One shot: la bambina che riparava i giocattoli

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C'era una volta, una bambina che desiderava ardentemente avere un giocattolo tutto per sé.
Del resto, quale bambino non desidera ciò?
Ma, si sa, nella vita, molto dipende dalla fortuna.

Cos'è la fortuna?
Qualcosa che capita? O uno stato d'animo?
Che fosse l'una o l'altro, la bambina non era stata molto fortunata o, perlomeno, non si era mai sentita tale.

Che fosse a causa del fato o di chissà quale altro motivo, ella non riusciva ad avere un giocattolo che fosse tutto per lei.

La bambina, così, ben presto capì che l'unico modo per essere felice era giocare con i giocattoli abbandonati dagli altri bambini.

Li riconosceva subito: li trovava per strada, da soli, erano apparentemente ineccepibili e, a prima vista, potevano sembrare addirittura nuovi, ma non appena iniziava a giocarci, loro rivelavano le loro pecche.
Ciò, tuttavia, alla bambina non importava.

Lei li prendeva con sé, li apprezzava per quello che erano e se ne prendeva cura.
Giocare con loro la faceva stare in un modo in cui lei non si era mai sentita prima. La faceva sentire fortunata, come tutti gli altri.
E quando si rendeva conto che erano rotti o non perfettamente funzionanti, lei li accarezzava, li coccolava e provava in tutti i modi, con tutte le sue forze e con tutto il suo affetto ad aggiustarli.

Ma quando, grazie alle cure, alle attenzioni e al lavoro della bambina, loro diventavano perfetti, ecco che tornava il bambino che ne era stato il proprietario. E, vedendo il giocattolo perfetto, lo strappava con prepotenza dalle mani della bambina e lo rivoleva subito con sé.

Ogni volta che ciò accadeva, la bambina piangeva e pensava tra sé: “Ah, se solo non avessi salvato quel giocattolo... forse a quest'ora sarebbe stato mio, avrei potuto tenerlo con me, o sarebbe ancora lì, per la strada, abbandonato”.

Nonostante la storia si ripetesse tutte le volte uguale a se stessa, e ormai la bambina ne fosse pienamente consapevole, ogni volta che un altro giocattolo incrociava la sua strada, lei non smetteva di prendersi cura di esso, pur sapendo, che dopo tutto l'amore e l'impegno profusi nel suo salvataggio, esso sarebbe tornato al suo legittimo proprietario.

Perché lo faceva? Vi starete chiedendo...
Anche la bambina se lo chiedeva spesso, finché un giorno realizzò che lei curava i giocattoli per il loro bene e per come, prendersi cura di loro, la facesse sentire utile, ma mai, in fondo, per un suo egoistico bisogno di possederli.

Avrebbe voluto, piuttosto, con tutta se stessa, che loro avessero avuto la capacità di scegliere. Che fossero stati in grado di provare qualcosa per lei, come lei aveva fatto per loro, fosse stata anche solo semplice ma profonda riconoscenza.

Lei li aveva accettati per quello che erano e aveva visto in loro del potenziale, quando gli altri non erano stati in grado di farlo.

La bambina avrebbe voluto, così, che per il legame creatosi tra loro, i giocattoli avessero scelto di restare con lei.

Ma aveva imparato che questo non era possibile.

E così, ogni volta, ad ognuno, prima di restituirlo, diceva: “non preoccuparti per me, io saprò cavarmela, me la cavo sempre. L'importante è che adesso tu stia bene e ti senta amato”.

E tu, salveresti qualcosa che sai già di dover perdere?

La bambina che riparava i giocattoliStories to obsess over. Discover now