Bloody Lips [h.s.]

Por laborlimes

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Bliss Connor ha diciannove anni, una vita ordinaria e la testa sulle spalle. È dopo lo strano incidente che s... Más

Prologo
Primo Capitolo
Secondo Capitolo
Terzo Capitolo
Quarto Capitolo
Quinto Capitolo
Sesto Capitolo
Settimo Capitolo
Nono Capitolo
Decimo Capitolo
Undicesimo Capitolo
Dodicesimo Capitolo
Tredicesimo Capitolo
Quattordicesimo Capitolo
Quindicesimo Capitolo
Sedicesimo Capitolo
Diciassettesimo Capitolo
Diciottesimo Capitolo
Diciannovesimo Capitolo
Ventesimo Capitolo
Ventunesimo Capitolo
Ventiduesimo Capitolo
Ventitreesimo Capitolo
Ventiquattresimo Capitolo
Venticinquesimo Capitolo
Ventiseiesimo Capitolo
Disgrazia Disgraziosa
Ventisettesimo Capitolo
28esimo Capitolo
29esimo Capitolo
Trailer
30esimo Capitolo
31esimo Capitolo
32esimo Capitolo
Ringraziamenti
Sequel

Ottavo Capitolo

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Por laborlimes

"..Ti stai affezionando a lei, Louis"

Un lungo sospiro.

"Stai dando troppo peso a qualcosa che non c'è, Harry."

Sento un un colpo molto forte.

"Perché non lo ammetti a te stesso? Così ti sarà più facile rovinare tutto!"

"Cazzo fai piano, sta dormendo!"

Una risata per nulla sincera.

"E ti ostini a ribattere che non ti importi di lei?"

Qualche minuto di silenzio; mi sforzo di tenere gli occhi chiusi, girandomi verso la direzione da cui li sento parlare.

"Harry.. La storia non si ripeterà."

Storia?

"Lo hai detto anche l'ultima volta, Louis."

Non so di cosa stiamo parlando ed è frustrante: ho fatto qualcosa di sbagliato?

"Smettila! Devi piantarla di tirare fuori il passato ogni fottutissima volta Harry. Sbagliare è umano cazzo"

Silenzio.

"Ti dimentichi ogni volta che tu non rientri nella categoria"

Mi sento quasi in colpa ad origliare, ma è inevitabile dato che sono nella stanza accanto.

"Dove sei stato stanotte?"

Harry sbuffa annoiato, lo immagino accigliarsi verso Louis.

".. Vuoi cambiare argomento Louis? Benissimo, parliamo del fatto che metà Setta sa dove abitiamo, che ne ho uccisi due al parco qua vicino e che probabilmente entro stanotte dovremo fuggire di nuovo."

Trattengo un gemito involontario a quelle parole. Ha detto setta o ho sentito male?

Cerco di non pensare poi a tutto ciò che comporterebbe la sua ultima frase.

"Tu... Cosa? Cazzo. Cazzo!"

Questa volta distinguo chiaramente il rumore di un vetro che si infrange in mille pezzi contro qualcosa.

"Per quanto dureremo Louis, quanto? Quante ore mancano a quando finalmente li affronteremo? Siamo più forti e.."

"Harry, smettila. Ne abbiamo già parlato, la comunità non vorrebbe mai sfidarli.. E solo io e te, per quanto tu sia assetato del loro putrido sangue, non bastiamo."

Sospiro lentamente, massaggiandomi le tempie con le dita: volevo più risposte? Eccomele servite, di prima mattina, senza aver bevuto nemmeno un caffè e tutte in una dannata volta.

Quando torno ad aprire gli occhi, trovo Louis sulla soglia della sala che mi fissa pensieroso.

Ha le mani incrociate contro al petto e la schiena abbandonata al muro; i suoi capelli sono scompigliati e mi trattengo dall'andare a sistemarglieli.

Fingo di essermi appena svegliata, mettendomi a sedere sul divano e provando a sorridergli.

"Da quanto sei sveglia Bliss?"

Cazzo, sono una pessima attrice.

Il sorriso mi muore sulle labbra e abbasso lo sguardo sulle mie mani, torturandomi il labbro inferiore con i denti.

Lui sbuffa, scuotendo il capo e sedendosi sul divano di fronte a me; si passa entrambe le mani sul viso.

Sembra distrutto e vorrei abbracciarlo.

"Beh sei ancora qui, quindi non penso tu abbia sentito granché"

Prova a scherzarci su, ma nei suoi occhi non c'è traccia di divertimento.

"Louis.. Io, Io non so molto bene come dovrei comportarmi al momento, ma di certo non ho pensato di andarmene."

"E questo è molto stupido"

Harry si intromette come suo solito, apparendo all'interno della stanza e sedendosi a gambe incrociate sul tavolino di fronte al divano.

