coloratissima e disgustosa zuppa accompagnata da 1 pezzo di pane bruciato con sopra un po' d'olio.
Lei apre i libri e inizia già a studiare l'argomento di oggi, come ogni giorno. E' talmente concentrata che non si accorge della presenza del ragazzo di prima che si dirige verso di noi e chiede, con una voce roca ma gentile, «Potrei sedermi qui?». Faccio un semplice cenno con la testa e si accomoda davanti a me, nell'unico posto libero. Soffia una parola, credo il suo nome «Zeno, tu?» «Isabel, ma puoi chiamarmi Isa» «D'accordo, Bel» Mi regala un sorriso malizioso e mangia, mentre guarda il telefono.
Nome strano Zeno, ma carino. Nonostante ciò, mi sta antipatico. Perché Bel? che razza di nomignolo è. Io allora lo chiamerò Zen, il ragazzo tranquillo. Vediamo se gli piace.
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La mariquita del Amor
RomanceIsabel è una ragazza semplice, amante della medicina. Da piccola è stata abbandonata dai genitori e da lì è convinta di non meritare amore. All'università di Pisa incontra Zeno, che le cambierà la vita e insieme troveranno l'amore che Bel pensava di...
