trentasettesimo capitolo

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E dopo il bagliore del fulmine, il buio della notte profonda, la quiete non quieta del troppo: troppo vedere, troppo soffrire, troppo sapere. Non quiete del sonno, ma della breve morte: quando il dolore è eccessivo, bisogna morire un po' per andare avanti.

Un formicolio alla mano sinistra mi fece brontolare. Provai a rigirarmi su me stessa, ma qualcosa mi bloccava.
Il suono ovattato del sonno profondo si trasformò in scricchiolii intorno alle mie orecchie rimaste chiuse troppo a lungo.
Qualcosa di soffice sotto alla mia schiena mi costrinse a inclinarla leggermente, ma non riuscii ad aprire né bocca né occhi per qualche altro secondo. 
‘Cassie? Mi senti?’ una voce colpì il mio udito facendo aumentare il battito, cosa che causò l’aumento dei bip che mi incuriosirono.
Alzai una mano, perché non riuscivo a parlare e dovevo dimostrare che avevo sentito la voce.
‘oh, tesoro.’
‘le lasci qualche secondo per riprendere il controllo del suo corpo.’
Strizzai gli occhi così forte che quando provai ad aprirli finalmente ci riuscii, ma dovetti richiuderli più volte perché la luce era troppo forte.
Qualcuno si buttò accanto al mio corpo e scoppiò a piangere a dirotto.
Riuscii finalmente ad aprire gli occhi e a capire cosa stesse succedendo.
Il mio corpo era avvolto da una veste bianca e le mie braccia ricoperte da una serie di tubicini che trasportavano liquidi da sopra di me.
La prima persona che riuscii a vedere fu mia madre a destra del mio corpo, esattamente accanto al letto.
Alzai lo sguardo non riuscendo a capire dove mi trovassi e perché ero lì e trovai un uomo con un camice bianco che scriveva fiumi di parole su un blocco bianco ripiegato.
‘mamma?’ gracchiai e cominciai a tossire.
‘no, tesoro, non sforzarti.’ Mi accarezzò una guancia.
‘Cassie, ha ragione tua madre, non devi sforzarti in nessun modo.’ L’uomo parlò.
‘ma..’ parlai ancora presa dalle mille domande che mi frullavano in testa.
‘ti spiegherà tutto tua madre.’ Disse prima di uscire dalla stanza con un cenno della testa.
‘che è successo?’ parlai con le lacrime agli occhi.
‘hai dormito per circa due giorni’ si bloccò ‘dopo aver preso le pillole.’
Improvvisamente mi tornò tutto in mente e il cuore si bloccò nel petto dolorante.
Rimasi a bocca aperta mentre gli occhi mi si riempivano di ricordi e lacrime.
‘Ti ha salvato quel ragazzo, senza di lui ora..’ scosse la testa abbassandola.
‘quale ragazzo?’
‘non ho avuto modo di parlarci, dopo averti accompagnata qui ha chiesto di chiamarmi e se ne è andato.’
‘mamma, chi è quel ragazzo?’ alzai la voce, ma i bip aumentarono.
‘non devi agitarti.’ Tentò di calmarmi, ma non potevo calmarmi.
‘chi era?’ scandii bene le parole.
‘ha detto di chiamarsi Ashton.’ Si schiarì la voce ‘l’amico di Luke.’
Il respiro uscì forzato ed ebbi un dolore al petto così forte che rimasi in silenzio per qualche secondo sotto allo sguardo vigile di mia madre.
‘sai che tuo cugino si occupa di questo ospedale, quindi non passerai problemi per la droga.’ Fece spallucce ‘ma devi dirmi chi ti ha dato quelle pillole.’
Come potevo dirle che era stato Phill che si era raccomandato di prenderne solo una in caso di necessità?
‘pensavo che fossero antidepressivi.’ Mentii.
‘i miei?’
‘già, io..’
‘non puoi andare avanti così.’ Rispose.
‘me lo dicono in tanti.’ Sbuffai una risata che portò solo tanta tristezza nella stanza.