Si è cambiato d'abiti e, come Louis, indossa una di quelle tute sgualcite da casa. Deglutisco, notando solo ora come entrambi sembrino comunque due modelli in vacanza.

Louis lo fissa a lungo, poi torna a guardarmi, annuendo piano.

"Bliss, qua non stiamo più scherzando, e Harry ha ragione. Devi andartene via da qui, prima che.."

Si blocca, trattenendo una smorfia.

"Prima che sia troppo tardi, è questo che cerca di dirti"

Harry alza le sopracciglia, stringendosi nelle spalle sotto gli occhi gelidi del moro.

"Louis bisogna parlarle chiaro, è bionda."

Mi alzo in piedi di scatto, sorprendendo entrambi; vorrei calmarmi e affrontare l'argomento più importante, ma il riccio mi sta osservando, divertito dalle mie reazioni alla sua provocazione, e giuro che vorrei buttarlo a terra dal nervoso.

"Quando la smetterai di farmi sentire un'annullità? Non credi possa già sentirmi di troppo in questo momento?"

Gli occhi verdi di Harry hanno un luccichio strano.

Si alza in piedi, sovrastandomi con la sua altezza e per nulla intimorito dal mio sfogo.

"Sei un peso infatti. Quando ti decidi ad andartene? Prima che ti svegliassi stavamo parlando proprio di come liberarci di te."

Lo fisso per pochi secondi, completamente senza parole; qualcosa all'altezza del petto mi suggerisce di piangere, ma non voglio dare soddisfazioni allo stronzo che ho davanti.

"Bliss"

Ignoro la voce di Louis, mentre le mie gambe si muovono automaticamente verso la porta d'ingresso.

"Bliss! Aspetta!"

Il mondo attorno a me è appannato e a rallentatore e mi sento soffocare; inizio a correre, scappando da tutta quella pressante situazione senza nemmeno chiudermi la porta alle spalle.

Raggiungo casa mia senza mai voltarmi; agisco senza pensare, prendendo le chiavi d'ingresso da sotto il tappetino ed aprendo la mia porta.

Nessuno mi ferma e in fondo so che tutto quello che ha detto Harry è vero.












La prima cosa che faccio è piangere, senza freni o limiti. Non provo nemmeno a contenermi, sapendo che quelle lacrime sono per tante cose; tra cui l'implicito addio tra me e Louis.

Stacco la schiena dalla porta d'ingresso e mi porto una mano al viso, asciugandomi le guance.

Tirando su con il naso, salgo le scale per il piano superiore, diretta alla mia stanza.

Forse tutto quello che è successo nelle ultime ventiquattr'ore mi serviva.

Forse ora ho la spinta necessaria per andarmene definitivamente da qui, da tutto questo dolore e solitudine. Potrei cambiare proprio continente, andare alla ricerca degli ultimi parenti che mi sono rimasti in vita, forse stabilirmi da mio zio a New York.

Ricominciare da zero insomma.

Inizio a svuotare l'armadio, raccogliendo qualche indumento di ricambio, tutti i miei risparmi e documenti, il caricatore del telefono.

Raggiungo poi il bagno, prendendo anche lì i miei pochi cosmetici e uno spazzolino.

Mi pettino poi i capelli in uno chignon veloce e, senza ulteriori ripensamenti, scendo al piano inferiore con il borsone in spalla.

Il mio sguardo cade involontariamente a dove ho rinvenuto il corpo di mia madre ed emetto un lungo sospiro, consapevole del fatto che mai capirò come sia morta.

Forse devo accettarlo semplicemente, senza andare a ficcare il naso in cose che non posso capire; forse c'entrano proprio i vampiri e la 'setta' che hanno menzionato prima Louis e Harry.

Mi abbandono sul divano, nascondendo il viso tra le mani.

Non riesco ad andarmene così: mia madre non c'è più, l'unico che poteva aiutarmi a capire qualcosa è morto, e chi probabilmente c'entra con la questione mi considera un peso.

Non voglio perdere il controllo di me stessa in questo modo, devo trovare la forza di rialzarmi, a partire da questo divano.

Un urlo lontano e sovrumano squarcia all'improvviso il silenzio che mi circonda, facendomi rizzare in piedi e portare una mano al cuore.

Era un urlo con un timbro maschile ma troppo alto e roco per essere di un uomo.

Mi stringo il borsone più vicino, affrettandomi ad uscire dall'edificio.

Chiudo a chiave la serratura e mi infilo il mazzo tintinnante in tasca, iniziando a camminare verso la stazione degli autobus in centro.

È sera, il rossore del tramonto sta pian piano lasciando spazio al blu della notte, e un piacevole venticello mi sfiora il viso.

Mantengo comunque alta la mia concentrazione, quell'urlo agghiacciante mi ha davvero spaventata; accelero il passo.

