Lasciai la stazione di Seoul con la valigia ai miei piedi, che potevo trasportare con maggiore facilità grazie alle rotelle sottostanti.
Davanti a me avevo una città immensa, decisamente più grande di Busan, in cui passavano mezzi e persone ad ogni istante, una città con migliaia di persone che riempivano ogni centimetro di strada, una città in continuo movimento, in cui non c'era un attimo di respiro.
Ed è proprio così che immagino la vita universitaria che sto per intraprendere, sono venuto qui apposta, e ringrazio i miei genitori per aver affrontato tutti quei pagamenti..
È stato un periodo veramente difficile per noi, ma siamo riusciti a trovare una soluzione in un modo o nell'altro, non li ringrazierò mai abbastanza per tutti i sacrifici fatti.
Li avrei ripagati un giorno o l'altro, infatti, la prima cosa che avrei fatto una volta stabilito nella casa che mi era stata gentilmente affittata, sarebbe stata cercare un lavoro, anche perché con me avevo pochissimo denaro e non sarei sopravvissuto a lungo senza soldi, in una città gigantesca e costosa come questa.
Entrai in una casetta minuscola, giusta per due persone forse, c'era un soggiorno, una cucina, un bagno, una camera da letto e un piccolo sgabuzzino.
Piccola ma accogliente, d'altronde sapevo che avrei passato gran parte delle mie giornate all'università.
Il mio grande sogno è insegnare, ho sempre adorato stare in mezzo ai bambini e ai ragazzini e parlare con loro, anche di qualcosa di più grande di me.
Infatti ho scelto di seguire le materie umanistiche per il liceo e continuare su questa strada anche qui a Seoul.
"Pronto, mamma?" risposi al telefono - che i miei genitori erano riusciti a regalarmi pochi anni prima - "Tesoro mio, sei già arrivato?", "Da un'oretta circa, è piccolina e sono da solo ma va bene così mamma" le risposi, "Sei sicuro di voler rimanere là?" mi domandò ancora, la mia dolce mamma, una donna meravigliosa di cinquant'anni, si preoccupava sempre per me, nonostante tutto ciò che faceva per mantenere me e i miei due fratelli.
Mio padre invece era un po' più severo, ma dal cuore d'oro, anche lui si faceva in quattro per stare dietro a tutti, per farci felici.
Tutti i problemi che abbiamo avuto, sono stati difficili da affrontare e ci sono ancora oggi, spero solo di potergli restituire ogni singolo centesimo quando avrò trovato un buon lavoro.
"Sì mammina mia" risposi, facendo un sorriso che lei non poteva vedere, ma che sapevo benissimo potesse percepire.
"Già mi manchi tesoro" disse ancora, ed il mio povero cuore perse un battito, era passata giusto qualche ora da quando ci eravamo salutati alla stazione, ed effettivamente, anche lei mi mancava tanto, anche il mio papà ed i miei fratelli, entrambi più grandi di me.
"Anche voi mi mancate..." ribattei, piagnucolando.
"Ricordati di tornare a casa per le vacanze eh", "Certo mamma" sorrisi ancora, poi ci salutammo e la chiamata venne chiusa.
Dopodiché, mi misi a cercare qualche lavoro online, volevo capire se ci fosse qualche annuncio, ero aperto veramente a tutti i tipi di lavori, a patto che ci fosse una buona paga per riuscire a mantenermi.
Rimasi lì giusto per qualche minuto e trovai un avviso con in copertina un'immagine intrigante, in cui il colore dominante era il rosso, che io adoravo profondamente.
Lessi "Red Heaven - cercasi personale, paga molto alta.
Si accettano solo uomini, ammessi fumatori. Per info contattare il numero +82 xxxx", chissà che posto era.
Salvai il numero e chiamai proprio in quel momento, il cuore mi batteva forte, non mi sentivo affatto pronto, ero stato molto avventato, ma intanto dall'altra parte stavano già rispondendo.
"Pronto? Qui è il Red Heaven, posso aiutarla?" era la voce di un uomo, abbastanza profonda, quindi probabilmente era un trentenne.
Presi un bel respiro, poi, quando l'uomo disse "Pronto? C'è qualcuno?" risposi "Salve, sono Park Jimin e ho chiamato per sapere se è ancora disponibile il posto di lavoro".
