Ormai ci avevo fatto l'abitudine. Era diventato una routine svegliarmi la mattina con i postumi. Erano le otto e fra un'ora sarei dovuto essere al lavoro. Non ricordavo niente della sera prima, nemmeno se ero tornato a casa in compagnia. Ma non ebbi bisogno di pensarci perché dal bagno uscì una ragazza bionda nuda con i seni sproporzionati per il suo corpo così magro che riuscivo a vedere tutte le costole. "Buongiorno bestione" mi disse, volevo rispondere qualcosa ma non mi ricordavo nemmeno il suo nome così le sorrisi soltanto. Lei mi guardò entusiasta e saltó sul letto. Io invece mi alzai e lei rimase delusa. "Non vorresti fare il bis?" Lo disse con una voce così infantile che mi fece venire il voltastomaco. Altro che bis, avevo più bisogno di una grossa tazza di caffè piuttosto che strisciare sotto le coperte con lei. La guardai appena e mi avviai in bagno, mi lavai la faccia e presi due aspirine da dietro lo specchio, poi mi guardai in faccia. Avevo un'aspetto pietoso: occhi gonfi, pelle stanca, un graffio sul collo nella parte tatuata con il corvo, un'altro graffio al pettorale sinistro vicino alla corona e le labbra doloranti e gonfie. Probabilmente me le aveva morse la troietta e speravo che non mi avesse attaccato l'herpes, fortunatamente però ero ancora presentabile. Tornai in camera e presi tra i mucchi di vestiti sparsi per terra un paio di jeans neri e un.maglietta blu dall'aria pulita. La tipetta si stava mettendo un top così minuscolo che sembrava per bambine sen non fosse per la quantità esagerata di pizzo bianco. Poi mi disse seguendomi in cucina "Allora? Che programmi hai per la giornata?" Non le risposi nemmeno, misi la capsula del caffè nella macchinetta e premetto accensione e attesi impaziente che uscisse quel nettare degli dei. Ne versai una bella quantità nella mia tazza e un po'in un'altra per lei. Ero uno stronzo ma con le buone maniere. Dentro il caffè ci versai le aspirine, sapevo che sarebbe stato uno schifo ma mi avrebbe salvato la giornata. Lei riattaccò "Io non ho niente da fare oggi, quindi se vuoi ci possiamo vedere a pranzo per mangiarci qualcosa che dici?" Non le avrei detto quello che pensavo veramente per questione di gentilezza, quindi mi mostrai il più calmo possibile. "Non mi servirà, non penso di chiamarti." La vidi irrigidirsi e diventare rossa, non so se per imbarazzo o per rabbia e mi disse. "Ma... Io pensavo che fossimo stati bene insieme...Ho fatto qualcosa di sbagliato?" Mi sembrava incredibile, pensava davvero che sarebbe bastato un notte di sesso per iniziare una relazione? E poi che si aspettava , che le avrei chiesto di stare insieme dopo che me la abbia data la prima sera? Ma soprattutto era così stupida che pensava di aver sbagliato qualcosa durante il sesso perché non mi piacesse? Le presi il bicchiere di caffè dalle mani, sapevo che sarebbe successo altrimenti, considerando ciò che le avrei detto. "Non è che hai sbagliato qualcosa o che non mi piaci. Sono piuttosto sicuro che ieri sera io ti abbia detto che non sto cercando una relazione e dato che sei qui, hai accettato comunque. Io dico sempre che non voglio niente di serio, che voi poi pensiate di farmi cambiare idea e vi sbagliate." Mi guardò con gli occhi sgranati e la bocca aperta, allora mi tornarono in mente frammenti della sera prima con la sua bocca sul mio cazzo mentre mi leccava il piercing la sotto. Non mi andava di spiegare perché del mio comportamento da stronzo a una sconosciuta che si era fatta abbassare le mutandine dal primo bastardo incontrato al bar e non ne avevo nemmeno l'inclinazione considerando che sentivo la testa infilzata da mille aghi. Calcai ancora la mano così che sparisse con le proprie gambe. "Dai vattene e non guardarmi con quella faccia, non sei la prima e di certo non sarai l'ultima". Fui felice di averle allontanato la tazza di caffè, perché era così furiosa che mi schioccò uno schiaffo in faccia, che io non evitai per senso di colpa verso di lei, non era colpa sua in fondo. Poi uscì dalla porta sbattendola ma gracile com'era, non fece qualche danno. Mi massaggiai la parte lesa sperando che non aumentasse il dolore del mal di testa. Poi mi avviai in camera per dare una sistemata e prendere portafoglio, cellulare e scarpe,ma poi sentii suonare al campanello. Speravo ardentemente che non fosse la bionda che avesse dimenticato qualcosa, perché sinceramente sarebbe stato imbarazzante rivederla così in fretta dopo quella scenata. Saltellando mentre mi infilavo le scarpe andai riluttante ad aprire. Ma invece della pazza, mi apparve davanti una donna mora con in giacca e cravatta e teneva in mano una borsa, poteva avere 27 anni come me ma il suo sguardo serio la faceva sembrare più matura di quella che era. "Il sig. Johnny Pierce?" Non mi sentivo a disagio, non era la prima volta che ricevevo un ordine restrittivo o una denuncia da padri, fidanzati o mariti di donne a cui avevo dato una ripassata una notte e poi le avevo malamente cacciate, avrei dovuto imparare a portarle a casa loro, così la mattina me ne sarei andato di soppiatto. Io le risposi con un cenno della testa e lei mi disse con gelida indifferenza. "Mi chiamo Danah Reeves e sono un avvocato, dovrebbe venire con me se possibile". Chi si prenderebbe tanto disturbo per andare a prendere uno sconosciuto. "Non penso sia possibile, anche perché fra mezz'ora dovrei andare al lavoro, se vuole può tornare verso le 17: 35, ora dovrei scappare quindi con permesso". La spostai per darmi lo spazio per chiudere la porta di casa e cominciai ad avviarmi per le scale ignorandola completamente, se le servivo davvero sarebbe tornata più tardi. "Sono qui per parlare di suo figlio". Io mi bloccai, l'ultima parola mi eccheggió nella testa come un eco, figlio, questa parola non rientrava nel mio vocabolario e per un attimo pensai di aver sentito male. "Come ha detto, può ripetere Danah?" Lei scese due scalini e si ritrovò a un passo da me, ora aveva la borsa di fronte, come se le servisse da scudo contro di me. "Suo figlio, Travis Lambert, io sono l'avvocato della famiglia Lambert e sono qui per chiederle di firmare dei documenti per la cessione della patria potestà genitoriale". Niente di tutto quello che diceva per me aveva senso, ma nella mia mente girava quel cognome:Lambert.
Ciao, spero che vi piaccia questo primo capitolo, lasciatemi detto nei commenti se vorreste che la continuassi. Io sono alle prime armi e vorrei delle opinioni per migliorarmi. Farò il possibile per portarvi più presto nuovi capitoli.
DU LIEST GERADE
Un Bastardo Chiamato Papà
ChickLitJohnny Pierce non vuole avere nessuna responsabilità nella vita, passa le giornate a lavorare ed esce la sera a divertirsi, ma quando un giorno si presenta alla sua porta una donna e gli rivela che lui abbia un figlio, Johnny dovrà decidere se conti...
