1.Non è la sbronza che uccide

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Una sera come tante altre, la luna è alta nel cielo, il rumore di un bar che mi riempie le orecchie e il mio solito whiskey doppio che mi annebbia la vista. Quella serata era una come tante altre, forse l'ho già detto, ma da li a poco avrei capito che non sarebbe continuata così a lungo.

Ero nel mio bar preferito, solo perché era il più lontano da casa, ci andavo spesso non per qualche motivo in particolare, ma certi notti la mia auto mi portava da sola fino al suo uscio. Ad essere sincero non so nemmeno dirvi quante volte ci sia andato,  però posso garantirvi che lo frequentavo troppo spesso.
Sfortunatamente la mia vita non era come avrei voluto che fosse; da ragazzino pensavo che la mia ascesa sarebbe stata inarrestabile, come un Troiano, che brandendo la sua arma e vestendo la sua aurea ed immacolata armatura, travolgeva senza esitazioni la schiera di nemici che gli si palesavano innanzi. Invece ho amaramente scoperto, come se avessi mangiato un campo intero di rucola, che purtroppo non era quello il mio destino.
Di dirompente avevo solo la mia accidia e la voglia di procrastinare il più possibile tutto quello che avrei dovuto fare. Lavoro, amici, amore, tutto passava in secondo piano rispetto allo scorrere lento ed inesorabile del tempo. Quel fiume di istanti che vedevo scorrermi davanti agli occhi, rendendomi miope alle gioie della vita ed hai momenti da cogliere.
Con questo freddo e le mascherine l'essere miope veramente non aiuta, perché, sfortunatamente, non si vede proprio nulla indipendentemente dal proprio stato emotivo, ma per essere proprio sicuri di non intravedere nessuna faccia sorridente, che ti possa ricordare quanto tu stia perdendo solo a causa tua, il whiskey è un ottima soluzione.

Bene ora che mi conoscete un po' magari possiamo entrare nel vivo della storia e riiniziare da dove avevamo interrotto.

Quella sera era in compagnia di una mia vecchia conoscenza, si chiamava Jack Daniel. Con lui non passavo molte serate, ma era lì nei miei momenti più tristi; non so come ma riusciva sempre ad addolcirli e renderli meno pensanti. Jack era originario del Tennessee, era un tipo molto spigoloso e squadrato, aveva bene in mente ciò che voleva e quando si metteva in testa una cosa era difficile fargli cambiare idea. Nonostante tutto, però, era sempre pronto a dispensare consigli, anche se alle volte non erano richiesti, cercando di salvare le situazioni, che secondo lui, avevano necessariamente bisogno della sua inimitabile presenza.
Ci conoscemmo durante una festa in un pub, io stavo festeggiando l'inizio di un nuovo anno accademico, lui la fine dei sui esami, e come si suol dire "Non c'è cosa più divina che una sbronza la mattina", o forse non era cosi?, comunque non importa.
Sta di fatto che l'alcool, il nostro amico in comune, ci ha fatto incontrare e da quel momento ogni occasione era buona per brindare e passare una serata assieme, anche se non ce n'era realmente ragione.
L'alcool era così importante per noi, che a lui dedicammo il nome del nostro gruppo: Amici Leggendari Carini Oltre Ogni Limite, più sinteticamente A.L.C.O.O.L.
Inizialmente gli unici membri eravamo io e Jack, ma in poco tempo il gruppo si allargò, popolandosi di individui particolari per non dire unici nel loro genere, e presto vi racconterò anche di tutti loro.

Tornando a Noi,
Io e Jack stavamo bevendo e parlando del più e del meno fino a quando non mi disse una cosa che non mi sarei mai aspettato uscisse dalla sua bocca. Subito non ci feci caso, sfortunatamente ero troppo impegnato a sguazzare nei miei pensieri per capire quello che stesse succedendo. Parlava, parlava e parlava, per me in quel momento tutte le sue parole erano un continuo ronzio alla quale mi limitavo ad annuire, fino a che disse la parola che risuono nel mio animo come l'egida di Zeus fa nei cieli di Asgard, 'fidanzata'. Sobbalzai dalla sedia e prima di cercare di mascherare il mio stupore, capì che lui aveva già intuito che la notizia, per lui spettacolare, per me era una fucilata al cuore.
In quel momento non sapendo cosa poter dire, ma dovendomi salvare in qualche modo in calcio d'angolo, feci finta che il whiskey mi fosse andato di traverso, scuse disperate per situazioni inaspettate. A quanto pare nemmeno lui riesce a non farmi soffrire. Tossendo, in modo forse troppo teatrale, gli ho chiesto di raccontarmi chi fosse la fortunata. Lui, per mia fortuna, mi assecondò e senza ulteriori indugi, o senza chiedermi se stessi bene, mi iniziò a parlare di lei.
In quel momento capii che la situazione era peggiore di quanto avessi mai potuto immaginare.
Si chiamava Rosa Pepper, era una neo laureta in psicologia per questo Jack le aveva affibbiato il soprannome di Dott Pepper; una ragazza a suo dire frizzante e dolcissima come se il suo sangue fosse una bevanda zuccherata, ma il peggio arrivò quando mi raccontò che lei era completamente astemia. Quella notizia mi fece raggelare tutto quello che in un uomo possa sentire freddo, e fidatevi del fatto che non pensavo di poter rabbrividire in certe parti del mio corpo, ed instillò dentro di me un dubbio che come una cricca si espandeva velocemente nella mia mente impendendomi di pensare ad altro: "E se Jack fosse diventato come lei?". Al solo pensiero mi sentii rivoltato completamente, peggio anche rispetto alla "Mitica Festa in Piscina". Noi, due che diventavano uno dopo un brindisi, noi che come il Rum con la Pera andavamo sempre per pub assieme, noi che siamo i fondatori dell'ALCOOL e gli ideatori di sbronze leggendarie.
In quel momento tutto iniziava a sfumarvi davanti agli occhi e prima di potermene accorgere la mia vista si appannò e diventò lattiginosa, questa volta non era colpa delle mie insicurezze o della condensa sugli occhiali, senza accorgermene ormai i miei occhi erano stracolmi di lacrime pronte a sgorgare e allagare tutto il pub; ma non potevo piangere, non mentre lui mi stava raccontando uno degli eventi più belli della sua vita. Avrei scoperto solo molto più tardi di non essere un bravo attore, oppure che lui mi sapeva leggere, ormai, come se fossi un libro aperto. Sta di fatto che in quel momento dovevo inventarmi qualcosa e la forza dell'abitudine quella volta mi salvò. In fondo era il mio migliore amico che mi salva in tutte le occasioni. Proposi un brindisi per festeggiare e bevemmo alla loro felicità.

Quella serata iniziò male ma sicuramente finì peggio, anzi probabilmente nel peggiore dei modi.

A.L.C.O.O.L Legati Da Un BicchiereHistorias para obsesionarse. Descúbrelo ahora