"Hai una vocetta così dolce ed acuta, sicuro di essere un maschio?" chiese, facendosi beffa di me, "Certo che sono un ragazzo" risposi, ora più nervoso di prima.
Avevo sempre avuto questo problema fin da piccolo, la mia voce era sempre stata di stampo quasi femminile e mi aveva sempre causato dei danni, specialmente a scuola, dove in tanti, purtroppo, mi prendevano in giro.
"E va bene ragazzo, comunque il posto c'è ancora, quindi presentati qui domani sera alle 22, scriviti l'indirizzo perché non lo ripeterò una seconda volta" disse l'uomo, ed io digitai velocemente ciò che stava dicendo, poi lo ringraziai e anche questa volta chiusi la chiamata.
Un orario strano per un lavoro, qualcosa mi dice che non sarà un posto sicuro e che probabilmente sto per cacciarmi in un grosso guaio.
Sta di fatto però che ho bisogno di questo lavoro, tanto più che la paga è molto alta, anche se ancora non ho idea di quanto ammonti.
*
Il giorno seguente mi aspettava la prima entrata all'università, era davvero piena di gente ma io rimasi solo, non ero molto bravo a interagire, ieri infatti è stato molto difficile parlare al telefono con quell'uomo, in ogni caso però, il mio scopo di certo non era farmi degli amici, se fossero arrivati, bene, altrimenti, stavo bene anche da solo, così come sono sempre stato, i miei unici amici sono stati sempre e solo i miei familiari.
Alla sera, verso le 18, tornai a casa e mi preparai la cena, qualcosa di semplice e leggero, dopodiché andai a darmi una bella rinfrescata e mi cambiai, poi uscii di casa e mi diressi all'indirizzo dettato dall'uomo ieri pomeriggio.
Arrivato là, vidi un po' di gente, tutti uomini - anche più vecchi - in fila, era ancora molto presto, perciò aspettai in fila.
Quando fu il mio turno, mi presentai ad uno dei due bodyguard, e lui mi accompagnò verso un'altra entrata, lasciando il lavoro ad un altro, all'altro fianco della porta principale.
"Buona serata" disse soltanto, tornando in fretta al suo posto.
Ciò che vidi di fronte a me era un ufficio, con una grande scrivania in legno scuro,
una poltrona in pelle nera che sembrava estremamente comoda, un pc forse un po' invecchiato, e un armadietto, dello stesso tipo di legno della scrivania, solo intagliato, che mi sapeva di qualcosa di pericoloso, così non mi sfiorò minimamente l'idea di aprirlo e curiosare.
Un'ultimo piccolo dettaglio, sulla scrivania si trovava anche un posacenere in vetro ambrato, con dei decori floreali e qualche traccia di quella polvere.
Probabilmente il proprietario, almeno quello sembrava proprio l'ufficio del capo, era un assiduo fumatore, visto anche che non si faceva problemi ad accettare come lavoratori ragazzi e uomini che si sono dati proprio a questo vizio.
Sta di fatto che, in quel momento ancora, ero tutto solo.
Pochi attimi più tardi, vidi entrare un uomo dai capelli bianchi, con piccole striature azzurre, con un completo da lavoro, anche se la camicia era un po' aperta e un lembo era penzolante, l'altro all'interno dei pantaloni.
Si avvicinò verso di me e mi disse "Tu devi essere Park Jimin", e la voce era la stessa di ieri sera... Cominciai a tremare per l'emozione, rimanendo per altri istanti in totale silenzio.
"E allora? Sei tu o no?" mi domandò, ora seccato, forse desiderava qualcuno di più scattante, così a quel punto mi sbloccai e risposi "Sì, s.. sono io signore", e dopo quelle parole, l'uomo si girò verso la porta, chiudendola a chiave.
ESTÁS LEYENDO
I feel like i'm drowning [Yoonmin]
FanfictionJimin, 19 anni, è appena entrato all'università, ma la sua famiglia ha gravi problemi economici, quindi pur di riuscire a pagarsi da solo gli studi cerca lavoro. Yoongi, 32 anni, è il proprietario di un night club, e, ormai abbandonato alla solitudi...
![I feel like i'm drowning [Yoonmin]](https://img.wattpad.com/cover/245263996-64-k398347.jpg)