‘in meno di due mesi ho visto andare all’ospedale mio figlio e mia figlia.’
‘mi dispiace.’ Dissi. La mia intenzione non era farla stare male.
Lei si alzò dalla sedia e si diresse verso la porta.
‘devi riposarti, da domani inizieranno le visite.’ Sorrise debolmente.
‘mamma’ la chiamai ‘dov’è Luke?’
non lo so’ rispose lei prima di andarsene.

Un crampo al piede mi svegliò del tutto e realizzai di trovarmi nel quinto giorno di visite.
Mi erano venuti a trovare i miei amici capitanati da Harry che quando mi aveva vista mi aveva stritolata così forte da farmi ritrovare il sorriso.
Successivamente alcune persone di scuola erano entrate in silenzio e mi avevano lasciato dei fiori per poi andarsene a testa bassa.
Mi chiesi perché avevano deciso di comportarsi così, ma poi realizzai che non lo avrei mai capito adesso, ma che un paio di mesi prima non me le sarei neanche fatte domande di questo tipo, perché sarebbe stato giusto così.
Durante le ore libere, in cui le visite non erano permesse, mi dedicavo al cervello.
Mi ero resa conto che negli ultimi tempi ero cambiata così tanto. La verità era solo che non stavo cadendo in nessuna fossa, ma me la stavo scavando da sola mentre scendevo.
Capii che certe cose non avrei potuto affrontarle da sola, certe situazioni erano troppo soffocanti per me e non le avrei accettate più dopo questo incidente.
Pregai ogni giorno di rivedere il viso di mio fratello o di avere anche solo una sua notizia ed ero sicura che mamma stava aspettando lo stesso anche se non me lo voleva far notare.
Madison arrivò il terzo giorno, forse dopo una serie di ragionamenti, entrò nella stanzetta bianca, posò il mazzo di fiori, mi sorrise e poi uscì.
Questo significò molto per me, perché notai i suoi occhi colmi di lacrime e sensi di colpa ed apprezzai il coraggio per essere venuta da me a scusarsi anche solo con lo sguardo che parlò più di mille parole inutili.
L’ennesima infermiera entrò in stanza assicurandosi che fosse tutto apposto e ancora una volta annuii alle stesse domande inutili che mi riproponevano ogni giorno.
Quando uscì dalla stanza, presi un giornalino e cominciai a guardare le pagine colorate e decorate con mille vestiti e accessori.
Girai la terza pagina quando uno scricchiolio proveniente dalla finestra catturò la mia attenzione. Stetti in silenzio a guardare, quando la finestra si spalancò improvvisamente e un ragazzo saltò dentro alla stanza con un’agilità spaventosa.
Saltai sul letto dallo spavento e rimasi a guardare mentre il ragazzo si toglieva il cappuccio.
‘hey’ Il ragazzo si girò dalla mia parte scoprendo il viso che riconobbi subito.
‘Luke, ma che diavolo fai’ mi rizzai sul letto imprecando ad alta voce.
‘shh’ si avvicinò velocemente mettendosi un dito davanti alla bocca.
Alzai il sopracciglio.
‘dovevo vederti.’ Disse tirando giù la persiana della finestrella sulla porta che dava al corridoio.
‘Perché non hai aspettato l’orario delle visite?’
‘sono qui per vedere te, non tutto il mondo.’ Incrociò le braccia.
‘Luke, che fine avevi fatto?’ abbassai la voce.
‘sono stato un po’ qui e un po’ lì.’ Fece spallucce.
‘non puoi sparire così.’
‘sono tornato appena ho saputo che hai provato a suicidarti comunque.’
Scossi la testa colpita dalla spontaneità tagliente delle sue parole.
‘che c’è? Non è così?’ mi guardò divertito.
‘non è per niente divertente.’ Risposi secca.
‘lo sarà fino a quando non mi farai capire il tuo problema.’
Aprii la bocca per rispondere, ma lui mi batté sul tempo.
‘uh, giusto.’ Annuì ‘non puoi.’
‘se non torni a casa io non dico proprio nulla.’
