Io e mia mamma siamo partiti da Tripoli, Libia, il 12 luglio. Ricordo che faceva caldo, il sole scottava e noi, senza i soldi per un po' d'acqua, eravamo costretti a girovagare lungo le vie della città, in cerca di qualche rigagnolo per dissetarci e rinfrescarci.
A dire il vero, non era il caldo il vero problema.
Eravamo a Tripoli da 6 giorni. Mia madre spendeva ogni giorno camminando e parlando con persone, trattando e farfugliando cose riguardo a barche e Italia. Ero troppo piccola per capire, ma quella che stava cercando di trovare era una via di fuga per un Paese migliore. Come l'Italia.
Ma non era facile trovare qualcuno: molti avevano paura della polizia libica e di quella italiana, poichè sarebbero stati considerati scafisti. Per non parlare del grande rischio del viaggio, all'incirca una persona su 10 non riesce a superarlo.
Tutte queste cose per me erano sconosciute. Ero una bambina, volevo solo capire come mai fossimo fuggiti di fretta e furia dal nostro villaggio in Etiopia, dove tutti i miei amici forse ancora mi aspettavano per giocare a Kukulu, il vostro "nascondino". Forse mio padre e mio fratello avrebbero voluto che rimanessimo lì, a prenderci cura dei fiori poggiati sopra le loro lapidi. Di mio fratello ricordo ancora le parole che mi disse mentre ero nascosta in un buio capannone nel nostro villaggio: "Qualunque cosa succeda, tu non uscire di qui. Io torno a riprenderti".
Era grande, lui. Aveva già sposato una ragazza del villaggio. Noi non teniamo il conto dei giorni, e per questo non sapevo quanti anni avesse quando è stato ucciso. Ma era già quasi un uomo, con la voce profonda e una mente brillante. Lo amavo come fratello, ma anche come un terzo genitore. Mio padre era assente quasi sempre, non lavorava. Doveva spesso nascondersi, a volte usciva per andare a trovare suoi amici, diceva. Non tornava per intere settimane. Non poteva stare troppo a casa, lì avrebbe messo a rischio tutti. Proprio come è successo quando lo hanno trovato. Non hanno risparmiato nè lui, nè mio fratello. Non lo avrebbero fatto neanche con me e mamma, se solo ci avessero trovate.
Rivedei mia mamma 3 giorni dopo, quando mi venne a riprendere nel nascondiglio dove ero rimasta ferma e zitta per 72 ore. Non avevo mangiato, nè bevuto. Non riuscivo a camminare quando sono uscita, i miei muscoli erano indolenziti e per 2 giorni al posto della pipì usciva il sangue. Ma non c'era tempo per aspettare, dovevamo scappare da quel villaggio che come ci aveva fatti crescere, ci stava cacciando.
Così mia madre mi prese e mi portò fuori dal villaggio, in una radura dove altre persone stavano aspettando di partire. Era l'occasione della vita, quella di poter andarsene e partire in direzione delle grandi città. Ma era anche l'occasione di morire, se solo il destino avesse voluto.
E noi dovevamo sfidarlo, a tutti i costi.
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Non avere paura.
General Fiction10 anni. Un futuro. O forse no. Niente di certo, soltanto tanta acqua. Ma non avere paura. C'è l'Italia, lì, davanti a me. Ci arrivo. Posso anche scendere e andare a nuoto. Ma l'acqua è alta. Mamma, ci sei? Mamma?
