DU578DP. Lo ripeto come un mantra nella mia testa, all'infinito, l'avrò ripetuto migliaia di volte, non devo dimenticare, potrebbe essere importante, anche se non so di preciso cosa sia successo, la targa di quella macchina rimane fissa nella mia mente, è il mio ultimo ricordo prima di essermi sentita spaventosamente leggera e di aver sentito le urla di mio fratello, poi solo il buio.
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Incomincio a sentirmi strana, poco fa mi sentivo come una statua di ghiaccio ora invece le mie palpebre tremano, percepisco una stoffa con le dita delle mani, che sta succedendo? Il mio respiro diventa irregolare come se avessi corso, sento delle voci intorno a me, sento un uomo che dice qualcosa su i battiti cardiaci...
«Dalila! Dalila, tesoro, mi senti?»
Mamma?... MAMMA! La sua voce la riconoscerei tra mille, mio Dio, non la sentivo da così tanto, voglio vederla, devo vederla.
Mi costa uno sforzo sovrumano ma apro leggermente gli occhi... Grosso errore, la luce mi acceca, faccio una smorfia ma ci riprovo, apro di nuovo gli occhi, questa volta lentamente per abituarmi alla luce.
C'è un uomo sopra di me, avrà sessant'anni o più, mi scruta attentamente mentre parla di qualcosa che a malapena capisco, mi sorride, il che mi rassicura. Vorrei chiamare mia madre e farle un milione di domande ma non riesco a parlare, ci provo lo stesso e apro la bocca ma tutto ciò che esce è un terribile rantolo, allora cerco di guardare con la coda dell'occhio verso sinistra e destra, quando finalmente la vedo, mi guarda con le lacrime agli occhi, una mano appoggiata delicatamente alla bocca che trema esprime la sua preoccupazione, i capelli castani chiari sono leggermente arruffati e il viso è segnato da alcune rughe di stanchezza.
Un infermiere le chiede gentilmente di uscire dicendo che devono visitarmi bene prima di parlare con qualcun'altro, lei annuisce tenendo sempre gli occhi su di me.
Mi fanno esami di tutti i tipi, mi hanno rivoltata come un calzino e finalmente ho abbastanza energia da poter parlare, anche se piano, avevo tante domande quando non riuscivo a parlare ma adesso che ne ho la possibilità non so davvero cosa dire.
Il dottore finisce di scrivere qualcosa sulla sua cartella quando alza lo sguardo verso di me, mi sorride, si alza e si avvicina al letto.
«Ciao, io sono il dottor Reyes, sto per farti alcune semplici domande per verificare che tu non abbia perso la memoria, se hai capito ciò che ho appena detto annuisci»
Annuisco in silenzio, cosa intendeva con "perso la memoria"? Non ho il tempo di chiedere che mi pone la prima domanda.
«come ti chiami?»
«Dalila»
« il tuo nome completo per favore»
«mi chiamo Dalila Leone»
« quanti anni hai?»
«17»
« quando sei nata?»
«8 aprile 2003»
«sai che giorno è oggi?»
«...» ci penso, l'ultima data che riesco a ricordare è il 29 settembre.
«Dalila, sai dove ti trovi in questo momento?»
Mi guardo intorno, in un ospedale ovviamente.
«bhe, credo di essere in ospedale» dico con aria ovvia.
«si, ma, sai perché ti trovi qui? Ricordi qualcosa?»
Sto per rispondere di no ma poi mi viene in mente...
«DU578DP »
Il dottore mi guarda con aria interrogativa, probabilmente non capisce a cosa io mi riferisca.
«la targa dell'auto era DU578DP»
«aspetta, quale auto?»
«tutto ciò che ricordo è che ero in macchina con mio padre e mio fratello, stavamo attraversando il ponte quando quella macchina ci è venuta quasi addosso, era una macchina grande e nera, l'ultima cosa che ho visto è stata la targa prima che mio padre perdesse il controllo dell'auto.»
Il dottore guarda l'infermiera accanto a lui, le sussurra qualcosa nell'orecchio e l'infermiera esce dalla stanza velocemente.
Il dottore si gira verso di me, una mano sul fianco e l'altra sulla fronte, mi guarda qualche secondo e poi mi dice:«forse tu sai qualcosa che potrebbe esserci utile.»
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/Duthill/
FantasyDUTH Secondo il vangelo apocrifo di Bartolomeo, uno degli angeli contrari a Satana. Uno degli angeli che "corrono attraverso gli spazi celesti, volano per le regioni del cielo, della terra e sottoterra" Da qui deriva il nome della mia città, Duthill...