‘non lo faresti comunque.’ Sorrise mettendo in evidenza il piercing sul labbro con cui giocava da un po’.
Non lo avevo visto per un po’ di giorni, eppure sembrava così tanto cresciuto che facevo fatica a credere che fossi la sorella più grande. I suoi tratti dolci erano stati coperti da un leggero strato di barba chiara e i capelli erano più ribelli del solito, un po’ come il suo sguardo.
‘non hai neanche intenzione di dirmi dove sei stato quindi.’
‘non qui ovviamente.’
‘dove sono gli altri?’
‘gli altri chi?’ rise di gusto.
‘calum..michael..’
‘Ashton?’ incrociò le braccia.
‘non farlo, Luke.’
‘cosa non dovrei fare?’
‘non portare ogni discorso a lui.’ Lo guardai negli occhi.
‘sai, c’ho pensato e sono arrivato a una conclusione.’ Cambiò argomento.
Lo guardai confusa.
‘non mi hai mai detto niente della tua vita privata, ma considerando il fatto che tu ti sia fatta uno dei membri del mio ex gruppo..’ fece spallucce ‘beh ecco, questo rende ancora più difficile confidarsi immagino.’
‘non me lo sono fatta.’
‘un passo in più verso la verità.’ Improvvisò un’espressione sorpresa e applaudì.
‘lo stai facendo ancora.’ Distolsi lo sguardo.
‘non pensare che mi stia approfittando di te solo perché non puoi muoverti da questo lettino perché sei praticamente un vegetale.’ Mi guardò dalla testa ai piedi.
‘Luke!’ alzai la voce.
‘scusa’ sorrise.
‘ormai non c’è più niente da dire in ogni caso.’
‘cioè?’
Ripensai alla serata in cui avevo praticamente rischiato di morire più di una volta.
‘cioè non penso che Ashton sarà ancora un problema.’ Risposi secca.
‘se ti dicessi che non la penso così?’ mi guardò incuriosito.
‘devi smetterla di sparire così, sai? Quando torni sei ancora più inquietante del solito.’ Sbuffai.
‘mi hai chiesto dove sono stato, giusto?’
Annuii.
‘ho girato un po’ il paese.’ Storse la bocca.
‘a che scopo?’ Alzai il sopracciglio stupendomi di quanto potesse essere misterioso.
‘volevo saperne di più di questa storia.’
‘conclusioni?’
‘so abbastanza da mettere in ordine i pezzi del puzzle, ma ho bisogno del tuo aiuto.’
Mi bloccai.
‘da quando ti interessa così tanto la mia vita privata?’
‘da quando mi sento un protagonista che non conosce la verità’ si grattò la nuca ‘e da quando vai all’ospedale perché è chiaro che non sai gestire la situazione da sola.
‘mi sono solo sfuggite le cose di mano.’
‘più volte, Cassie.’ Mi guardò negli occhi.
‘dopo aver passato una settimana da fuggitivo cosa sei riuscito a comporre in questo puzzle?’ lo guardai divertita.
‘Da quando il tuo secondo nome è Amanda?’
‘oh’ mi stropicciai gli occhi abbandonandomi al fatto che prima o poi avrebbe scoperto tutto.
‘Jeremy, che viene con te da Phill, corrisponde più o meno alla descrizione di Ashton.’ Uno sguardo profondo mi colpì in pieno.
Non dissi nulla.
‘quindi andate a drogarvi insieme apparentemente.’
Scossi la testa.
‘ho detto apparentemente infatti.’ Annuì ‘fumare insieme è una scusa per passare del tempo insieme.’
Deglutii non sapendo più come mentire.
‘ho pensato allora: è questo il motivo per cui mia sorella si sta sgretolando?’
‘ma..’ Lui alzò la mano prima che potessi contestare.
‘così ho approfondito la situazione con Helena, che a questo punto sembrava essere un grandissimo punto interrogativo.’ Fece spallucce.
‘cos’hai scoperto?’
‘niente che tu non sappia già.’ Ghignò.
