Aria che assorbo
sei, vento che guarisce l'epidermide.
Non abuserò della parola
né oscurerò la chiarezza:
qui le stelle parlano.
In questo abbraccio di sole
ti sento e decido
di salutare l'esercizio dell'ermetismo di anni,
le chiusure disperate,
il dettaglio limitante
per te, che mi insegni la materia nell'assenza
la prudenza
nell'attesa.
Con te presenza
Senza corpo,
distanza presente.
Imparo il sorriso dei fiori,
so camminare nel buio senza mani mentre
sussurri che per respirare non occorre
l'occhio intransigente,
per guardare basta la bocca.
Resti.
Vorrei parlarti la lingua dei bambini per mostrarti il cuore
che porta sangue nuovo alla mia guancia.
Raccontarti il piacere del vuoto
che lascia il ricordo delle tue labbra
sulla mia pelle,
dirti della saliva che si mischia sola
senza la tua bocca e
di morsi e affanni,
del tempo che pensa
e di te, che rubi il peso
di una lettera allo scorrere dei secondi.
Tu sei dita,
calore, voglia di esistenza,
barlume.
Sei facile e giusto,
una pace che segue combattimenti di secoli.
Fosse per un giorno soltanto,
per un battito di vita che sospira diversamente
e lascia le impronte
dei miei piedi
sulla sabbia.
