Come l'Acqua

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Il rumore dell'acqua e il battito del mio cuore erano gli unici suoni che riuscivo a sentire.
Una bracciata e un'altra, con forza.
Non bisognava opporsi all'acqua.
La cosa essenziale era trovare un equilibrio con essa.

Mi tuffai di nuovo, immergendomi in quel blu ormai familiare, e come ogni volta che nuotavo con lui, rimanevo sopraffatto dalle mie emozioni.
Felicità, soddisfazione e... Ammirazione?
Non solo.

Quella volta mi ero limitato a quella parola ma in realtà, per lui provavo qualcosa di più profondo.
Era stata la paura di rovinare tutto il nostro legame, che mi aveva impedito di dirgli quelle parole, quella notte, nello stesso letto.
Mi tremava il cuore solo a pensarci.

Riemersi, prendendo una grossa quantità di ossigeno girando la testa nella sua direzione.
I nostri occhi si incrociarono subito.
Haru era lì, e pareva che il tempo si fosse arrestato.
Lo osservai ancora un paio di secondi e il mio cuore immancabilmente perse un battito.
Era stupendo.
Poteva essere la persona più difficile del mondo caratterialmente, a volte mi veniva una voglia tremenda di spaccargli la testa... Però... Era inevitabile.
Aveva qualcosa che mi attraeva in modo inspiegabile.

"Contento, adesso?"
Esclamò per primo, sorprendendomi con la sua solita aria da "Ora che ti ho accontentato, me ne vado."
Sorrisi, scuotendo la testa e alcune ciocche rosse si appiccicarono alla mia fronte.
Non lo capirò mai.

"Si, molto. Non mi aspettavo che saresti venuto sul serio ad allenarti con me!" Dissi con sincerità.

"Non mi stavo allenando. Sono venuto solo per-"

"Nuotare." Conclusi prendendolo in giro, per vedere una delle sue espressioni che più mi facevano impazzire. Assottigliò gli occhi e increspò in modo quasi impercettibile le labbra.
Era adorabile.

Rimasi un attimo incantato a guardarle.
Quanto avrei voluto sapere il loro sapore.
Facendo forza sulle braccia uscii dalla piscina, prima che i miei pensieri potessero degenerare in atti più osceni, sempre con le sue labbra a fare da protagonista.
Il contatto con l'aria mi fece rabbrividire.
Afferrai con fretta l'asciugamano, strofinandolo poi per tutto il corpo.
Mi accorsi solo un secondo dopo che Haru era ancora dentro la piscina.

"Dobbiamo andare. Tra poco chiude." Sussurrai con un filo di voce, perché vederlo nuotare "libero" era davvero uno spettacolo unico.
Non so quanto tempo passò, ma all'improvviso vidii il corpo di Haru arrestarsi, facendomi scattare in allarme. Non si muoveva.
Il corpo era completamente disteso sull'acqua e la faccia completamente immersa.
Ed io non ero in grado di pensare a nulla se non tuffarmi con il cuore in gola, fino a raggiungerlo.

"HARU!" Gridai dalla paura prima di afferrarlo ed essere respinto dal suo corpo e dal suo sguardo infastidito.
Non ci credevo.

"Che c'è??... Ehi... Rin, perché piangi... ?"
Mi coprii il viso con una mano.
Dio mio! Avevo frainteso tutto! Ecco, era in quei momenti che lo avrei ammazzato di botte!!

"Ma che cazzo!" Esclamai tirando un pugno all'acqua infuriato, digrignando i denti verso la sua direzione, tanto da fargli sbarrare gli occhi sorpreso.
Ci avrei potuto scommettere che non aveva capito nulla di quello che era successo!

"Mi hai fatto prendere un infarto!! Idiota!" Ad ogni parola, un singhiozzo.
"..."
"Ti conviene proprio stare zitto questa volta!!" Anche dicendo questo il mio corpo si mosse da solo abbracciandolo.
"Ma...?" Bisbigliò contro il mio collo.
"Cosa non capisci della parola ZITTO?" Lo attirai ancor di più contro il mio corpo.
Migliaia di brividi mi assalirono tutti in una volta.
Sentii il suo respiro caldo sul mio collo, il suo odore, stranamente buono dopo due ore di allenamento.

"Haru..."
"Mmm?" Rispose faticosamente bloccato tra le mie braccia.
"Mi piaci." Dissi tirando su col naso.
Molto probabilmente fu la dichiarazione più penosa del mondo, ma avevo accumulato troppo tutto insieme.
"Anche tu mi piaci..." Lo aveva detto davvero... O lo stavo sognando?
"Haru. Non prendermi per il culo!" Mi staccai dall'abbraccio per guardarlo negli occhi infuriato.
Di tutta risposta mi guardò con la coda dell'occhio.
Sembrava quasi deluso perché avevo smesso di abbracciarlo, ma mi diedi subito dello stupido per averlo pensato.
"Non ti prendo in giro." Rimasi per un momento perplesso. Arrivando in un secondo alla conclusione.
"Io... Non intendo che mi piaci come amico." Avrei voluto immergermi ancora una volta nell'acqua. Ero sicuro di essere diventato rosso come un pomodoro, sentivo un caldo tremendo alle guance.

"È quello che intendo anche io." Deglutii. Perché doveva essere così dannatamente difficile fargli capire. Haru era talmente ingenuo.
"No! Non hai capito un bel niente... Quello che.. cercò di dirti..." Portai una mano imbarazzato verso la nuca.
No, questo non potevo dirlo.
Non potevo dirgli che avevo voglia di baciarlo. È di fare anche ben altro con lui.
"Rin."
"Lascia perdere, Haru! Non dovevo tirare fuori questo..." Sentimento.
Mi girai indietro, nuotando per uscire dalla piscina. Sentii Haru fare lo stesso.
Mi asciugai lentamente facendo gli stessi gesti di prima. Peccato che l'asciugamano era ormai zuppo.
E solo in quell'attimo che sentii dei passi velocissimi nella mia direzione.
Non riuscii nemmeno a voltarmi, che le sue mani mi afferrarono il viso e sentii le sue labbra premere sulle mie.
Erano morbide e ancora bagnate.
Fu solo un bacio a stampo ma
nessuno di noi chiuse gli occhi.
Era come se volessimo davvero avere la dimostrazione che tutto questo stava accadendo sul serio.
Era buono... Il suo sapore.
Eccitante. E il mio cuore era del tutto fuori controllo.
Haru si staccò fin troppo presto per i miei gusti, guardandomi serio.
"Era questo quello che intendevo. Tu invece?" Ci mancava poco che mi strozzassi con la mia stessa saliva.
"E-cco. Questo..." Farfugliai, indicando le labbra, non avrei mai pensato che fosse lui a baciarmi.
Avevo proprio sbagliato a dargli dell'ingenuo, solo perché sembrava sempre con la testa tra le nuvole, dovevo ammetterlo lo avevo giudicato male.
"Bene. Allora, smettila di piangere. Andiamo."
Terminò lanciandomi un'occhiata che avrei definito... Dolce.
Afferrò la mia mano nella sua, a cui io mi arresi, lasciandomi trasportare da lui nello spogliatoio tramando di assalirlo appena chiusa la porta.
Haru era come l'acqua, non bisognava opporsi ad essa. Bisognava solo trovare un equilibrio e capirsi a vicenda, è tutto poteva funzionare al meglio.

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