Capitolo 1

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Mi sono traferita a Los Angeles con mio padre e la sua nuova compagna da ormai 2 anni, più precisamente da quando i miei hanno divorziato. Da allora resto tutto l'anno con mio padre e raggiungo mia madre, che è rimasta in Florida, per le vacanze. Da quando sono qui, non mi sono fatta nemmeno un amico e la cosa è abbastanza triste. In questo momento sono distesa comodamente nel mio letto intenta a leggere un libro, quando qualcuno entra senza bussare in camera mia.

"Muoviti quattrocchi. Ci aspettano a tavola" dice la voce.

"Solo perché ho gli occhiali, non significa che mi devi chiamare quattrocchi" dico, ma lui chiude la porta praticamente subito. Quanto odio quando Jason fa così. Ci conosciamo da quando sono arrivata qui e abbiamo iniziato a litigare già da subito. Non me lo faccio dire due volte e vado in cucina a fare colazione. Non appena arrivo, noto che sono tutti seduti ai loro soliti posti e che stanno già mangiando. Ormai non è una novità. Non appena mi notano, l'unico che si alza per salutarmi è mio padre. Come al solito. Mi siedo accanto a lui, mangio in silenzio e ascolto quello che dicono. Non appena finisco prendo lo zaino e vado a scuola. Mentre cammino tranquilla per la strada, una macchina passa apposta in una pozzanghera, bagnandomi completamente. Solo dopo capisco chi è stato: Jaremy, un amico di Jason. Dio lo strozzerei! Come arrivo a scuola prendo i vestiti di ricambio dall'armadietto e vado in bagno a cambiarmi, nella speranza di evitare di prendere la broncopolmonite. Come entro in classe, tutti quanti iniziano a ridere di quello che era successo poco fa e solo allora capisco che mi hanno anche ripreso. Mi siedo al mio posto e cerco di ignorarli, come faccio sempre. Il tempo sembra scorrere il più lentamente possibile quando non ti senti un granché. È come quelle giornate di brutto tempo: ti sembrano infinite. Come suona l'ultima campanella mi sembra di rivivere. Sistemo la roba e vado verso la caffetteria dove mi rifugio tutte le volte in cui voglio stare da sola e fare i compiti in pace, visto che a casa non si può.

"Ciao Crystal. Il solito vero?" chiede il cameriere.

"Ciao Lucas. Si. Il solito" rispondo.

Dice che arriva subito e poi va dietro il bancone a preparare. Vengo qui da quando sono arrivata in questa città e mi sono sempre trovata bene, tanto da venirci tutti i giorni. È il mio piccolo rifugio. Qui faccio sempre i compiti e riesco a stare tranquilla. Non appena mi arriva il pranzo, inizio a mangiare e, allo stesso tempo, a fare i compiti che ci sono stati assegnati, ascoltando musica con le cuffiette. Ogni tanto mi capita di alzare la testa per vedere chi entra nel locale, ma adesso non avrei mai voluto alzarla. Jason entra nel locale e, fortunatamente, non mi nota perché sono in un tavolino ben nascosto al piano di sopra. Mi tolgo una cuffia per sentire cosa sta dicendo al cameriere e, proprio in quel momento, gli sento dire qualcosa che lo porta su per le scale. Direzione: il mio tavolo. Faccio finta di niente e continuo a fare quello che sto facendo.

"Hey sfigata. Guarda che ti stiamo cercando tutti. Non hai letto i messaggi? Abbiamo una cena importante e tu te ne stai qui a fare i tuoi comodi quando dovresti essere a casa a prepararti, visto che sono già le 7" dice in un tono come se mi stesse rimproverando. Guardo l'ora e ha ragione: il tempo vola quando fai qualcosa che ti piace.

"Scusami tanto Jason. Non mi sono resa conto dell'orario. Torno subito a casa" dico intimidita mentre ritiro tutta la roba. Mentre scendo le scale, sento la sua voce dal piano di sopra.

"So già che me ne pentirò, ma sali in macchina con me. Si fa prima" dice raggiungendomi.

"No, tranquillo. Preferisco andare a piedi. Infondo, casa è qui vicino" dico accelerando il passo, come se avessi paura di lui.

"Come vuoi" continua seguendomi.

Pago il pranzo alla cassa e poi esco, sempre seguita da lui, che poi sale in macchina e sfreccia via. Durante il tragitto, decido di chiamare mia madre per raccontarle com'è andata oggi. Da quando i miei si sono separati lo faccio tutti i giorni. Non so il motivo, ma mi fa stare bene parlare con lei. Parliamo per circa una decina di minuti, cioè il tempo per arrivare a casa. La saluto quando sono sul portone e poi busso. Mi apre Charlotte, la compagna di mio padre.

"Finalmente sei tornata. Vatti a cambiare. Si cena tra poco" dice in tono sgradevole mentre entro in casa. Vado nella mia stanza senza dire una parola, mi faccio una doccia, decido di indossare un paio di jeans normali, una maglietta con le maniche a tre quarti in pizzo e un paio di converse nere. Lascio i capelli sciolti e, quando sento il campanello suonare, esco dalla stanza. Che l'inferno abbia inizio.

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Spero che vi sia piaciuto

Innamorata del mio fratellastroStories to obsess over. Discover now