Mi siedo sul letto, sfilo l'album delle fotografie da sotto il cuscino e inizio a sfogliarlo.
Oggi è da un anno che il Paradiso ha un angelo in più.
Prendo a fissare il soffitto, ispirando profondamente, chiudo gli occhi e mi butto all'indietro e affondo sul tuo letto.
Mi sistemo a pancia in giù e riprendo a sfogliare le fotografie.
Lì c'è tutto. Il giorno in cui imparai a camminare, il mio primo Natale, i miei primi regali.
Ti ritrovo in ogni foto, con il tuo sorriso perenne, il tuo viso pacato e quelle irresistibili fossette sulle guance che ti si formavano sempre, qualunque fosse l'espressione che avevi in volto. Eri stupenda. Eri mia madre.
"Lou, non vieni a mangiare? Il pranzo è pronto!"
"Arrivo Lottie" le rispondo accennando un sorriso nel cui non credo nemmeno io.
Oggi il cielo è grigio. Vorrei tanto pensare che Dio lo ha oscurato per mia madre, ma la mia parte razionale sa che non è vero, siamo a Londra, è così ogni giorno.
Mi lavo le mani e raggiungo gli altri a tavola dove ad aspettarmi ci sono del pesce e qualche patata.
Lottie cerca di sorridere ma ad un tratto appoggia le posate, si scusa, scatta in piedi e quasi senza respirare inizia a urlare:"MI SPIACE, LO SO, NON È UN PIATTO DEGNO DI LEI, IO NON SONO PERFETTA, LEI L'AVREBBE CUCINATO MEGLIO, MA IO NON SONO LEI, NON SARÒ MAI FORTE COME LEI, MAI, IO NON RIUSCIREI MAI A LOTTARE COME HA FATTO LEI, LEI HA LOTTATO CONTRO LA LEUCEMIA, MENTRE IO NON SAPREI LOTTARE NEMMENO CONTRO UN MINUSCOLO NASCOSTO DIETRO IL MOBILE SOTTO LA TV" poi scoppia a piangere, si sistema i capelli dietro le orecchie, si rimette a sedere, con la testa tra le mani resta lì immobile, senza più fiatare.
Mi alzo da tavola. Ho un disperso bisogno di riposare.
Corro in camera mia, mi inginocchio davanti al letto e prendo a sussurrare una di quelle preghiere che mi hai insegnato quando eri ancora qui.
Mi torna in mente il giorno in cui te ne sei andata: io mi trovavo a Manchester per lavoro, non appena sono venuto a sapere che ti rimaneva poco tempo sono saltato in auto, incurante di qualsiasi cosa, ho sfrecciato a tutta velocità verso l'ospedale in cui eri allettata, una volta dentro, sono corso da te più veloce della luce, mi sono seduto sulla sedia accanto al tuo letto e ti ho supplicato:"Resisti, mamma, sei forte"
Tu ti sei messa a ridere e quando ho abbassato la testa in prenda al pianto per consolarmi mi hai detto:"Sei tu quello forte Louis, vedrai che saprai cavartela anche senza di me"
Ricordo di aver annuito, ma solo per accontentarti, perché in realtà sapevo non sarebbe stato così.
Ad un certo punto il tuo cuore ha smesso di battere e il mio si è spezzato per sempre.
Ho cacciato un urlo di dolore, uno di quelli strazianti, che ti lacerano l'anima.
Mi sono rimesso in piedi e ho tirato un calcio alla sedia.
Nonostante i tentativi dei medici di rianimarti, non c'è stato niente da fare. Era troppo tardi.
Sei sempre stata contraria all'idea del 'bere per dimenticare', ma in quel momento avevo bisogno di una valvola di sfogo. Quella sera stessa sono andato in un locale vicino a casa e mi sono scolato non so quanti bicchieri.
Ero ubriaco fradicio, tanto che Lottie è dovuta venire a prendermi.
È stato allora che mi sono fatto una promessa: da quel momento in avanti avrei vissuto la mia vita per entrambi.
"𝐼 𝑤𝑖𝑙𝑙 𝑡ℎ𝑒 𝑏𝑒𝑠𝑡 𝑜𝑓 𝑚𝑒,
𝑎𝑙𝑤𝑎𝑦𝑠 𝑘𝑒𝑒𝑝 𝑦𝑜𝑢 𝑛𝑒𝑥𝑡 𝑡𝑜 𝑚𝑒,
𝐼'𝑙𝑙 𝑏𝑒 𝑙𝑖𝑣𝑖𝑛𝑔 𝑜𝑛𝑒 𝑙𝑖𝑓𝑒 𝑓𝑜𝑟 𝑡ℎ𝑒 𝑡𝑤𝑜 𝑜𝑓 𝑢𝑠"
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Always in my heart [Larry Stylinson]
FanfictionLouis durante un uscita al parco vede un bel ragazzo dai capelli ricci seduto su una panchina difronte alla sua. Il giorno seguente Lou ritorna sulla sua panchina e trova un biglietto. Da lì iniziano a scriversi...o così crede...
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