Tic tac, tic tac...
Nel mio studio risuona l'orologio appeso alla parete, e con esso, il rumore di clacson e macchine che sfrecciano sull'asfalto. Sono ad un trentesimo piano, eppure la città è così assordante da raggiungermi anche qui, fra cielo e nuvole.
Con un sospiro, mi abbandono completamente sulla sedia imbottita, posta davanti la scrivania del mio ufficio. Sono le dieci di sera da almeno due ore e la lancetta dei minuti non accenna ad andare avanti. Non è che non funzioni, è solo che il lavoro è diventato una tale seccatura che in qualche modo ha fermato lo scorrere del tempo.
In questa stanza ci sto da così tanto da aver visto nascere e morire le ombre degli arredi che compongono il locale, fatta eccezione per il tavolo di quercia bianca perennemente illuminato da una lampada. Il mio sguardo viene catturato dallo schermo del computer che mi guarda torvo, con il suo file da trenta pagine letto per metà, ma ahimè sono davvero troppo stanco per continuare.
Fiaccamente, mi porto una mano alla faccia per strofinarmi gli occhi stanchi come si deve. Prima o poi le luci di questi maledetti affari mi renderanno completamente cieco. Ma credo sia uno dei rischi dell'essere il capo di un'azienda rinomata e conosciuta dentro e fuori il Paese.
Questo implica, purtroppo, che devo metterci più impegno degli altri, perciò eccomi qui a farmi un culo quadrato lavorando più di dieci ore al giorno.
Certe volte, pensarmi sulla poltrona con un bel bicchiere di vino rosso in mano, diventa un'utopia.
Ed oggi è uno di quei giorni, ma ormai sono abituato a fare gli straordinari degli straordinari. Perciò non mi strappo i capelli per la disperazione, anche perché non posso permettermi di perdere quei pochi che mi restano o sarò costretto a commissionare una parrucca.
Una notifica occupa lo spazio in fondo a destra dell'apparecchio elettronico, è Grace che mi chiede cosa voglio per cena. Sorrido al pensiero di lei, indaffarata nella cucina che ho fatto progettare assecondando ogni suo desiderio.
Mi risistemo sulla sedia, giusto il tempo necessario per comunicarle che ho molta fame, e desidero mangiare uno dei miei piatti preferiti: un buon pollo alla cacciatora e patate cotte al forno come contorno.
Il solo pensiero della carne mi rinvigorisce, rinnovandomi le energie che stavano abbandonando il mio corpo. Oltre al gusto, fantastico sull'accoglienza che mi riserverà mia moglie una volta rientrato. Un bel bacio a fiori di labbra, le sue braccia strette al collo e il profumo, squisitamente costoso che le ho regalato per il nostro anniversario di matrimonio, a riempirmi le narici.
Così come il cervello ci mette un attimo ad elaborare le mie fantasie, ci impiega altrettanto a ricordarmi di mio figlio.
Un disgraziato di ventiquattro anni, che rischia di mandare al diavolo tutto il mio impegno e gli anni sacrificati per il bene dell'azienda.
Dio solo sa quanto ho desiderato un erede degno del mio impero, e mi ha rifilato un 'uomo' che si brucia il cervello dinanzi a un videogioco.
Ho buttato migliaia e migliaia di dollari sulla sua istruzione e cosa ne ho ricavato? Un bastardo buonannulla e per giunta ingrato!
Ho sperato così tanto in un suo rinsavimento che non ho valutato l'idea di farne un altro, e ad oggi me ne pento amaramente. Se prima ero contento di potermene tornare a casa, ecco che mi passa la voglia (ma non la fame).
Immerso fino al midollo in questa rabbia, una carezza all'inguine mi distoglie da questi pensieri, ricordandomi della mia pausa e del premio che mi sono concesso per aver lavorato così tanto.
La mia segretaria è inginocchiata fra le mie gambe divaricate, una delle sue mani delicate e smaltate di rosso ad accarezzarmi il cavallo dei pantaloni.
