Le mani delicate di Valèrie si poggiarono al suo basso ventre, sospirava quasi come se l'ultimo raggio di luce nel suo corpo stesse per abbandonarla, il fiato si fece più pesante e i suoi abiti bianchi si macchiarono all'improvviso di rosso, scuro...
Questo avrebbe voluto scrivere Valèrie quella sera.
Cullata dalle leggere coperte del suo letto a baldacchino, sorseggiava il thè alla vaniglia, di profumo secco, dolce, caldo e fumante. La sua damigella da compagnia le aveva portato in camera pure dei biscottini con una ciliegina rossa nel centro, ogni volta che le sue labbra rosee sfioravano quell'impasto zuccherato ricordava i bei momenti d'infanzia, quei momenti in cui la vita le appariva leggera e senza pensieri, mai avrebbe pensato che un semplice sentimento le avrebbe cambiato la vita, rendendola una specie di ragazza guardinga e austera nei confronti di tutti.
La finestra dai vetri colorati veniva leggermente scossa dalla pioggia esterna, fuori freddo non faceva perché le piogge estive erano afose, tuonanti e pesanti. Il cielo comunque si era tinto di un blu scuro e le nuvole ricolme di pioggia nascondevano le piccole stelle, che di solito riempivano la stanza di una luce quasi impercettibile, di un bianco spento e malinconico. Quel ticchettio fragile e rilassante attirò l'attenzione della Lady, che immediatamente alzò le coperte in lana rigorosamente rosa antico e sistemandosi la camicia da notte in seta si avvicinò ai grandi vetri. Ci poggiò le mani delicatamente e sfiorò le piccole parti in ferro con i polpastrelli, seguendo il disegno di un narciso stampato sopra la vetrocamera della porta finestra. Amava osservare il giardino di Powell House, sempre immenso, ben curato e invidiato da tutti i nobili di Londra, anzi non solo, nel lontano 1844, Miss Amber Lopez, amica dei suoi genitori direttamente dalla spagna, aveva fatto dipingere l'entrata del giardino dell'ala ovest, in modo da poterlo portare a Madrid e appenderlo nel salone principale, così da far ingelosire tutti gli invitati.
Gli unici a non invidiare il loro immenso e favoloso giardino era una famiglia Londinese. Sino dall'antichità, la famiglia Carter e i Bailey non erano andati d'accordo, si erano giurati odio i lontanissimi bis bis bis nonni, nel 1400 e da lì le due stirpi si erano sempre odiate, gareggiando su quale fosse la casa migliore, il matrimonio più bello, il cavallo più veloce e perfino il figlio più bello. Contro la voglia dei Bailey rimasero sempre al secondo posto, in quasi tutto, l'unica cosa che avevano accudito con le unghie era stato il bambino dai capelli biondi e gli occhi azzurri come il mare, aveva frequentato le migliori scuole e ora l'unica cosa che i genitori avrebbero voluto era il sbandierarlo in faccia ai nemici. Valèrie aveva preferito concentrarsi sulla musica e l'arte, Harry invece, il fratello maggiore aveva sempre amato la legge, così decise di intraprendere la strada d'avvocato in Italia, abbandonando la famiglia all'età di 14 anni per partire, ma ora scorreva il 1858 e per Harry era arrivata l'ora di tornare, laureato e pronto per trovare una moglie dolce e fedele.
Valèrie tornò a concentrarsi sul giardino, scorgendo dei capelli biondi dietro a uno dei cespugli di rose, si strofinò gli occhi e vedendo un ragazzo correre aprì la porta con la cremonese, uscendo e poggiandosi alle scale, il vento le spostò i capelli e il vestito le svolazzò, scoprendole le caviglie. Cercò di capire chi fosse il biondo in mezzo alle piante ma invano si girò e tornò all'interno.
"Sarà della servitù" Pensò sistemandosi i capelli castani, lasciandoli sciolti sulle spalle. Si sedette difronte alla toeletta bianca, accese una candela ormai un po' consumata e la lasciò appoggiata accanto allo specchio che rifletteva gli occhi preoccupati della dolce giovane donna difronte a se. Le sue dita iniziarono a sciogliere i nodi tra i capelli mossi, in modo da renderli perfetti e soffici, pronta per dormire tutta la notte senza interruzioni, almeno, questo pensava. Girò la testa di scatto quando sentì battere insistentemente sul vetro, spaventata e insicura prese la candela calda e colante in mano, ovviamente con il candeliere e spostò la tenda di scatto, scorgendo allora il luminoso sorriso di Ector, l'uomo della sua vita così lo definiva. Dai capelli biondi e non troppo lunghi, due occhi azzurri come il mare e un cognome insolito, Bailey.
Spazio autrice:
Salve a tutti, Sono Cristina ho 15 anni e siccome questo periodo mi sta letteralmente annoiando e uccidendo, ho deciso di scrivere un po' di fantasie che il mio cervello butta fuori.
Spero che questo capitolo 1 sia di vostro gradimento, io mi sono divertita a scriverlo, grazie della stellina.