<<No dolcezza, sei solamente ingenua. E stupida.>> Una voce alle mie spalle, una che non avevo mai udito in vita mia, mi fece voltare di scatto con gli occhi spalancati. Era troppo buio per vedere chi avesse parlato, però una cosa utile finora l'avevo imparata: se la vista non mi aiutava, allora dovevo affidarmi all'udito. Mi passai con nonchalance una mano sull'orecchio per spostare i capelli ed avere una migliore percezione del suono. Dovevo farlo parlare di nuovo.
<<Non mi piace essere giudicata da chi non conosco.>> dissi con voce ferma ma sentendo la gola graffiata dal grido appena emesso. Il temporale sembrava essersi placato per il momento, nonostante tutto restasse buio, e questo era un vantaggio per il mio udito poco sviluppato. Una risata affilata, da far gelare il sangue, proruppe facendomi voltare per puntare lo sguardo su un punto indefinito alla mia destra. Concentrai lì lo sguardo, cercando di mettere a fuoco qualcosa, un volto o una figura.
<<Oh, credimi dolcezza, non vuoi sapere chi sono davvero.>> Un brivido spiacevole mi percorse la schiena a quelle parole. Non sopportavo il fatto che mi chiamasse in quel modo.
<<Mettimi alla prova allora.>> ribattei mettendomi a braccia incrociate davanti al punto da cui, ero certa, sarebbe apparso qualcuno da un momento all'altro. Dal tono della voce era certa fosse un uomo. Aspettai qualche altro secondo, mantenendo i muscoli tesi ed i sensi all'erta, finché non udii un altro rumore. Questa volta alle mie spalle. Mi voltai facendo al tempo stesso un salto all'indietro, mettendo subito più distanza possibile tra me e il soggetto che aveva cercato di sorprendermi alle spalle. In un primo momento non lo riconobbi chiaramente, ma dopo qualche secondo il mio cervello cominciò a ricollegare i suoi lineamenti a quelli degli elfi del villaggio, ed infine ad uno in particolare. Quello che mi aveva guardata con astio il giorno in cui mi ero presentata al campo di addestramento e fatto domande su quel posto. Sembrava passata un'eternità da allora, e mi stupii per essermene ricordata. Lui rimase fermo ad una decina di metri di distanza da me, squadrandomi da capo a piedi con un'espressione di finta indifferenza sul viso. Avevo avuto ragione già dal nostro primo incontro: aveva gli occhi chiari, azzurri come quelli di Taras ma completamente diversi dai suoi. Quelli di fronte a me assomigliavano più a lame affilate di ghiaccio, pronte a colpirmi da un momento all'altro. Ripensare al biondo mi fece salire di nuovo un moto di rabbia, e tornai con la mente alla realtà mantenendo la guardia alta e gli occhi fissi nei suoi.
<<Cosa vuoi da me?>> domandai stanca di quel silenzio. Lui continuò a fissarmi, quasi chiedendosi se dovesse rispondermi o meno.
<<Non vuoi sapere chi sono?>> chiese poi a sua volta.
<<Ho l'impressione che mentiresti a riguardo.>> Il suo viso si aprì in un'espressione di scherno. 'E poi mi ricordo perfettamente di te. ' pensai subito dopo.
<<Mi fa piacere che tu te lo ricorda, Custode.>> Aggrottai la fronte, non capendo bene. Aveva appena... risposto ad un mio pensiero? O l'aveva dedotto in qualche modo?
<<Come hai fatto?>>
<<A fare cosa?>> La sua finta faccia sorpresa mi faceva innervosire.
<<A leggermi nel pensiero.>> Sulle sue labbra color cremisi, in netto contrasto con la pelle pallida anche al buio, apparve un sorriso strafottente.
<<Credevi di essere l'unica con un asso nella manica qui?>> Abbandonai per un attimo la mia posizione di guardia per guardarlo ad occhi spalancati. Quindi non ero l'unica? E da quando? 'E perché i Sovrani non mi hanno detto nulla? '
<<Perché non lo sanno, è ovvio.>> rispose lui alla mia domanda silenziosa. Strinsi i pugni più forte lungo i fianchi.
<<Smettila di leggermi nella mente. È fastidioso.>> gli ordinai, o almeno ci provai, con tono arrabbiato. Lui per tutta risposta si mise a ridere. Ottimo, proprio un grande controllo della situazione Lexy.
<<Non posso farlo.>> disse una volta tornato serio. Per quanto serio potesse essere con quello stupido sorriso arrogante sul volto.
<<Non puoi o non vuoi?>> Sembrò pensarci su davvero, portandosi addirittura un dito al mento, prima di tornare a concentrare i suoi occhi di ghiaccio su di me.