Le dedico un sorriso e una carezza sulla guancia mentre la guardo sbottonarmi l'indumento e iniziare a darmi piacere al meglio delle sue possibilità.
Stavolta il sospiro che emetto è di tutt'altra natura e mi convinco che essere il capo, seppur con le sue difficoltà, non è poi così male.
Il potere e il denaro che ne deriva sono inqualificabili, e chiunque è disposto a tutto pur di ottenere l'uno o l'altra cosa.
E chi sono io per impedire ciò? Una scopata col boss non ha mai ucciso nessuno, dico bene?
Smetto di elaborare pensieri inutili quando, la Mora sotto di me, ricopre la mia eccitazione con le sue belle labbra piene e marcate di un rosso brillante, intonate allo smalto. Gemo di piacere e la lascio continuare per qualche minuto, prima di farla alzare e successivamente piegare sulla scrivania.
Mi alzo di conseguenza dalla sedia, facendo scivolare lungo la gambe boxer e pantaloni. Prima di dedicarmi al corpo seducente sotto di me, recupero dal primo cassetto della scrivania una pillola e un preservativo.
Ingoio la prima con un sorso di caffè, preso da una tazza abbandonata sul ripiano da oggi pomeriggio, e con gesti rapidi infilo il secondo.
La mia bella segretaria mi fissa con quei suoi begl'occhi decorati con ciglia finte e trucco pesante. Le faccio un'occhiolino mentre sollevo la gonna elegante, scoprendo un intimo di pizzo che mi manda fuori di testa. Amo quando le donne sanno esattamente cosa mi piace.
Non so cosa e quanto darei per vedere Grace in queste condizioni: un corpo sinuoso, sodo e soffice al tempo stesso, intimo raffinato con effetto vedo-non-vedo, e le prestazioni di una ventenne.
Ma con lei il tema della ricostruzione non si può proprio toccare, ed eccomi qui, costretto a bearmi dei piaceri di altre dolci signorine.
Mi lecco le labbra mentre accarezzo e stringo tutto quel ben di Dio, guadagnandomi qualche mugolio di piacere. Ci gioco ancora un po' prima di concederle quello che vuole, e non appena il suo corpo mi avvolge, un ringhio mi riverbera nel petto donandole il meglio che ho da offrire.
Ad atto concluso, sono madido di sudore. Siamo nel bel mezzo dell'autunno, ma par certe cose la temperatura è ancora troppo alta.
Saluto la ragazza con un bacio sulle labbra, lei se ne va ed io resto ancora un po' in studio, intento ad annodarmi la cravatta.
Durante l'operazione, mi appoggio contro la superficie solida del legno, rivolto al panorama notturno che mi regala l'enorme vetrata dell'edificio. La città è ancora rumorosa, ma le finestre illuminate dai lussuosi grattacieli limitrofi sono decisamente diminuite.
Recupero la fede rimossa, dallo stesso cassetto dove ho prelevato il kit 'pre-scopata', e la rimetto al suo posto. Nel farlo urto con la mano il mouse, facendolo cadere a lato del suo tappetino. Il monitor si accende e arriva il suono di una nuova notifica, leggo il contenuto del messaggio il cui mittente non è mia moglie e sorrido.
Quattro semplici parole e il cuore mi si riempie di aspettativa:
'Ok, si può fare'.
~Ehilà! Benvenuti in questa nuova storia, spero che possa piacervi e che il primo capitolo vi abbia incuriosito un minimo per permettervi e permettermi di proseguire. Non tornavo su Wattpad da un bel pezzo e se avete consigli costruttivi siete liberissimi di darmene quanto più desiderate!
Ci sentiamo al prossimo capitolo!
-Ety
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Teach me please
RomanceAnthony Anderson è un gran buono a nulla; un ventiquattrenne che non sa cosa farsene della sua vita, se non giocare ai videogames e guardare serie tv. Se ne renderà conto molto presto anche Violet, una giovane donna in carriera e di successo. Grande...
