CAPITOLO 1

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Le prime cose che riesco a ricordare sono un forte dolore alla testa e delle voci lontane. Per il resto solamente vuoto.

Non vi dirò come mi chiamo perché non lo so nemmeno io, o meglio, non me lo ricordo, non ancora.

Quando mi svegliai mi trovavo sdraiato su un letto in una stanza buia, ma non so dirvi se fosse per via delle tapparelle abbassate o perché fosse notte. So solo che in quella stanza che non riuscivo a riconoscere faceva freddo e io stavo tremando, così decisi di scendere dal letto per mettermi addosso qualcosa, quando mi accorsi che in quella stanza oltre a me e a quel letto non c'era nient'altro. Inizialmente lo trovai insolito, ma non ci feci troppo caso.

Mi pareva di percepire la temperatura scendere sempre di più: iniziai a soffiarmi sulle mani, per scaldarmi, ma dalla mia bocca usciva solo vapore che si raffreddava in men che non si dica.

Ero a piedi nudi sul pavimento gelato di quella stanza, con indosso solamente una camicia da notte e stavo letteralmente congelando, quando all'improvviso, distogliendo l'attenzione dai miei pensieri, mi accorsi di una porta; non sapevo dove mi avrebbe condotto, ma speravo che almeno in quel posto misterioso ci sarebbe stato meno freddo.

A passi lenti e titubanti decisi di avvicinarmi a quella porta che pareva allontanarsi sempre più così iniziai a correre, inciampando per i crampi alle gambe dovuti al freddo e proprio mentre stavo per raggiungere la porta la stanza divenne ancora più buia e il pavimento scomparve di colpo, come se si fosse dissolto nel nulla; iniziai a cadere, sempre più giù, fino ad arrivare in una stanza senza pareti, ma con solo il pavimento e una porta.
Sembrava di essere in mezzo al nulla, letteralmente: non percepivo più freddo, dolore, paura... niente di niente. L'unica cosa che riuscivo a pensare era di aprire quella porta che mi avrebbe condotto non so dove.

Questa volta decisi di mettermi subito a correre, per paura di perderla di nuovo, e quando fui finalmente abbastanza vicino non riuscii a fermarmi in tempo e la porta si spalancò, facendomi cadere a terra, dall'altra parte.

Dolorante, mi misi in ginocchio su quello che sembrava essere un prato, coprendomi il viso con il braccio per la troppa luce, che capii subito essere la luce del sole. Chiusi gli occhi e abbassai il braccio, in modo che il calore di raggi solari potessero colpire il mio viso; non ricordo l'ultima volta che provai questa sensazione, anzi, non ricordo di averla mai provata.

Di colpo tutto divenne buio così aprii gli occhi e vidi che c'era una figura di fronte a me che mi guardava, come incuriosita. Mi alzai da terra e mi guardai indietro, quasi istintivamente, e notai con mia grande sorpresa che la porta che mi aveva condotto in quel posto era sparita; poi mi voltai nuovamente per guardare la figura: era un ragazzo abbastanza giovane; mi stava sorridendo e non capendone il motivo glielo chiesi, ma non rispose e si limitò ad accarezzarmi la guancia, dolcemente. In quel momento sentii una scossa che mi pervase tutto il corpo, poi una donna chiamare un nome a me stranamente familiare.

Dopo quelli che mi sembrarono un paio di secondi mi svegliai in una stanza d'ospedale, baciato dai raggi solari che entravano timidamente attraverso le tapparelle abbassate della finestra di fianco al mio letto.

Alzai di poco il braccio destro, a fatica, e mi guardai la mano, notando che era stretta da quella di un'altra persona. Girai lentamente la testa per vedere chi fosse e vidi che di fianco a me c'era una ragazza in lacrime, sulla trentina forse. Nonostante il trucco colato a causa delle troppe lacrime era bella: occhi chiari, tendenti al verde, capelli castano chiaro raccolti in una coda, viso troppo innocente, che ricorda quello di una bambina, mani delicate, pelle pallida e qualche accenno di lentiggini. Feci per parlare, ma le parole non mi uscirono di bocca.

La ragazza in lacrime iniziò a sorridere debolmente e iniziò ad accarezzarmi dolcemente la testa e con quel gesto intuii che potesse essere mia sorella, o forse una mia amica.

Dopodiché, tra un singhiozzo e l'altro, pronunciò il nome che sentii poco prima di svegliarmi in questa stanza. Pronunciò l'unica cosa che al momento mi sembrava familiare.

"Zeno, sei tornato."

Zeno, questo è il mio nome.


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⏰ Last updated: Aug 04, 2019 ⏰

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