"Mi racconti ancora di quel giorno, signorina Rape" ripete lo psicanalista. È ormai da tempo che frequento ospedali, credo siano diventati la mia seconda casa: la morte dei miei genitori e questo stupido evento che non sarebbe mai dovuto accadere hanno lasciato su di me un segno indelebile. Mai e poi mai avrei pensato che la vita che avevo programmato avrebbe preso la piega sbagliata, mandando in fumo i miei piani se non la mia intera carriera.
"Dottor Health, è da quando ho cominciato le sedute che mi chiede di descrivere quello che è successo, non si è ancora rotto le balle?" dico scocciata, dopotutto è la verità.
"È il mio lavoro ascoltare i problemi degli altri, lo faccio non solo per mestiere, perché a questo punto mi sarei sbarazzato del camice e avrei mandato tutti a quel paese, ma perché so che prima o poi la gente vedrà uno spiraglio di luce dall'antro della caverna".
"Non vada a copiare Platone con il mito degli uomini della caverna, non ne sarebbe all'altezza, se non patetico". Mi sono sempre comportata da stronza con i medici, probabilmente perché ho sempre voluto sbrigare i miei problemi da sola. Sono stati i miei nonni a convincermi a venire qui, se fosse stato per me avrei già optato un altro metodo, tipo l'andare a fare boxe o karate, invece mi ritrovo tra queste quattro mura bianche con due finestre che ne conferiscono un aspetto ancora più da disagio, una libreria con volumi che pesano più dei rotoli dei papiri antichi tenuti nella Biblioteca di Alessandria d'Egitto, una scrivania con un portatile sempre acceso e proprio al centro una specie di triclino moderno nero.
Devo dire che la prima volta che mi ci sono sdraiata mi è sembrato comodissimo, tanto da immaginare un possibile furto, visto che ormai il mio letto è quasi senza molle, del materasso non parliamone.
"Allora mi dica quello che vuole, sono qui per ascoltarla" afferma con risolutezza. Cavolo, quell'uomo è così determinato a differenza mia, una perfetta indecisa.
"E va bene, farò come vuole lei"
"Non lo faccia per me, ma lo faccia per lei e per, beh, ha capito" dice con un certo imbarazzo. Mi chiedo se mai ci siano state persone come me, se mai avesse avuto casi così disperati sotto i suoi occhi. Mi domando il perché non giudichi i suoi pazienti e i loro errori; in fondo la mia vita è stata un eterno susseguirsi di sbagli, non ne ho mai beccata una giusta e non credo che dopo quello che è successo possa effettivamente migliorare la situazione o comunque cambiare nel bene.
"Non faccia l'idiota, dica le cose come stanno: lo faccia per il bambino"
ŞİMDİ OKUDUĞUN
Io, Rape
Genel KurguCominciai a raccontare la mia storia come se fossi stata un automa, ormai l'avevo fatto così tante volte che non sentivo più nessuna emozione : ero distaccata, come i nazisti lo erano di fronte alle crudeltà che commettevano nei campi di concentrame...
