Uno

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NDA: Prima di cominciare sono doverose un paio di puntualizzazioni. Primo, seguo il canale di Space Valley da qualche tempo, ma non sono un fan accanito e non conosco tutti i retroscena, perciò il carattere dei protagonisti è completamente frutto della mia immaginazione. Ho googlato i nomi completi dei personaggi e delle loro fidanzate, ho preso la faccia di tutti e ho costruito una storia di sana pianta, approfittando della buona chimica tra i personaggi che appare in video.
Secondo, questa fanfiction é fortemente ispirata ad una storia che lessi parecchi anni fa, di cui non ricordo assolutamente il titolo, ma mi é rimasta impressa l'atmosfera generale.
C'è un abuso di nomi propri, di botta e risposta e di situazioni improbabili; nonostante ciò spero che il mio lavoretto piaccia a voi, come é piaciuto a me scriverlo.

"Merda".
Nelson innaffia il polpaccio di Cesare con l'acqua ossigenata ed il ragazzo mugola, strizzando gli occhi.
"Sei un idiota" lo rimbecca da dietro gli occhiali tondi, mentre osserva il sangue scuro mischiarsi con il disinfettante.
"Guarda che brucia un casino, cazzo".
"Magari se non avessi avuto la brillante idea di frenare sulla ghiaia, non sarei qui a giocare al dottor House, che dici?" Cesare pensa davvero che quei rimproveri gli sembrerebbero più minacciosi se Nelson si sforzasse di mantenere il tono della voce più basso di un paio di ottave. "Comunque ho quasi finito".
"Grazie".
Quando alza lo sguardo, Nelson sta armeggiando con una garza appena estratta da una busta biodegradabile della farmacia. Sta cercando goffamente di applicargliela appena sotto al ginocchio e per la prima volta Cesare sente il peso degli occhi preoccupati del suo migliore amico.
"Avresti dovuto prendere quelle più larghe, così ci metterai due anni".
"Vaffanculo, non sono un infermiere".
"Come ti pare".
Ride con leggerezza Cesare, come se non gli importasse di aver lasciato la cute di metà polpaccio sulla ghiaia di una stradicciola bolognese. "Siamo un tantino permalosi, eh?" Lo stuzzica ancora, solo per sentire la voce di Nelson raggiungere frequenze ancora più alte.
"Perché sei caduto?" Lo prende in contropiede, ma al suo fianco Cesare ride ancora. A Nelson non è mai dispiaciuta quella risata, anche se è chiassosa e impertinente.
"Ho visto un gatto e ho frenato" sorride sornione, guardando il cielo appoggiato sui gomiti. "Possiamo ripartire? O vogliamo accamparci qua?"
"Sali con me?"
Scuote la testa ed indica la sua moto sdraiata sul ciglio della strada una decina di metri più avanti, miracolosamente illesa.
Nelson scrolla le spalle lo osserva zoppicare.
"Però ti seguo" cede.
Quando arrivano in studio quindici minuti dopo, Cesare si ferma a qualche metro dalla porta.
"Senti, posso restare da te stanotte?"
"È successo qualcosa a casa?"
"No, te lo giuro. È solo..."
Lascia cadere il discorso, come se non ci fosse altro da aggiungere. Nelson istintivamente gli appoggia la mano sulla spalla, vicino al collo, e lo avvicina a se. Cesare lascia cadere la fronte sul suo sterno, strofinando il naso contro la maglietta di cotone.
"Va bene, resta".

Nelson trascorre la mattinata a montare video in religioso silenzio, interrotto solamente dai botta e risposta tra Tonno e Nicolas. Dopo pranzo si addormenta sul divano e mezz'ora dopo viene risvegliato malamente da un agguato congiunto di Cesare e Francesco.
"Buongiorno Aurora"
"Non siete esattamente quello che mi aspettavo come principi azzurri".
"No, ma almeno io starei molto meglio in calzamaglia di questo panzone qui" scuote la mano in direzione di Tonno che nel frattempo è capitombolato a terra con un tonfo sordo. Si sistema con la testa sulle sue cosce e le gambe a penzoloni dal bracciolo.
"Ho voglia di maiale in agrodolce"
"Maiale in agrodolce" ripete Nelson.
"Ah-a. E di udon vegetariani". Sporge il labbro, sfoggiando la sua migliore interpretazione da cucciolo bastonato, e si guadagna un'occhiata divertita.