‘Cioè?’ lo guardai incuriosita.
‘cioè’ si schiarì la voce ‘è uscito fuori un secondo punto interrogativo. Charlie.’
Sgranai gli occhi.
‘già, come immaginavo, tu sai già chi è.’
‘beh, è a scuola nostra.. no?’ cercai di salvarmi in qualche modo.
‘a quanto pare questa Charlie, nonché migliore amica di Helena, ha un blog anonimo in cui parla male di chiunque.’ Sospirò ‘ma guarda caso l’unica persone che non è stata chiacchierata è stata Cassie Hemmings.’
Lo guardai con gli occhi di chi sapeva già tutto, ma lui continuò.
‘aveva altro in serbo per te, doveva vendicarsi in qualche altro modo.’ Fece spallucce ‘più pesante.’
‘sì, Luke.’ Lo guardai negli occhi.
‘hai paura di essere giudicata dai tuoi amici anche per le persone che ami.’
‘non dire cazzate.’
Fece spallucce convinto della sua teoria.
‘come hai fatto a scoprire la cosa del blog segreto?’
‘ho girato un po’ Perth e le vicinanze.’
‘Luke, che hai fatto?’ lo guardai critica.
‘niente di che, ho solo affittato una casa mezza diroccata, ho praticamente rubato un programma, hackerato il server del blog di Charlie e ho scoperto da dove proveniva l’IP, sono andato all’indirizzo indicato e ho scoperto chi era questa Charlie.’
Sgranai gli occhi.
‘è per questo che scappo, ho creato qualche problema con questo programma e mi stanno cercando per pagarlo.’
‘Luke.’ Gridai e lui mi mise una mano davanti alla bocca.
'ho già i soldi, devo solo farglieli avere senza farmi vedere.' 
Rimasi a bocca aperta.
‘non devi dire di avermi visto. Tornerò quando saprò di essere al sicuro.’ Sorrise.
‘perché ti sei messo in questi casini?’
‘volevo solo aiutarti.’ Scosse la testa guardandomi negli occhi.
‘Signorina Hemmings, va tutto bene?’ la voce di un’infermiera risuonò nel corridoio fuori dalla mia porta.
Luke saltò sul posto e si alzò dalla sediolina lanciandomi un’ultima occhiata prima di arrampicarsi e di lanciarsi giù dalla finestra.
Rimasi stupita ancora una volta per tutti i cambiamenti di mio fratello, ma non ebbi tempo per pensarci, perché l’infermiera entrò in stanza guardandosi intorno e scoprendo che ero da sola.

Angolo di Claire
GOD BLESS LUKE HEMMINGS.
mi dispiace per il trauma e per la dormita di Cassie, cosa abbastanza seria (ora vorrei scoprire cosa cazzo c'era dentro a quelle pillole).
Ho preferito non perdere troppo tempo per spiegare con esattezza quello che è successo a Cassie (cioè le reazioni alle pillole e quello che effettivamente le è preso), perché non sono un medico e non voglio focalizzarmi su quello, ma più che altro sullo stato mentale di questa ragazza.
Andando avanti stiamo approfondendo tutto quello che la circonda e nei prossimi capitoli capirete qualcosa in più anche sul suo passato.
Mi dispiace se non ho potuto aggiornare ieri anche se la mia intenzione era proprio quella, ma non ero nelle condizioni di farlo, visto che ho festeggiato Capodanno fino alle 7 di mattina e alle 8 ho messo piede dentro casa e sono crollata fino alle 6 di pomeriggio.
Vi dico solo che mi fa ancora male la testa. Le feste dei oned e di Cassie non hanno niente a che vedere con quello che ho fatto io.
Ma a parte questo ne approfitto per fare gli auguri a tutti per Natale e Capodanno! 
Grazie soprattutto per i likes e i commenti che avete lasciato nell'ultimo capitolo. Vi siete superati!
Continuate sempre così, i vostri apprezzamenti mi rendono migliore la giornata, ve lo assicuro.
Grazie mille.

Claire♥

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