the color of a dying leaf

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Caro Callum, conosci il sentimento che mi provoca una tua carezza sul mio viso? Credi che a sedici anni non sarei capace di provare il vero amore? Io ho una vita breve, a differenza della tua. Riesco a percepire di tutto sul mio fragile corpo, tutto mi travolge come un'onda del mare. Vorrei poter assaporare ancora le tue labbra, mio giovane re di un'isola tanto bella quanto insignificante; vorrei poter ancora specchiare i miei occhi insolitamente verdi nei tuoi, che sono così trasparenti che mi ricordano le acque del fiume dove mi ritrovo a leggere i miei romanzi o a dipingere con gli acquerelli. Lo sai perché uso una foglia giallastra come segnalibro? Lo sai?

No che non lo sai, non te l'ho mai detto. Per quanto impaziente possa essere, faccio fatica a tirar fuori di bocca le sillabe, le parole, le frasi, i discorsi. Non penso di essere timido, non devo esserlo. Come figlio del fratello adottivo di un re, quale tu sei, ho una grande responsabilità sulle spalle. Questa responsabilità mi uccide più in fretta della mia stessa malattia. E come non ti ho detto del perché utilizzo un foglia giallastra come segnalibro, così non ti ho detto della mia malattia genetica. Pensavi che fosse normale il fatto che i miei occhi fossero così verdi e i miei capelli tanto biondi da essere bianchi? Ma forse il fatto che tu sia tanto modesto quanto grossolano ti ha penalizzato. 

Ti ricordi il primo giorno che ci siamo conosciuti? Io avevo dieci anni, ero seduto sulla riva del fiume e in una mano c'era il libro di Stephen King, "It", nell'altra un palloncino che papà mi aveva legato al polso per fare in modo che non lo perdessi. Un piccolo genio è quello che sono: a otto anni sapevo già parlare l'inglese, il francese e la lingua locale dell'isola. Questa mia intelligenza mi aveva ridotto la vita a metà della stessa metà; non sapevo quando sarei morto, ma se la vita dovrebbe durare circa cento anni e la metà è cinquanta...  

«Nel palazzo reale c'è un seminterrato davvero spaventoso, vuoi andarci?», chiedesti accovacciandoti. Dallo spavento che mi causò la tua voce, feci cadere il libro a terra. La copertina rigida si inumidì e io ti guardai con gli occhi pieni di rabbia.

«Chi sei?», mi voltai verso di te e rimasi ammaliato dalla tua bellezza, la rabbia venne spazzata via dai tuoi bellissimi lineamenti. Tu, alto e con i capelli color del miele; io, basso e magro. 

«Callum Phantomhive, figlio del re», mi porgesti la tua mano. Quanti anni dovevi avere allora? Diciassette credo, abbiamo sette anni di differenza.

«So che sei un piccolo genio, Castriel», ti leccasti le labbra sottili: eri così attraente e lo sapevi. Presi una foglia caduta sul suolo erboso e la infilai tra le pagine del libro. Era autunno, il clima era già gelido. Mi sfregai il nasino infreddolito ed annuii, perché era vero.

«Ti va una bevanda calda?», annuii di nuovo ed infine afferrai la tua mano. 

Mi portasti dentro una caffetteria; le persone ti guardavano stupiti e le ragazze sussurravano guardandoti. Appoggiai sul tavolo il mio libro, mi sedetti portando le gambe al petto mentre tu le incrociasti. Ordinasti un tè al limone, mentre io del latte caldo. 

«Non voglio venirci nel tuo seminterrato», borbottai giocando con il palloncino. Tu ridesti e mi chiedesti dove volessi andare, mentre prendevi una bustina di zucchero.

«Hollywood», asserii ma me ne vergognai subito. Tu sorridesti e mi promettesti che mi ci avresti portato, in quanto eravamo quasi cugini; mi riferisti anche che mi trovavi simpatico. Non lo sapevo, ma mi ero già innamorato di te Callum. Non ti avevo mai incontrato perché avevo vissuto in ospedale fino a quel giorno. Sapevo che tu esistessi, ma non conoscevo il tuo aspetto.

«I tuoi occhi di che colore sono?», ti sporgesti verso di me ed io arretrai, perché le tue labbra si ritrovarono troppo vicine alle mie.

«Chartreuse», risposi sfregando la palpebra sinistra.

feuillemortWhere stories live. Discover now