Harry stava ancora rovistando nel suo borsone da mezz'ora oramai.
Non riusciva a ritrovare il suo caricabatteria per il cellulare. Certo, avrebbe potuto chiederlo a chiunque dei suoi nuovi colleghi ma il fatto era che quell'insulso pezzo bianco solido e delicato allo stesso tempo, significava di più. Molto di più per lui che per qualunque altro utente della mela mangiata più famosa al mondo.
Era un sinonimo di libertà. Era riuscito ad acquistarlo a Londra, in un apposito Store, senza essere seguito, senza essere perseguitato quasi, da urla e flash dei paparazzi.
Gli dimostrava che una vita normale era possibile. Ed è per questo che se lo teneva con sé, seppur mezzo scassato.
Quindi valeva molto per lui. E ora non lo trovava.
"Maledetto me!" - si ritrovò a pensare il ragazzo – "sempre messe al loro posto le cose, sempre controllato tutto, e ora, cosa vado a perdere?! Incredibile".
La causa, di tutto ciò, beh, non era facile da spiegare. L'aveva sicuramente perso nella stanza d'albergo che era stato costretto ad abbandonare a seguito degli strepiti dei fans sotto la sua finestra.
Li adorava raramente, non si tirava mai indietro per un saluto o una firma su un pezzo di carta, ma ora ostacolavano la sua nuova via. Era un attore ora, e lo dovevano accettare.
Certo, la notorietà ha sempre un peso difficile da tralasciare, ma ora il ragazzo avrebbe tanto voluto non pensarci e comprare un nuovo caricabatteria da solo. Valeva tanto.
"Merda.." – soffiò rassegnato il riccio, ex riccio per adesso – "dovrò richiamare l'albergo e chiedere gentilmente se l'ho lasciato lì, se possono cercarlo e riportarlo qui. Nadine, puoi fare questo per me?" – si rivolse alla giovane assistente messa a disposizione dalla produzione.
Pure l'assistente con il nome di una sua ex. Merda un'altra volta, sospirò sopraffatto il ragazzo, stendendosi malamente sul letto dell'ennesima nuova camera d'albergo.
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Qualche ora più tardi
Un leggero bussare alla porta lo svegliò di colpo.
- Avanti! – invitò urlando incauto.
- È permesso? Buonasera Harry. Purtroppo la direzione dell'albergo mi ha chiamato e ha comunicato che.. non l'hanno trovato. Hanno rovistato la camera sotto sopra ma niente. Sembra essersi dissolto nel nulla. – comunicò velocemente Nadine, più serena di qualche giorno prima, il suo primo giorno come sua assistente
- Ma non può essere! È un fottuto caricabatteria bianco e solido! Qualcuno l'ha rubato e adesso lo venderà come cimelio d'autore su Ebay. – snocciolò esasperato
- Controllo subito. – si affrettò a rispondere prontamente la ragazza, aprendo di scatto il suo computer.
Nel frattempo, passarono due giorni di riprese. Aveva il volto emozionato il ragazzo, ogni volta che varcava la soglia dello studio. O dell'ambiente all'aperto dove toccava resistere al vento quotidiano.
Qui, a Dunkerque, il tempo, fortunatamente, li risparmiava costantemente dal caldo atroce che investiva, al contrario, l'Europa intera.
Chissà come sarebbe venuto il film, chissà se sarebbero stati applausi o fischi. Per ora, non c'era posto per l'agitazione. Ciak, azione! urlò qualcuno dietro una non insolita macchina nera.
Spesero così due settimane. Lui e tutto il cast. Cene e pranzi in cui si chiacchierava l'uno con l'altro. Su di lui, tutti i pregiudizi che una popstar può arrecare a sé.
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Pardonnez moi
Short StoryCiao a tutti. Questo è un breve racconto, il primo che scelgo di pubblicare. Eccovi un piccolo estratto: "Quelle gote femminili, che delicatamente si stavano colorando di rosso, avevano stregato Harry fin dal primo momento. Ora si sentiva tranquil...