<<Hai ragione. Non voglio.>> concluse con tono talmente basso e minaccioso che per un attimo pensai provenisse da qualcun altro. Mosse qualche passo nella mia direzione, facendomi così arretrare per mantenere le distanze. L'aura che lo circondava mentre manteneva sul viso un sorriso per nulla divertito metteva all'erta il mio istinto di autoconservazione (cioè quel poco che mi era rimasto), era inquietante ed impossibile da sostenere, almeno per me. Continuai ad arretrare fin quando non inciampai in una buca, come c'era da immaginare camminando all'indietro, e finii col sedere per terra. Non feci in tempo a mettere le mani sul fango per rialzarmi che un coltello appuntito e dalla lama affilata si fermò a pochi centimetri dalla mia gola. Portai per un attimo la mia attenzione su di essa, non riuscendo a vederla bene ma avvertendo la sensazione del freddo metallo contro la pelle, per poi alzare gli occhi in quelli dell'elfo poco più su, quasi si fosse buttato anche lui per terra, esattamente al lato del mio corpo, per potermi guardare bene negli occhi mentre mi minacciava di morte. La chioma castana sembrava nera contro quel cielo grigio piombo, e l'azzurro delle iridi mi mandava brividi di freddo lungo tutta la spina dorsale. O forse era l'acqua sotto di me che m'inzuppava i vestiti più di quanto già non lo fossero. La sua vicinanza era tale da costringermi a restare distesa a pancia in su e poggiata con gli avambracci sul terreno, la testa piegata verso l'alto per non infilzarmi con la punta dell'arma. Sentivo il respiro accelerato, ma riuscivo comunque a mantenere la mente lucida. Lo sconosciuto restò a fissarmi per qualche altro secondo negli occhi, come se vi cercasse qualcosa dentro, per poi allontanare di poco il viso. Aveva dei lineamenti comuni per quel villaggio, forse il colorito della pelle era l'unica cosa che lo distingueva oltre alla freddezza dello sguardo.
<<Non sei spaventata come vorrei.>> mormorò dispiaciuto, quasi stesse parlando con se stesso nonostante gli occhi fissi nei miei.
<<Non è la prima volta che tenti di farlo, dopotutto. Vero?>> ribattei con il fiato leggermente corto. Quella lama a poco meno di un dito dalla mia pelle esposta mi metteva ansia.
<<Ricordi anche questo allora, Custode.>> disse con un sorriso maligno.
<<Sono molte le cose che ricordo. Prima tra tutte la volta in cui hai cercato di ucciderci.>> Era lui l'assassino, lo avevo inconsciamente realizzato ancor prima che mi puntasse contro il coltello.
<<Era TE che volevo uccidere. Ma anche sbarazzarsi di quel pallone gonfiato di Galvorn non sarebbe stato male.>> Un brivido mi corse lungo la spina dorsale sentendo quel nome. Il nome della persona che fino a poche ore prima credevo di amare. O che ancora amavo, ma con un peso nel petto che m'impediva di respirare. Spostai lo sguardo altrove per non mostrarmi debole, era l'ultima cosa che volevo fare. I ricordi stavano cercando di rompere gli argini nei quali li avevo confinati, più per poter smettere di piangere che per dimenticarli davvero.
<<Ooh,>> mormorò l'elfo sopra di me <<ho detto qualcosa di sbagliato?>>
<<Non sono affari tuoi, sta' zitto.>> dissi con voce dura ma controllando a stento il tremolio in essa. 'No, no, perché è così difficile farlo. '
<<Deve averti fatto davvero arrabbiare se adesso provi così tanto odio nei suoi confronti.>> continuò quello ignorando le mie parole e avvicinandosi nuovamente col viso. Indietreggiai sulle braccia, senza però riuscire a mettere la distanza che avrei voluto tra noi, con il coltello di qualche centimetro più lontano.
<<Non ho mai pensato a questo.>>
<<Non hai bisogno di pensarlo perché io lo sappia. Posso leggere anche le tue emozioni più nascoste.>> Un altro brivido a quella inquietante scoperta, ed un altro tentativo di ritrarmi da lui. Purtroppo riuscì a prevedere e bloccare la mia mossa. Scivolai con le braccia sul terreno fangoso, ritrovandomi con la schiena a terra e la lama questa volta poggiata di striscio sulla gola. Lui mi stava sopra bloccandomi con l'avambraccio a terra, all'altezza del busto, mentre teneva una gamba tra le mie. Ero completamente impotente! Mi arrabbiai ancora di più, stavolta con me stessa per i miei movimenti lenti. Ora ero certa che fosse il freddo metallo a farmi venire brividi lungo la pelle, ed avevo paura anche a respirare.
VOCÊ ESTÁ LENDO
My Life Now 2: My Own Choice
AventuraLexy è a pezzi. Non si aspettava di venir tradita dalle persone a cui teneva di più, e deve fare i conti con i suoi sentimenti e la minaccia di un nemico dalle capacità sconosciute. Si creeranno nuove amicizie, mentre l'inverno farà la sua comparsa...
