Era rinchiuso ancora in quell'ospedale, aspettava solo il momento in cui sarebbe stato libero.
Giorni, mesi e anni passarono e finalmente la libertà si apri davanti ai suoi occhi, aveva vissuto quello che ora stavano vivendo altre cento persone, se non di più.
Forse dare una mano sarebbe stato utile, e, in quel modo che due anime doloranti si incontrarono, compleatandosi.

Il ragazzo dagli occhi a mandorla finalmente era libero da quell'inferno, aveva passato anni chiuso in una stanza totalmente bianca, con solo un letto e un pianoforte, anch'esso del medesimo colore.
Lui soffriva di una malattia che non ricordava neanche il nome e preferiva non ricordarlo.
Quell'ospedale psichiatrico a volte era un inferno e lui era porpio uscito da lì e sapeva la sensazione di quel dolore, di non vedere niente e nessuno a parte di oggetti unicolore.

Tutto questo passava nella mente del ragazzo.
Ormai libero da quel maledetto posto, ma si sentiva come se lui non fosse cambiato, ma alla fine bastava fare una chiamata a una persona per cambiare tutto, e così fece.

Il ragazzo prende in mano il cellulare, oggetto che gli era stato vietato.
Scorre nella rubrica sperando che tutto sia come prima e così era.
Preme il pulsante della chiamata a fianco il nome di colui che lo avrebbe cambiato.

-Pronto? - si sente dall'altra parte del telefono.

-Ciao Hoseok... Sono io. -

-ODDIO DOVE SEI?! TI VENGO SUBITO A PRENDERE?!- dice quasi urlando e facendo spaventare il ragazzo appena uscito dall'inferno.

-Ti aspetto davanti la nostra caffetteria preferita, ok? -

-VA BENISSIMO HYUNG! ARRIVO! -
Hoseok spegne subito la chiamata, era troppo euforico di rivedere il suo hyung, erano ormai passati tre anni, i più lunghi della sua vita.

Intanto l'altro ragazzo era in camminato verso la caffetteria più tranquilla di tutta la città, una delle sue preferite, se non la prima.
Entra salutando con il capo e si siede sul solito stavolo, il più vicino alla finestra e al pianoforte, il primo su cui abbia messo un dito.
Passa la mano sul tavolo quasi come se avessi perso il tatto e riacquistato da poco, quasi come ve volesse provare a riconoscere il nuovo materiale ma allo stesso tempo familiare.

Si siede su uno dei divanetti ai lati del tavolo, una sensazione di calore gli percorre tutto il corpo.
Intanto il suo sguardo cade sul pianoforte a coda, uno dei più belli che lui abbia mai visto, era sempre lì, alla stessa posizione, sempre con un po' di polvere che però nel tempo si era accumulata.
Proabilmente perché lui era l'unico a suonarlo, il capo della caffetteria diede solo a lui il permesso di suonarlo, quasi come sei fosse una cosa preziosa, peccato che ora, quell'uomo non era lì con lui.

Una mano si posa sulla spalla del ragazzo seduto, egli rimane quasi immobilizzato.
Si gira verso la mano e  vide il volto della persona, delle lacrime iniziarono a scendere da entrambi i visi.
Il ragazzo seduto si alza e stringe nelle sue braccia il suo caro amico, Hoseok, quasi sprofondando nel suo petto.

Il ragazzo dai capelli rossi stringe il ragazzo più basso di lui di qualche centimetro.

-Yoongi hyung, ti sei fatto più alto? -

-Yah, Hobie sono sempre lo stesso, non premdiremi in giro! -
Dice il maggiore dandogli una piccola spinta.
I due ragazzi si siedono al tavolo pronti a raccontarsi tutti gli avvenimenti di quei due anni passati distanti da loro.

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