never grow up

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Martedì, 27 ottobre 2020

Da un paio di giorni ormai la mia vita non è più come era prima.
In realtà tante cose sono cambiate nel corso del tempo, però per me cambiare città per studiare è stato davvero un cambio drastico. Mi rendo conto che è un percorso che seguono molte persone e probabilmente non c'è nulla di straordinario, però continua a sembrarmi surreale per qualche motivo. Se penso alla me di qualche anno fa so con certezza che non riuscivo a figurarmi in veste di studentessa universitaria. C'era questa parte di me che fremeva di paura perché - nonostante desiderassi la fine del liceo come non so che cosa - non concepivo affatto l'idea di poter affrontare la vita fuori dalla porta di casa mia.
E invece eccomi qua, alla scrivania della mia nuova stanza alle 10 di sera a scrivere di quello che mi è successo e di quello che mi aspetta. Per i più disattenti lo ripeto: il mio nome è Clotilde. Era il nome di mia nonna materna, che non ho mai conosciuto. Prima di venire a mancare predicava che nessuno avrebbe mai dovuto chiamare una figlia come lei, perché il suo nome era una calamita per la sfortuna. Mia madre se n'è palesemente fregata. Tanto la sfortuna arriva a me, no? Che importa? In ogni caso, mi faccio chiamare Clo.

Premetto che vengo da una realtà particolare. Fino a due giorni fa abitavo in un paesino di 5.000 abitanti, nel sud Italia. Cinque minuti di macchina e potevo vedere il mare. Abitavo in un condominio di famiglie con reddito basso come la mia, lo stesso reddito che mi ha dato la possibilità di avere una stanza praticamente gratuita adesso. Vivevo con mia sorella di 27 anni, mia madre e il mio micio che abbiamo adottato a luglio (l'ho chiamato Ernesto... no, non sto scherzando). I miei amici abitavano tutti vicino a me e li posso contare tutt'ora sulle dita delle mani. In paese ci conosciamo tutti, e conosciamo tutti anche dei paesi vicini al nostro, tanto che siamo pochi. Il comune in cui risiedevo fa parte di un Parco Nazionale protetto che semplicemente mozza il fiato. Ha una flora e una fauna uniche, una tradizione culinaria spettacolare e tanta storia alle spalle. Potenzialmente potrebbe essere un vero e proprio tesoro se non addirittura un patrimonio, ma nonostante sia protetto e tutelato è ugualmente dimenticato. Il turismo arranca sempre di più e le persone che sono rimaste, quasi tutte anziane e chiuse di mente, non aiutano il Parco a crescere. E' per questo motivo che i giovani se ne vanno, proprio come me. Non c'è lavoro, non c'è speranza.
E' per questo che adesso mi trovo a Torino, una delle città più belle d'Italia.
Adesso non vedo più il mare, ma se esco dalla Residenza in cui abito e cammino per quattro minuti posso sostare proprio sotto la Mole Antonelliana, che in tutta la sua bellezza svetta fra gli edifici e mi fa compagnia nel tragitto fino all'Università. Adesso con i miei amici e con la mia famiglia posso parlare solo tramite telefono, e adesso che sono sola mi devo autogestire completamente (cosa che non ho mai fatto, ed è per questo che sono super incasinata!). Il lato positivo è che qui almeno posso provare a costruire un mio futuro. Il mio sogno è quello di dirigere film scritti da me e poter vivere con la mia arte. In tempi come questi sembra davvero un'utopia, ma non posso fare molto. Devo tentare di tenere acceso il micro-fuoco della speranza che ho ancora - da qualche parte - dentro di me. Comunque mi accontenterei di lavorare nel mondo dello spettacolo in generale. Per adesso sto studiando storia del cinema e storia del teatro, ma nel prossimo semestre si aggiungeranno altre materie.
Mi rendo conto che queste cose non interessano a nessuno ma, hey!, forse un giorno la gente guarderà i miei film e sarà improvvisamente interessata ai miei scritti noiosi.

A grandi linee sono contenta di quello che sto vivendo attualmente e ci tengo a riportarlo perché so che mi fa bene riflettere (senza stressarmi) su quello che mi succede quotidianamente. L'unica cosa che mi duole un po' è che già adesso, dopo due giorni, inizio a sentirmi sola. La scorsa notte ricordo che avevo gli occhi aperti mentre ero al buio, stesa sul letto e sotto le coperte. In quel momento, quasi a caso, ho realizzato che mi manca avere qualcuno con cui parlare, scambiarmi sorrisi, abbracci, condividere le piccole difficoltà e le cose nuove. I miei amici non si stanno facendo sentire più di tanto (deduco siano molto impegnati anche loro), idem per il mio ragazzo (che mi manca tanto e non so quando vedrò). E' un po' per questo motivo che mi ritrovo poi a chiacchierare con mia madre per un sacco di tempo, sia per chiamata che tramite messaggi vocali. La sto davvero tenendo aggiornata su tutto, contro ogni mia previsione, un po' perché appunto sento il bisogno pazzo di intraprendere una conversazione e un po' perché sento di volere dei pareri su quello che faccio, su come gestisco le situazioni, e magari anche degli aiuti. Sono davvero in alto mare.
La mia stanza è un casino, non ho ancora capito come fare la raccolta differenziata, non ho studiato neanche un po' da quando ho iniziato le lezioni e per di più non so come rapportarmi alle persone che mi stanno attorno attualmente. Senza neanche considerare l'emergenza sanitaria in corso, che peggiora solo le cose.

Ho fatto mezzanotte senza rendermene conto.
A breve credo che andrò a dormire. Già non vedo l'ora di raccontare in maniera più specifica ciò che mi sta succedendo.

So here I am in my
new apartment
in a
big city,
they just dropped me off.
It's so much colder than I
thought it would be
so I tuck myself in
and turn my night-light on.
Wish I'd never grown up.
I don't wanna grow up,
wish I'd never grown up,
could still be little.
I don't wanna grow up,
wish I'd never grow up:
it could stay this simple.

disordineWhere stories live. Discover now