Atemu e Mana erano fuggiti dalla monotonia della vita di palazzo a cavallo di un aspirapolvere volante modello scopa elettrica (da dove Mana avesse tirato fuori tale aggeggio, Atemu non lo sa, ma dopo averla vista una volta evocare per sbaglio, durante una lezione di magia, il povero Aknadin – che in quel momento si trovava dall'altro lato del Regno in missione, tra l'altro – mentre era intento a fare i propri personali bisogni, Atemu aveva smesso, seduta stante, di farsi domande).
(In effetti Atemu aveva smesso di farsi tante domande dopo tutto quello che aveva visto Mana evocare per sbaglio, da bestie preistoriche a meraviglie dell'ingegneria del futuro, a direttamente per portali per altri mondi. Dopo l'ennesimo accidentale viaggio per luoghi sconosciuti e non segnati su nessuna mappa mai disegnata dall'uomo – in cui aveva rischiato di morire così tante volte e in così tanti modi diversi da aver smesso di tenere il conto – che aveva deciso di semplicemente di andare con il flusso e non crearsi troppe pippe mentali, che era meglio per tutti).
Decisi a passare un po' di tempo insieme senza che qualcosa potesse intromettersi tra di loro (ad esempio un profana-tombe psicotico che aveva deciso che il giovane Faraone doveva morire per un peccato che non aveva commesso ma ereditato come si ereditano i debiti o un qualche Sacerdote riuscisse ad acchiapparli durante uno dei rari momenti di calma e pace e riuscisse ad incastrarli a dover fare un qualche dovere regale che non poteva proprio essere rimandato a un altro momenti), senza dire niente a nessuno se ne erano fuggiti ' di soppiatto ' sotto lo sguardo strabiliato dei servi di palazzo, e pure suddetto tombarolo venuto a tentare l'ennesimo assassinio, i due erano fuggiti piuttosto rocambolescamente per aria a cavallo dell'aspirapolvere gridando come dannati (e i servi non erano sicuri che fossero grida di gioia o di terrore) e rischiando un paio di volte di schiantarsi a terra o il muro di una casa prima di prendere quota.
Dopo che si erano calmati e non ansimavano più come se avessero corso da Maratona ad Atene in una singola volata, si erano allontanati dalla città e diretti verso il cielo senza una meta precisa.
In questo preciso momento sorvolavano il mare in cui sfociava il sacro Nilo, avevano da poco superato l'isola di Creta, e Mana aveva appena avvistato una deliziosa isoletta dispersa in mezzo al mare.
"Ehi Atemu, guarda lì!" gridò Mana a pieni polmoni indicando l'isola circolare con una strana montagna che presentava un enorme cratere di un vivo rosso fuoco sulla cima di essa.
In pochi secondi erano sopra il cratere, l'aspirapolvere era molto veloce, e il giovane 'principe' (come a lei piaceva chiamarlo) fu bruscamente risvegliato dalle sue fantasticherie che comprendevano una Mana nuda, un letto comodo e tanta panna... oh panna delle sue delizie.
"Eh! Cosa!?" gridò lui sorpreso e saltando dallo spavento sul manico dell'aspirapolvere. Mana infervorita si girò verso di lui e muovendo le braccia freneticamente indicò l'isola con il suo magico bastone nodoso che non abbandonava mai "Lì! Lì!"
Atemu incuriosito si sporse di lato nel mentre Mana riprendeva il controllo del loro mezzo di trasporto ma per una serie di sfortunati eventi, o per il semplice fatto che Mana nella sua foga non aveva più guardato dove stessero andando, la faccia della Stella del Mattino si scontrò contro un piccione di passaggio, che fino a un momento prima stava volando pacifico su per il cielo senza pensieri prima che uno stupido umano gli si mettesse in mezzo alla sua strada (era un piccione, lui. Per diritto di evoluzione lui aveva diritto di precedenza su per i cieli che uno stupido bipede senza ali e piume come lo stupido), facendogli mangiare alcune piume di volatile e facendogli volare via dalla testa la corona che lo proclamava Faraone di Khemet.
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Flirt With Disaster
FanfictionRicordate, quando Mana utilizza la magia, si rischia la catastrofe. Atemu conferma (così il resto del mondo).
