"Cosa c'è di peggiore nel vedere una bambina morire davanti ai propri occhi?" Chideva Anna al giudice. Questa era la domanda che la affliggeva da tempo, perché di quella situazione ne era stata spettatrice...
Maria era nata quattordici anni fa in un piccolo borgo pugliese nel cuore della campagna, dove la natura splendeva rigogliosa e non c'era tempo da perdere, "Per campare bisognava lavorare sodo nei campi". Questa era la frase che la accompagnava fin dalla tenera età.
La sua famiglia non era certo una delle più ricche, anzi era molto umile. Il tozzo di pane che stava a tavola a pranzo, grande come un pugno, andava diviso in cinque parti.
Questo fu il motivo della sua istruzione praticamente assente, terminata in terza elementare e rimpianta fino ad allora. Le piaceva andare a scuola, avrebbe voluto continuare a studiare, ma non le era permesso, o meglio, le era proibito dai suoi genitori, incapaci di coprire le ingenti spese scolastiche.
"Il quadro di questo nucleo familiare è di uno molto povero se ho capito bene?" Chiedeva il giudice a Paola. "Certo" le rispondeva, "Sebbene coltivassimo la terra, molto spesso l'intero raccolto andava venduto per poche lire, le quali bastavano solamente per procurarsi il minimo necessario per vivere, un po' di pane e qualche panno, che indossavamo a rotazione per l'intero mese. Se vi era siccità, cosa non molto rara, buona parte del raccolto andava perso e ci ritrovavamo sull'astrico, costretti ad elemosinare per strada per pochi spiccioli, nella maggior parte dei casi insufficienti per acquistare cibo o qualsiasi altro bene primario."
Maria sebbene avesse quindici anni, lavorava già mattina e sera. Raccoglieva ortaggi sotto il sole cocente del pomeriggio ogni giorno.
"Lei è un mostro!! Dovrebbe andare in carcere!!" Diceva Maria al giudice riferendosi alla madre Anna.
Maria non aveva mai avuto una famiglia molto affettuosa, il padre era assente poichè lavorava al Nord (A quanto diceva lui. Questo perché era via da circa un anno e la famiglia non aveva visto ancora un soldo) e Anna sapeva benissimo che non sarebbe più tornato.
"Signora Maria, le cedo la parola. Mi spieghi, perché definisce sua madre 'mostro'" disse il giudice.
"Vede, è vero, non abbiamo mai navigato nell'oro, ma questo non giustifica i barbarici modi con cui mi ha cresciuta!" (Sostenendo che si dovesse parlare di tortura). Ogni giorno avevo l'obbligo di lavorare otto ore nei campi, anche con la febbre o con qualsiasi altro malore. Una notte vomitai molte volte, avevo la febbre a quaranta, e mia "madre", se così si può ancora definire, mi mandò a zappare la terra Il mattino seguente". Disse quasi piangendo e diventando rossa in volto.
Maria viveva in una sorta di regime di terrore, le era proibito il vedersi con gli amici, anche se questo non le dava particolarmente fastidio, perché non ne aveva. Doveva solo lavorare e lavorare, fino allo sfinimento.
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OGNI RIFERIMENTO A FATTI O AVVENIMENTI REALMENTE ACCADUTI È PURAMENTE CASUALE.
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Il testo presenta parti in cui si assiste al processo ed altre in cui si assiste alla vita di Maria da piccola.
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STORIE DI FAMIGLIE DISTRUTTE
General FictionSeguiamo le vicende di Anna e di Maria, sua figlia, le quali si trovano davanti al giudice a discutere per una particolare causa. Maria, infatti, chiama in causa sua madre per trovare finalmente una vendetta, a causa dei barbarici modi con cui è s...
