La casa si ergeva alta, con il piccolo spazio ricolmo di mobili spaiati e poster a ricoprire le fessure delle pareti.
Era piccola ma confortevole per tre persone. In salotto c'era un divano malconcio in pelle blu posto di fronte a un vecchio televisore. Il governo negli anni aveva rimosso i programmi, sostituendoli con la propaganda. Non era un gran problema, dato che la tv era già rotta. Il suo destino era stato quello di essere utilizzata come parte del mobilio, rimuovendo lo schermo per riporre vari oggetti tipicamente sparsi sul tappeto.
Una luce che penzolava dal soffitto illuminava la stanza, la cui energia proveniva da un fiume sotterraneo che scorreva nelle vicinanze, non si sapeva bene dove. In un angolo si trovava una poltrona sbiadita, i cuscini rovinati dal tempo.
In fondo alla stanza, vicino alla finestra, facevano capolino una pila di giornali e libri accatastati accanto a un tavolo di legno. Intorno a esso quattro sedie.
Quello era il posto che Remus preferiva di tutta la casa, soprattutto quando la luce artificiale dei neon del primo pomeriggio filtrava oltre le tende ingiallite, permettendogli di vedere la polvere di quel luogo fluttuare placida nell'aria, come neve. Era in quei momenti che decideva di sedersi su una delle quattro sedie scricchiolanti - quella di sinistra era la sua - leggendo tranquillamente uno dei libri presi al mercato e, come ogni volta, finiva per addormentarsi con il viso poggiato sul legno del tavolo. Remus era l'emblema di un'anima tranquilla.
Quel giorno stava cercando di stringere i bulloni del suo polso. La protesi al braccio destro non rispondeva come al solito; cercò di stringere da solo alcune viti, anche se sapeva che Sirius non avrebbe approvato.
Il suo sguardo si posò su James. Il perfetto hacker era seduto sul divano con le gambe incrociate e il computer portatile in equilibrio precario sulle cosce. Stava scrivendo furiosamente, Remus riusciva a malapena a vedere le dita che scivolavano sulla tastiera.
Aveva la schiena piegata e il viso a pochi centimetri dallo schermo.
Non c'era da stupirsi che avesse bisogno degli occhiali.
«Ti dispiace? Quel click-clack è fastidioso.»
Nessuna risposta. L'altro ragazzo era completamente assorto nei suoi pensieri. Borbottava tra sé e sé in linguaggio informatico.
Remus sospirò, lasciando cadere sul tavolo il cacciavite che stava usando un attimo prima.
«Accidenti, maledetto firewall. Non riesco ad aprire questo file.» James sbottò, la frustrazione negli occhi mentre si passava le dita tra i ciuffi selvaggi - in quell'esatto momento , guardandolo, Remus pensò che i suoi capelli sembrassero un cespuglio.
«Mi chiedo se mi hai sentito,» rispose, attraversando la stanza.
«Ti ho sentito. Mi dispiace, Regulus mi sta facendo pressione per decriptare questo file. Deve essere importante.»
James sospirò, staccando finalmente lo sguardo dallo schermo. Spinse il computer di lato e si alzò, stiracchiandosi con uno sbadiglio. Indossava il brutto maglione che gli avevano regalato per Natale.
Remus si diresse verso la cassa di metallo. Il pavimento di legno scricchiolava a ogni suo passo. La aprì e vi sbirciò dentro: conteneva innumerevoli bibite, bottiglie d'acqua filtrata e qualche dolciume, per lo più quelli che Sirius o Peter amavano sgranocchiare. Sirius aveva l'abitudine di mangiare di nascosto nel cuore della notte, lasciando dietro di sé le prove della sua colpevolezza come coriandoli a una festa segreta di mezzanotte.
«Mi prendi una Coca, per favore?.» Domandò James.
Quando Remus rovistò, ne era rimasta solo una. Avrebbe voluto berla lui, ma decise di darla all'amico.
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Roots Below
FanfictionIn un mondo in cui la Terra è stata colpita da un disastro naturale 67 anni fa, l'umanità è stata costretta a rifugiarsi in città sotterranee note come "Underground". Remus è nato e cresciuto lì, in una di queste dieci comunità - fatte di case affol...