Pochissima gente ormai cammina lungo il marciapiede, diretta probabilmente verso la propria dimora; mi stringo maggiormente nella mia felpa nera.

Noto in lontananza la figura di un ragazzo dirigersi verso di me a passo sostenuto, e subito abbasso lo sguardo.

Mi fermo sotto un lampione acceso, aspettando che mi superi così che possa riprendere la mia fuga ma, una volta che il giovane raggiunge il lampione, si ferma.

Sgrano gli occhi di fronte al suo aspetto: quasi di una bellezza imbarazzante.

Occhi grandi e color nocciola, folti capelli neri risolti in un ciuffo all'insù, pelle olivastra e un fisico scolpito.

Indossa un maglione porpora e dei pantaloni neri.

Se fossi in un film a cartoni avrei le goccioline di bava alla bocca; com'è che proprio quando me ne sto andando spunta fuori dal nulla il vicinato migliore?

Lui mi sorride gentilmente e quasi cerco un sostegno a cui aggrapparmi; ricambio timidamente, portandomi una ciocca di capelli dietro l'orecchio.

"Ehi, posso chiederti una informazione?"

Il suo accento è molto marcato.

Annuisco.

"Certo, scusami se ti stavo quasi evitando"

Il suo sorriso si allarga, mostrando dei denti bianchissimi; le sue labbra sono di un rosso intenso.

"Non sono di queste parti e sto cercando Peanut's Street, la conosci?"

Mi acciglio, annuendo piano; è dove abito io.

"Oh, perfetto! Fino ad ora nessuno sapeva dove fosse e ho dovuto fare un bagno di sangue: mi sarebbe spiaciuto fare lo stesso con te, sembri molto carina e gentile"

La sua voce è così calma e allegra che quasi vacillo alle parole 'bagno di sangue': spero sia solo un suo strano modo dire.

Si sfrega le mani ripetutamente, portandosi poi due dita alla bocca ed emettendo un forte fischio; subito sbuca da dietro ogni parete o albero una figura nera, che si raggruppa a comando a semicerchio attorno a noi.

Il ragazzo, sempre sorridente, mi fa un cenno col capo.

"Sono dei miei amici, ti spiace farci da guida?"

Io sgrano gli occhi, irrigidendomi.

"È che devo andare a prendere un autobus e.."

Al mio tentennare il moro scuote il capo ripetutamente, ridendo.

"Forse non sono stato abbastanza convincente, colpa mia!"

Si porta una mano dietro al collo e un brivido mi attraversa la schiena appena noto i suoi canini di dimensioni spropositate.

Deglutisco, mentre i suoi occhi si fanno di un rosso acceso.

"Ah ed ero serio prima quando ho detto bagno di sangue"

Ride ancora e, anche se la sua voce è più bassa e roca, a tratti raggiunge toni molto alti; capisco immediatamente di chi fosse l'urlo di prima.

"Ragazzi, prendetela e mettetela a suo agio, ci condurrà lei dai traditori."

Da chi li devo portare?

Non riesco nemmeno a provare a ribellarmi o a protestare che due ragazzi, col viso nascosto dall'oscurità della sera, mi afferrano entrambe le braccia con forza e mi scortano davanti al gruppo.

Mi guardo intorno e, col cuore in gola, cerco di concentrarmi sulla strada per non svenire da un momento all'altro.

Una volta che sono decisa ad andarmene da qui non solo non ci riesco, ma c'è anche un intero gruppo di vampiri a fermarmi.

Mentre inizio a malincuore a tornare verso la mia casa, realizzo che potrebbe essere il gruppo da cui Harry e Louis volevano disperatamente fuggire.

Percepisco l'ironia della situazione: ho in mano le loro vite.

Cerco con lo sguardo il ragazzo che mi ha rivolto per primo la parola; è a pochi passi da me, che mi fissa impassibile.

È tanto bello quanto inquietante.

Nota che lo sto fissando e si avvicina sorridente, prendendo il posto di uno dei ragazzi che mi tratteneva; le sue mani sono leggermente più calde e la stretta è più ferrea.

Da come si comporta deve essere il capo del gruppo o una cosa del genere.

"Perchè mi fissi, bambolina?"

Cerco di non far trapelare la mia agitazione. Non voglio scoprire se questo ragazzo può davvero fare un bagno di sangue.

"Non era mia intenzione"

Lui ride sfacciatamente.

"Sei un'umana molto strana: di solito quelle come te non vogliono proprio stare al loro posto."

Annuisco, come se stesse narrando un fatto risaputo da tutti.

Decido di portare avanti la recita; tutto pur di capire se i miei due vicini, anche se mi hanno cacciata, sono in pericolo o meno.

"So riconoscere un vampiro potente quando lo vedo"

Mi merito un premio Oscar per la recitazione; lui sorride, soddisfatto dalla mia risposta.

