al piccolo yoongi piaceva il mare, i canti delle balene, e park jimin.

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a te queste parole.

ti svegli e, al tuo richiamo io rispondo: sono qui! cuore mio... perché mi vuoi far piangere?

a te queste parole, dal mio acre tormento.

ti svegli e di nuovo io, al tuo richiamo, rispondo: eccomi! sono qui! cuore mio... perché mi vuoi far piangere?

Il sole mi pizzicava gli occhi, e il nonno mi tirava per un polso

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Il sole mi pizzicava gli occhi, e il nonno mi tirava per un polso. Faceva male, ma non mi lamentavo. Si preoccupava per me, la folla mi avrebbe inghiottito se avesse potuto. Andava bene. Il walkman verde acqua regalatomi dai miei genitori proteggeva il mio udito dal frastuono, ero cullato all'interno d'una bolla. Tutto ciò che facevo era venir trascinato mentre osservavo le scapole alte e forti di mio nonno davanti a me, aveva un po' di sashimi in un sacchetto, stretto nella mano destra, e nella sinistra assieme alla mia, dei colori a olio. Il nonno era un'artista, il nostro faro rispecchiava proprio la sua anima profumata. La gente continuava a spingere ma io ero insensibilmente al sicuro, dietro le sue spalle; il sole non faceva neanche più male. Poi però qualcuno mi venne a sbattere contro, e come ultima cosa vidi la sua mano fuggire via da me. Il mio primo vero spavento, il mio primo vero terribile smarrimento. Il walkman verde acqua non sembrava più cullare il mio udito, perché adesso il chiasso lo avevo dentro. Non mi era possibile neanche alzare lo sguardo. Poi tu mi togliesti le cuffie dalle orecchie, e la tua voce germogliò in me per la prima vera volta.
D'allóra, sono passati 12 anni.

"Ti sei fatto male?"

Mi chiedesti piano, piano. Così piano che la mia pelle pallida bruciava sotto al sole, sebbene fossi coperto dalla tua piccola ombra. Eri un ragazzino fatto di sabbia, le assomigliavi in tutto e per tutto, ma non te lo dissi. Mi intimidivi. Così sigillai le labbra, per moltissimo tempo, limitandomi a guardarti dal basso della mia caduta.

Non sembravi indispettito, non sembravi sereno. Però, qualcosa nella mia espressione anomala, ti convinse ad aprir di nuovo bocca e rivolgermi parola.
Mi dicesti che era la seconda volta, che cadevi, e che portavi qualcuno giù con te, mentre correvi per il mercato di Izumo. Mi dicesti che ti eri fatto male, talmente male, che avevi pianto. Ci credevo, perché mentre me ne parlavi, ti brillavano negli occhi quelle stesse lacrime. Fu l'unica volta in cui ti vidi piangere. Mi dicesti che è colpa della salsedine, ti faceva bruciare gli occhi, ed io ti sorrisi per la prima volta.

Non mi dicesti mai il tuo nome, ma non sembrava importante in quel momento, non quando, curioso, indossasti le cuffie che poco prima mi avevi sfilato. Fu istantaneo: vidi i tuoi occhi ingigantirsi dalla meraviglia e brillare come l'oceano nelle sere più calde d'estate. Eri aperto alla vita. I tuoi capelli biondi svolazzarono assieme alle tue guance rosse ed emozionate mentre continuavi a fissare il vuoto dietro di me, perché era lì, che in lontananza, si trovava il mare. Il mio cuore non poteva essere più pieno, non poteva sopportare di più, stavo soffrendo e stavo tremando. Avevo solo 9 anni. E tu? Tu avresti avuto la stessa età per il resto della vita. Poi una voce chiamò il mio nome. Due volte, forte. Yoongi, Yoongi. Tu ti sistemasti velocemente quella tua maglietta del colore del fiore dell'abbandono, e scappasti via di nuovo. Tutto ciò che mi rimase furono le mie cuffie in mano ed il mio sedere per terra, a chiedermi delle mie stesse guance ardenti. Un infradito, lontana, lontana da me.

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