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Seonghwa era un ragazzo che si distingueva facilmente in mezzo alla folla. Con i suoi 1.83 metri di altezza, dominava la scena con una presenza che sapeva essere sia affascinante che intimidatoria. I suoi capelli lunghi, lisci e neri, gli cadevano sulle spalle, incorniciando un volto dai tratti marcati, che raramente lasciava trasparire le sue emozioni.

Seonghwa non era un ragazzo comune, anzi, era tutto tranne che comune. Nato in una famiglia di spicco nella malavita organizzata, la sua vita era stata segnata sin dall'infanzia da un destino oscuro. L'avevano addestrato a essere spietato, intelligente e calcolatore. Nonostante la sua giovane età, aveva già guadagnato il rispetto e il timore dei suoi pari, grazie alla sua capacità di maneggiare affari che pochi avrebbero osato toccare.

In quel momento, Seonghwa era seduto in un bar poco illuminato nel centro della città, con un bicchiere di whisky tra le mani. Gli occhi scuri, penetranti, osservavano attentamente il movimento della strada fuori dalla vetrina sporca. Aspettava qualcuno. Non era il tipo da concedersi il lusso di passare il tempo senza uno scopo. Ogni suo gesto era calcolato, ogni sua azione parte di un disegno più grande, noto solo a lui. Seonghwa si appoggiò allo schienale della sedia, avvertendo il familiare scricchiolio del legno usurato sotto di lui. Il bar era avvolto in un'atmosfera di quiete, rotta solo dal lieve tintinnio del ghiaccio nel suo bicchiere e dal ronzio distante di una vecchia radio che trasmetteva un pezzo jazz. La luce fioca delle lampade appese gettava ombre tremolanti sulle pareti, creando un ambiente che si adattava perfettamente al suo stato d'animo.

Il whisky scivolò sulla sua lingua, caldo e affilato, come il filo di un rasoio. Gli occhi scrutavano ogni dettaglio al di là della vetrina sporca, registrando ogni movimento sospetto, ogni figura che passava frettolosamente. Stava aspettando qualcuno, ma non era nervoso; non lo era mai. L'attesa faceva parte del gioco, e lui era un maestro nel mantenere la calma, anche quando la tensione cresceva.

L'addestramento ricevuto fin da bambino gli aveva insegnato l'arte della pazienza, della freddezza, della precisione. Non c'era spazio per gli errori nella sua vita, e ogni decisione doveva essere ponderata, ogni azione calcolata. Aveva imparato che mostrare emozioni era una debolezza che poteva costare caro, e per questo si era costruito una maschera di impassibilità che raramente si incrinava.

Mentre il bicchiere tornava a posarsi sul bancone, un pensiero si insinuò nella sua mente, scomodo come una spina: la sua famiglia. I Park erano una dinastia nella malavita organizzata, conosciuti per la loro crudeltà e astuzia. Suo padre, il capofamiglia, era un uomo temuto e rispettato, che aveva conquistato il potere con il sangue e la forza. Seonghwa era cresciuto in un mondo dove la violenza era la norma, e le alleanze si stringevano con le mani sporche.

Ma dietro quell'impero di terrore c'era una storia antica, un retaggio che si tramandava di generazione in generazione. I Park non erano sempre stati criminali. Un tempo, erano stati mercanti di successo, uomini d'affari che avevano costruito la loro fortuna con il commercio legale. Tuttavia, l'avidità e il desiderio di potere li avevano condotti lungo un sentiero oscuro, trasformandoli in ciò che erano oggi. La malavita li aveva attirati come un abisso, e una volta dentro, non c'era stato modo di tornare indietro.

Seonghwa conosceva bene questa storia, ma non provava rimorso. Era semplicemente la realtà in cui viveva, e lui sapeva di essere uno degli attori principali. Era cresciuto con il peso delle aspettative della sua famiglia sulle spalle, e aveva sempre saputo che un giorno sarebbe stato il suo turno di guidare l'impero.

Il pensiero di Hongjoong, tuttavia, era un altro fantasma che aleggiava nella sua mente. Le loro famiglie si odiavano da generazioni, ma la vera ragione si era ormai persa nel tempo, coperta da strati di rancore e vendetta. Si diceva che tutto fosse iniziato con un affare andato storto, una collaborazione fallita che aveva portato a un tradimento sanguinoso. Ma ciò che era certo era che da allora le due famiglie si erano fatte guerra senza tregua, cercando di annientarsi a vicenda.

L'odio tra i Park e i Kim era ormai radicato, parte integrante delle loro vite. Seonghwa non conosceva personalmente Hongjoong, ma sapeva abbastanza da capire che non sarebbe stato facile abbatterlo. Era astuto, proprio come lui, e altrettanto pericoloso.

Mentre i minuti passavano, Seonghwa si chiese se quella sera avrebbe finalmente avuto l'opportunità di affrontare il suo nemico. La porta del bar si aprì, e una figura incappucciata entrò, portando con sé una ventata d'aria fredda. Seonghwa sollevò lentamente lo sguardo, pronto per qualsiasi cosa sarebbe accaduta.

La Mafia Al bar : SeongjoongHistórias para pegar e não largar. Descubra agora