Deve avere un orgoglio superiore alla media.

"Sei sveglia per essere un misero essere umano. In circostanze differenti saresti stata un'ottima compagnia per questa notte"

Trattengo una smorfia di disgusto, provando a mostrarmi lusingata.

Non mancano più di cinque minuti di camminata per raggiungere casa mia.

"Che circostanze?"

L'altro ragazzo che mi sta stringendo il braccio si volta all'instante; mi irrigidisco, pregando di non aver osato troppo.

Il moro però non sembra accorgersene e si avvicina al mio orecchio.

"Stiamo cercando due vampiri molto stupidi, bambolina. Ma chiedi ancora qualcosa e ti prosciugherò fino a che non ti ridurrai ad un bel palloncino sgonfio."

Cerco di controllare il mio battito cardiaco, mentre l'adrenalina sale: come posso evitare che tutto questo corteo di vampiri raggiunga Louis e Harry?

Inizio ad osservare con circospezione il quartiere: tutte le villette hanno le luci spente e sembra non ci sia più nessun essere umano tra i paraggi.

All'improvviso ho un'idea: potrei chiamare Harry sul telefono.

Ho il cellulare nella tasca dei jeans, e solo le mie braccia sono bloccate.

Mantenendo lo sguardo dritto davanti a me, allungo le dita verso il telefonino.

Controllando con la coda dell'occhio i due che mi imprigionano, ignari di tutto, faccio uscire a fatica il dispositivo dalla tasca e trattengo il fiato mentre mi accorgo di averlo finalmente tra le mani.

Ora devo solo trovare un diversivo per riuscire a comporre la chiamata.

Siamo quasi arrivati al mio quartiere e i vampiri attorno a me iniziano ad agitarsi: solo il moro alla mia destra sembra restare calmo e impassibile.

Ho il cuore a mille e la mia mente va all'immagine di mia madre quando decido di fermare la mia camminata ad un incrocio, fingendo di riflettere su che strada prendere.

Il moro stringe la presa sul mio braccio facendomi gemere dal dolore: per un attimo rischio di far cadere il cellulare.

"Bambolina, non farmi pentire di averti risparmiata, muoviti a camminare"

Io ridacchio, fingendomi imbarazzata.

"Si ho sempre un dubbio a questo incrocio, aspetta.."

Approfitto della loro distrazione per poter controllare lo schermo del telefono: visualizzo le chiamate recenti e inoltro la chiamata al contatto di Harry.

Ora tutto questo ha senso se mi risponde, e prego disperatamente che lo faccia.

Mi ricompongo, fingendomi pensierosa.

"Si! Ora ricordo, è sempre dritto e.."

"Cosa hai fatto con il telefono?"

Tutti i vampiri del gruppo si sono distanziati da me, eccetto il moro.

"Zayn, ha detto che è qua avanti, uccidila e proseguiamo da soli."

Il moro, Zayn, si volta verso un vampiro molto robusto dietro di lui.

"Jason, da quando ti permetti di darmi suggerimenti? Ti devo davvero ricordare chi è il più forte?"

Mi manca il fiato e ho le mani tremanti mentre seguo Zayn con gli occhi spalancati.

Jason abbassa il capo, ritornando al suo posto con gli altri vampiri; il moro mi si avvicina.

"Chi hai provato a contattare, eh? La polizia?"

Mi deride davanti a tutti; io resto immobile e in silenzio.

Zayn mi sorride in modo disgustoso.

"Ora non parli più eh?"

Si volta verso i suoi compagni.

"Proseguite pure dove ha detto la ragazza, io vi raggiungo tra pochi minuti. Jason, prendi il comando"

Il ragazzo corpulento annuisce servizievole, prendendo posto davanti agli altri e iniziando a camminare velocemente verso la casa di Harry e Louis.

Li osservo allontanarsi, completamente spaventata all'idea che possano essere uccisi a causa mia.

Zayn mi fissa intensamente, leccandosi il labbro inferiore con la lingua e facendomi volare senza alcuna difficoltà contro un albero.

Mi schianto contro il tronco e inizio a sentire un forte dolore alla schiena; chiudo gli occhi lacrimanti, sapendo di avere Zayn di fronte.

"Oh, sei ancora viva. Meglio, adoro le cene calde"

In un battito di ciglia mi è addosso, e per un attimo ho il ricordo di Harry che mi attacca allo stesso modo.

Cerco in tutti i modi di opporre resistenza, avendo la spiacevole sensazione del mio sangue che abbandona il mio corpo.

Sono a conoscenza che la mia vita finirà a breve, e quasi rido all'idea che è per mezzo di qualcosa che non pensavo esistesse.

Non ho più la forza per rimanere cosciente e mi lascio cadere al suolo, quando non sento più il corpo ben definito di Zayn su di me.

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