Cesare è a prendere del cibo cinese nel ristorante dietro casa sua, in via Ferrarese, quando lo chiama Beatrice, la sua ragazza.
Nelson ci ha impiegato un po' a spiegargli dov'è il ristorante ("Ma non facciamo prima ad ordinare?" "Certo che ti pesa sempre il culo, eh"), all'incrocio gira a sinistra, accanto alla tabaccheria, c'è un insegna enorme a led, se non riesci a trovarlo apri Google Maps, però devi essere proprio rincoglionito per non vederlo subito.
("Vaffanculo, solo per questo il tuo biscotto della fortuna è mio").
"Avete già mangiato?" gli domanda Bea
"Sta arrivando Cesi col cinese"
"Fammi capire meglio" Nelson la sente sorridere, divertita. "Tu hai chiesto alla tua fidanzata di andare a cena dai suoi genitori per trascorrere una serata intima con un tuo amico. Enfasi sulla O, come in: amico maschio".
"In effetti detto così suona un po' male" Si sporge dal balcone ed esala una risatina. "Stamattina quando l'ho trovato era davvero incazzato, anche se non voleva darlo a vedere" aggiunge pensieroso. "Comunque ceniamo e poi andiamo a letto, giurin giurello. Facciamo i bravi".
Nelson la dipinge soffocare un'altra risatina maliziosa. "Sì certo. Dicono tutti così. Non abbiamo fatto niente, abbiamo solo dormito. Almeno so che è attraente, non ti posso biasimare".
"Se lo dici tu" Nelson fa spallucce e sul serio non lo sa, non saprebbe davvero definirlo, perché Cesare è magnetico e ha sempre avuto dei modi in un certo senso accattivanti. "È Cesare!"
"Cristo, meglio che vi lasci soli, altrimenti rovino l'atmosfera"
"Fottiti" chiude la chiamata con un ti amo e con un bacio.
La serratura della porta scatta, Cesare entra svogliatamente, lanciando le scarpe in un angolo, e zampetta verso il salotto in un paio di calzini spaiati e un sacchetto fumante che pende da un lato.
Lascia cadere il cibo sul tavolino da caffè e sé stesso sul divano.
"C'era un casino di gente" si lagna. "Dio, ho anche provato a zoppicare vistosamente per far prima, ma 'sti stronzi non mi hanno fatto passare". Pesca un paio di bacchette ed un contenitore a caso.
"Te l'ho detto che era meglio ordinare".
"Ma nemmeno per sogno, non mi piace mangiare cibo freddo. Poi la gente dovrebbe avere compassione per gli storpi, no? Ah, ho preso anche la salsa al peperoncino, mi sembrava ti piacesse con gli udon".
Nelson pensa che Cesare sia un rompiballe patentato, dalla lagna facile ed i capelli elettrici, però si ricorda anche perfettamente che detesta la soia e adora il piccante.
"Ma hai tipo litigato con Sofia?" azzarda Nelson mentre Cesare fa scorrere il catalogo di Netflix e passa da Breaking Bad, ai Griffin e poi a Lucifer.
"No, ti giuro, te lo direi" sbadiglia, poi ride, ma le sue dita si stringono. "In realtà- in realtà non è successo niente, è stupido."
Nelson non dice niente e guarda insistentemente il diavolo che cerca di convincere una detective di Los Angeles di essere il signore degli inferi.
"Cristo, sei peggio di mia madre. Mi sono incazzato perché mi hanno tagliato la strada e ho quasi fatto una rissa. Poi però mi sono ricordato di aver promesso a Sofia di non agire senza contare fino a dieci, perciò me la sono filata. Avevo un sacco di adrenalina in corpo e non ho fatto caso alla ghiaia sul terreno, contento?" Sbuffa piccato e agguanta l'ultima porzione di maiale in agrodolce. "Sono ancora arrabbiato e non volevo vedesse la gamba, non volevo mettermi a spiegare, non voglio che si preoccupi ancora".
I minuti passano, l'episodio finisce. Nessuno tocca il telecomando e ne inizia un altro.
"Quanti erano?"
"Cinque".
"Cristo." Nelson si prende la radice del naso tra il pollice e l'indice. "Almeno quella santa donna ha una buona influenza su di te".

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