Lexa si guardava intorno, cercando di mascherare la sua preoccupazione. Era pur sempre Heda, non poteva di certo farsi vedere intimorita. Di fronte a lei, Roan era già pronto a sferrare il primo attacco, anche se i suoi occhi tradivano una certa paura e tanti, tantissimi rimpianti. Lexa prese un respiro profondo. Roan kom Azgeda e lei erano cresciuti assieme e nutrivano una profonda stima l'una per l'altro. L'uomo non era come sua madre. Era buono e Lexa lo sapeva. Combattere contro di lui era l'ultima cosa che avrebbe mai voluto, soprattutto in quel momento. Eppure, non aveva scelta. Non se voleva evitare che Nia kom Azgeda prendesse il potere e distruggesse la coalizione. Aveva lavorato troppo a lungo per regalare alla sua gente la pace, non poteva cedere così facilmente. Non in quel momento. C'è una sola regola: qualcuno dovrà morire oggi, così aveva ricordato Titus poco prima. Lexa scosse il capo. Morte, ovunque si girasse c'era sempre e solo morte. Si chiese se, un giorno, avrebbe potuto vedere vita attorno a sé, concedendosi il privilegio di dimenticare l'odore del sangue. Si rispose che, probabilmente, una cosa del genere non sarebbe mai avvenuta, non a lei. Si voltò. Nascosta tra la folla, Clarke la guardava con preoccupazione. In un altro contesto, Lexa sarebbe probabilmente arrossita al pensiero. Al di fuori di Anya, nessuno si era mai davvero preoccupato per lei. Certo, tutti tenevano al benessere e alla salute di Heda, ma la verità è che di Lexa a nessuno era mai interessato qualcosa. A nessuno, eccetto Clarke.
"Heda, attenta!". La voce di Aden la riportò alla realtà. Fece appena in tempo a parare il colpo, per poi ritrovarsi per terra. Roan attaccò di nuovo, ma Lexa riuscì a rotolare su un lato, sfuggendo alla spada del suo avversario.
Si rialzò velocemente in piedi e fece un passo indietro. Roan caricò nuovamente, ma Lexa si scansò, facendolo sbilanciare in avanti. Ne approfittò per colpirlo alla schiena, senza però riuscire a infliggergli ferite gravi. Roan gemette di dolore e si ritrovò per terra, in ginocchio. Era così stanco.
"Alzati in piedi!" urlò Nia. La donna era seduta sugli spalti ed era terrificante. Il volto era un'intricata ragnatela di rughe e cicatrici che la rendevano una creatura diabolica e maligna, per nulla umana. Lexa conosceva quella donna sin dall'infanzia e ne era sempre stata terrorizzata. Crescendo, era stata costretta a mascherare le proprie emozioni, paura compresa, ma non poteva mentire a sé stessa. Temeva Nia. In quella donna tutto urlava malvagità e sete di potere. Ontari, la ragazza seduta accanto a lei, ne era la prova vivente. Solo una persona ossessionata dal potere poteva crescere in segreto una Natblida e spacciarla come futura Heda senza che nemmeno fosse stato indetto un conclave e con Lexa ancora viva.
"Mi dispiace." Roan mormorò, rimettendosi in piedi.
"Anche a me." rispose Lexa, lo sguardo carico di tristezza. Odiava combattere. Lo trovava così insensato. Non aveva mai combattuto per sé, ma solo contro qualcuno per poter essere utile al suo popolo. E cominciava ad essere così stanca di tutto quello.
"Lunga vita alla regina!" urlò Roan, caricando a testa bassa. Lexa parò il colpo, nemmeno lei seppe come. Roan rincarò la dose. Lexa si ritrovò nuovamente per terra, disarmata. Fece per riprendere la sua spada, ma Roan l'allontanò con un calcio. Lexa si voltò. Il suo sguardo incrociò quello spaventato di Clarke. La terrestre deglutì. Non poteva finire così. Non prima che Clarke potesse perdonarla del tutto per quello che era successo a Mount Weather.
"Scusami." le sussurrò Roan, pronto a sferrare il colpo finale. Lexa chiuse gli occhi, per poi riaprirli poco dopo. Alzò la mano, fermando in qualche modo la spada di Roan prima che potesse colpirla. Il sangue nero le colava dal palmo, copioso, ma lei non se ne curò.
"Non è possibile."
"Mi dispiace Roan, ma non ho intenzione di morire." dichiarò Lexa, spingendolo all'indietro. Si rialzò in piedi, correndo alla ricerca della sua spada.
"No!" esclamò Nia. "Muoviti Roan! Non puoi darla vinta a chi ha tradito la sua gente per una sporca Skaikru.". Roan scosse il capo. Si sentiva intontito ed estremante confuso. Non aveva nulla di personale né contro Lexa, né contro Clarke. Eppure, suo malgrado, quel duello era l'unica occasione che aveva per poter ritornare fra la sua gente, per poter essere di nuovo Roan kom Azgeda e non più solo Roan il Reietto.
YOU ARE READING
Spiral
Fanfiction"Morte, ovunque si girasse c'era sempre e solo morte. Si chiese se, un giorno, avrebbe potuto vedere vita attorno a sé, concedendosi il privilegio di dimenticare l'odore del sangue. Si rispose che, probabilmente, una cosa del genere non sarebbe mai...
