La neve cade lenta, quasi pigra, avvolgendo tutto in una calma irreale. Ogni fiocco sembra portare con sé un segreto, un'illusione di pace che non riesce a raggiungermi. Come se il destino volesse coprire le strade, i tetti e perfino i ricordi con un manto bianco che addolcisce tutto, lasciandomi, però, in un tumulto incessante. La mia mente rimane un campo di battaglia, e ogni fiocco che tocca il suolo è un promemoria di quello che sto cercando di evitare.
Sono tornata qui dopo dieci anni. Un decennio intero da quel Natale che ha cambiato tutto.
Parcheggio la macchina davanti alla casa dei miei genitori. La vecchia staccionata è ancora lì, dipinta di fresco, con una fila ordinata di lucine natalizie che scintillano come se volessero attirare l'attenzione su di sé. La porta è decorata con una ghirlanda enorme, di quelle che si vedono nei film di Natale, con fiocchi rossi e aghi di pino che sembrano perfetti. Mia madre non fa mai le cose a metà.
Spengo il motore e resto un momento immobile, stringendo il volante come se fosse la mia ancora di salvezza. Da dentro la casa arriva il suono di risate, il profumo di qualcosa che sicuramente è stato preparato con burro e zucchero a non finire. Questa dovrebbe essere la mia idea di casa. Eppure, non lo è più da anni.
Mi decido finalmente a uscire dalla macchina, trascinando la mia borsa nel vialetto innevato. Il freddo punge le guance, ma è una sensazione familiare, quasi confortante. Quando apro la porta, vengo travolta da un'ondata di calore, non solo fisico ma emotivo.
«Clara! Finalmente sei qui!» La voce di mia madre riecheggia nella stanza, carica di calore. Appena entro, mi stringe in un abbraccio avvolgente, quel tipo di abbraccio che solo una madre può dare. Sento il tessuto del suo maglione contro la guancia, il profumo inconfondibile di cannella che le è rimasto addosso mentre cucinava. Mi tiene stretta un attimo di più del necessario, come se volesse proteggermi dal mondo.
«Sei troppo magra! Hai mangiato qualcosa, vero? Non ti preoccupare, ho preparato tutto quello che ti piace.» Si stacca solo per prendermi per mano e trascinarmi verso il salotto, dove mio padre legge il giornale, con un maglione natalizio che ha probabilmente più anni di me.
«Ciao, papà,» sorrido, cercando di sembrare più a mio agio di quanto mi senta. Lui mi saluta con il suo classico cenno del capo e quel sorriso rassicurante che non cambia mai. È confortante, in un certo senso.
Più tardi, mentre sistemo le mie cose nella mia vecchia stanza, mi ritrovo a fissare i poster alle pareti. Sono ancora lì, come se il tempo si fosse fermato. Un'immagine dei miei vent'anni, dei sogni che avevo, e di una versione di me che credevo di conoscere.
L'idea di passare le feste qui, nel paese che ho lasciato, mi mette addosso un senso di irrequietezza. Dieci anni fa, ho fatto una scelta. Ho scelto di andarmene, di costruirmi una vita altrove, lontano da questa routine fatta di neve, tradizioni e... Edoardo.
Edoardo. Anche solo pensare al suo nome mi fa stringere il cuore. Non posso evitarlo. Questo paese è pieno di lui, di ricordi che si insinuano in ogni angolo. La libreria dove passavamo ore a parlare di tutto e di niente. Il ponte che attraversavamo per tornare a casa, mano nella mano. E quel Natale, quello in cui abbiamo smesso di essere "noi".
La sera, decido di uscire. La casa è calda e accogliente, ma è anche soffocante. Ho bisogno di aria, di distrarmi. Mi infilo il cappotto, il berretto e i guanti, e mi incammino verso la piazza centrale. Non posso fare a meno di notare quanto tutto sembri esattamente uguale a come lo ricordavo.
Le luci natalizie illuminano le strade con un bagliore caldo, riflettendosi sulla neve fresca. La piazza è un tripudio di vita: bambini che ridono sul ghiaccio, coppie che si tengono per mano, e bancarelle che vendono biscotti allo zenzero, vin brulé e decorazioni fatte a mano. Il profumo di cannella e pino è ovunque.
Cammino tra la folla, cercando di mimetizzarmi, ma è impossibile non sentirmi osservata. Qui tutti conoscono tutti, e il ritorno di Clara "la cittadina" non passerà inosservato. Mi fermo davanti a una bancarella di libri, attratta più per abitudine che per interesse.
Ed è lì che lo vedo.
Edoardo è a pochi metri da me, accanto a un'altra bancarella. Sta sfogliando un libro, con quell'aria concentrata e rilassata che lo ha sempre caratterizzato. È diverso, eppure uguale. La barba è più folta, i lineamenti più decisi. Ma è nei suoi occhi che vedo davvero il cambiamento. Non sono gli occhi del ragazzo che conoscevo. Sono quelli di un uomo.
Il cuore mi batte all'impazzata, e per un attimo non riesco a muovermi. Non mi ha visto, o forse mi ha vista ma ha scelto di ignorarmi. Non saprei dire cosa sarebbe peggio. Una parte di me vorrebbe andare via, scappare come ho fatto dieci anni fa. Ma i miei piedi sembrano inchiodati al suolo.
Mentre lo guardo, la mia mente corre a quel Natale. All'ultima volta che eravamo insieme. Ricordo ogni parola detta, ogni parola che avrei voluto dire. Era tutto così complicato, eppure così semplice. Io volevo partire, lui voleva restare. Due mondi che si sono scontrati, incapaci di trovare un compromesso.
Mi tocco istintivamente il collo, lì dove una volta c'era un ciondolo a forma di fiocco di neve. Quello che mi aveva regalato quella sera. Quello che, stupida com'ero, avevo rifiutato.
Edoardo si gira improvvisamente, e per un attimo i nostri sguardi si incrociano. La sua bocca si apre appena, come se volesse dire qualcosa, ma la richiude in fretta. Nei suoi occhi si accende un lampo di esitazione, un misto di sorpresa e qualcosa che non riesco a decifrare. Alla fine, si limita a un lieve cenno del capo, cortese, come se fossi un'amica qualunque.
Non riesco a reggere lo sguardo. Mi volto e mi allontano, cercando di riprendere fiato. Il passato è qui, e non posso evitarlo. Ma non so se sono pronta ad affrontarlo.
Ciao a tutti! :) Eccomi di nuovo qui, con una nuova storia (natalizia questa volta). Spero tanto possa piacervi, fatemelo sapere. Un bacio, nyx
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Under The Same Snow
Short StoryIl cuore mi batte all'impazzata, e per un attimo non riesco a muovermi. Non mi ha visto, o forse mi ha vista ma ha scelto di ignorarmi. Non saprei dire cosa sarebbe peggio. Una parte di me vorrebbe andare via, scappare come ho fatto dieci anni fa. M...
