'Aprile dolce dormire' diceva il proverbio, ed era proprio vero, non riuscivo a tenere gli occhi aperti, e la lezione di architettura sembrava interminabile. Mi guardai intorno ma, a quanto pareva, l'unica distratta ero io. Diedi un colpetto al piede di Marco, il mio compagno di banco nonché migliore amico, che fece un cenno col capo come per chiedermi 'che c'è?'. Mimai con le mani il gesto di prendere un caffè, lui lanciò uno sguardo al rolex fiammante al suo polso, era così dannatamente ricco.
<non puoi resistere altri 10 minuti?> mi sussurrò cercando di non attirare l'attenzione del professore.
<Sta per finire la lezione> e come se le sue parole fossero state profetiche il professore ci annunciò di poter andare e che ci saremmo rivisti la settimana seguente per il test in itinere per cui non mi sentivo per niente pronta.
<oggi non sono riuscita proprio a seguire> dissi a Marco mentre ci incamminavamo verso il bar di fronte la facoltà.
<l'ho notato> ridacchiò leggermente emettendo un suono stridulo, poi si fermò davanti ad un auto e si specchiò nel finestrino per controllare che fosse tutto in ordine. Si sistemò i capelli biondi pettinandoseli con le dita lunghe e bianche, dopodiché alzò il colletto della sua polo di Ralph Lauren, così aderente da mettere ancora più in evidenza il suo corpo ossuto, infine sorrise soddisfatto al suo riflesso.
Alzai gli occhi al cielo. Sapeva essere molto più femminile di me.
<stai benissimo. Adesso possiamo andare?>
<mia cara, io ci tengo al mio aspetto> cinguettò.
<c'è molto altro nella vita> borbottai.
<si è vero, e ricordami da quanto sei single?> sghignazzò.
Lo fulminai con lo sguardo.
Al bar incontrammo mio fratello Massimo con la sua splendida fidanzata Ellen, una ex modella che aveva incontrato in un viaggio negli Stati Uniti quattro mesi prima, erano inseparabili da allora.
Mio fratello era il mio opposto, alto e bello, era il capitano della sua squadra di calcio, amava far festa e stare sempre in compagnia. Io al contrario restavo sempre sulle mie, e ad una festa scatenata preferivo la compagnia di un buon libro e del mio gatto Black. Eccellevo negli studi meno negli sport. Al contrario di mio fratello ero bassina e col corpo minuto non particolarmente atletico. Se non fosse per gli stessi occhi cerulei e i capelli fulvi nessuno ci avrebbe scambiato per fratello e sorella.
<ciao Vittoria> mi salutò Ellen col suo marcato accento americano. Era seduta in braccio a mio fratello con le lunghe gambe accavallate lasciate scoperte da una minigonna di jeans, eccessiva a mio parare visto che eravamo ad Aprile e ancora il caldo non accennava ad arrivare. Salutai entrambi con un sorriso, poi mi appoggiai al bancone del bar e finalmente ordinai il mio caffè ristretto e amaro.
Marco ed Ellen iniziarono a parlare di abbigliamento e accessori che sarebbero andati di moda quell'estate. Mentre Marco si complimentava con lei per il suo outfit, Massimo strimpellava col cellulare. Mi sentivo totalmente fuori luogo in quel contesto così mi persi nei miei pensieri. Quel mese dovevo dare due esami e ancora ero molto indietro con lo studio, inoltre non dovevo dimenticare di passare dalla posta a pagare le bollette e stavo per finire le scorte di scatolette per Black. Stavo organizzando mentalmente i miei impegni quando dallo specchio dietro al bancone lo vidi entrare. Era alto e muscoloso, la pelle perennemente abbronzata a causa delle ore passate all'aperto.
<ciao Ettore> lo salutò mio fratello battendogli il 'cinque'. Mentre Ettore si avvicinava cercai di sistemarmi alla meglio ravvivando i capelli e sedendomi composta. Se solo avessi seguito l'esempio di Marco adesso non sembrerei così sciatta. Quando era a pochi passi da me decisi di voltarmi.
CITEȘTI
Venatrix
FantezieVittoria è una ragazza introversa e assolutamente normale, almeno così credeva. Quando suo fratello la costringe a tornare nella vecchia tenuta dei suoi nonni, emblema della sua infanzia triste, ove i quadri di William Blake l'hanno terrorizzata per...
