Capitolo 1

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Beep beep...beep beep...

Con gli occhi ancora chiusi allungo la mano e spengo la sveglia. Nel mentre realizzo, è già mattina anzi, peggio, è già lunedì mattina!
Mi chiamo Ella, ho 26 anni e vivo a New York, lavoro come giornalista in una rivista che tratta soprattutto di natura ed ecologia. Amo il mio lavoro, ma non posso definirmi una persona mattiniera e, quello della sveglia per me è un suono odioso, che mi ricorda di dover abbandonare il mio bellissimo e caldissimo letto. Mi domando chi abbia detto che il mattino ha l'oro in bocca, quando io in bocca gli infilerei solo una bella scarpa, così per dire.

Non ho più tempo di crogiolarmi tra le lenzuola e quindi mi alzo, la mia routine quotidiana mi attende e prevede: doccia, vestizione, trucco, parrucco e colazione. La colazione solitamente la faccio insieme a mio fratello Paul, con il quale convivo, a meno che non sia di turno al lavoro (lui è un poliziotto).
Dopo essermi asciugata mi infilo un paio di jeans chiari attillati, i miei preferiti, una camicetta giallo canarino di cotone a maniche corte, su cui aggiungo una giacca nera, ai piedi, le mie fantastiche All Star nere; in viso la mia solita bb cream, burrocacao e mascara. Poi, mi dirigo decisa in cucina.

Eccolo lì, Paul, mi da le spalle mentre traffica ai fornelli per preparare la colazione. Abbiamo gli stessi capelli rossi, solo che i suoi sono corti e quindi non risultano mossi come i miei, è alto, ha un fisico muscoloso ed asciutto, i suoi occhi sono marroni, con qualche striatura color miele, ed ha un sorriso in grado di far svenire qualsiasi ragazza. Come tutti i fratelli, a volte è un vero scocciatore e tende a voler controllare ogni aspetto della mia vita (credo si senta responsabile per me, in quanto fratello maggiore), cosa che io non gli permetto di fare, e questo provoca delle belle discussioni, ma non cambiano il fatto, che io lo ami immensamente.

"Non provare a farmi spaventare sorellina, ho sentito i tuoi passi da prima che entrassi in cucina" dice continuando a darmi le spalle.
"Non l'avrei mai fatto" immagino il mio naso allungarsi come quello di Pinocchio.
"Si certo..." non ci crede nemmeno lui "siediti a tavola che è pronto".
Pancake, li adoro!
"Allora, su che pezzo stai lavorando El ?" mi chiede con la bocca piena di cibo.
Parlare, già è mattina, adesso devo pure intrattenere un dialogo e non sono nemmeno le otto!
"Non lo so ancora, oggi ci saranno le assegnazioni per il nuovo numero, vedremo cosa mi daranno" sorride mentre termino la frase, ed io già so che sta arrivando la solita presa in giro, "Magari un pezzo su come aprire un allevamento di Yak a New York, oppure, come creare un vestito usando le lattine riciclate" ride, "Non sei divertente, anzi, sei proprio stronzo" rispondo stizzita, "E dai El, lo sai che scherzo! Apprezzo molto quello che scrivi".
Non la bevo, conosco perfettamente la sua opinione sul mio lavoro, e sul come dovrei cercare di scrivere per riviste più importanti. Indubbiamente sarebbe bello lavorare per il Journal o per il Times, ma io preferisco di gran lunga il mio piccolo giornale, con i miei colleghi scanzonati e la mia scrivania vista fiume Hudson.
"Va bene Paul, ma ora devo proprio andare" voglio chiudere velocemente questo discorso, prima di ricadere nella solita discussione, "Ok, ma sappi che stasera non torno a cena El".
"Come mai?" domando incuriosita, "Io e Sheila andiamo al ristorante, sai oggi è il nostro anniversario", sorride imbarazzato mentre abbassa lo sguardo, tra fratelli non è semplice parlare di questioni amorose "Awww ma che romanticone" sdrammatizzo, e in tutta risposta mi arriva un pizzicotto sulla spalla "Ahia!".
"Te lo sei meritato, ora sparisci".
"Agli ordini" rispondo mimando il saluto militare e strappandogli così una risata.

Esco di casa e l'aria fresca ed umida mi avvolge completamente, facendomi chiudere l'impermeabile.
Amo New York in autunno, è la stagione in cui mi piace di più, nonostante la maggioranza della gente invece impazzisca per la primavera, io apprezzo di più  le giornate di pioggia, Central Park che si colora di rosso e giallo e l'odore delle caldarroste che sento mentre attraverso il parco.
Perdendomi nei pensieri, arrivo in un lampo, entro nell'ufficio posto al sedicesimo piano di un grattacielo come tanti altri qui a New York.
Mi attende un ambiente grande e molto luminoso, il pavimento è ricoperto di una moquette blu scuro, mentre le pareti sono tutte bianche e sulla sinistra ci sono delle enormi vetrate, che garantiscono luce ed una vista fantastica. È un open space con sei scrivanie, ma ognuna di loro ha un proprio box separè, per consentire la tranquillità e la privacy di chi ci lavora. Sul fondo sono presenti due stanze chiuse, una è l'ufficio del capo, mentre l'altra è l'archivio ed anche sala stampanti e fotocopiatrice, per finire ci sono i bagni sul lato opposto delle vetrate.

Un amore senza tempo - New York 2019Stories to obsess over. Discover now