Ettore si appoggiò al muretto della trincea.
"Tenente! C'è qui il caporale!"
"Perdio!" venne la voce dalla piccola baracca davanti a loro. Spuntò una testa di donna dall'espressione molto scocciata. "E chi l'ha chiamato?"
"S'è chiamato da solo, tenente. Vuol parlare dei prigionieri."
Il tenente uscì dalla baracca. Era una ragazzina bassa che si era finta un uomo per entrare nell'esercito e dopo essere diventata un ufficiale, appena diciottenne, sembrava si fosse montata la testa, aveva abbassato la guardia, e ora mezzo reggimento sapeva che era una donna. Però era un bravo ufficiale, e ti menava ben forte se non la rispettavi, quindi il reggimento se l'era fatta andar bene lo stesso.
Il caporale vedendola sbuffò, e si mise a parlare di come stavano dando troppo pane e troppo vino ai prigionieri, e gli stavano facendo troppe poche domande, e che non aveva senso dato che i prigionieri erano utili solamente per le informazioni che potevano dare. Eleonora lo ascoltò sempre meno interessata, e alla fine lo mandò via, dicendo con voce monotona che però i prigionieri non andavano nemmeno trattati come bestie, e che le loro razioni andavano bene.
Quando il caporale se ne fu andato, lei passò di fianco ad Ettore, un ragazzino di sedici anni appena compiuti, che s'era fatto fare i documenti falsi ed era in guerra da un anno in più di lei, e che non vedeva l'ora di combattere a ogni singolo attacco. Gli fece cenno di seguirla.
"Ti piacciono gli Arditi?" Gli chiese.
"Boia se mi piacciono gli Arditi!"
"E perché non fai domanda per andarci? Tanto prendono tutti."
Ettore rimase a bocca aperta per un attimo, poi corse via sorridendo, a fare domanda per il cambio.
Il tenente invece trovò le sue cose, e si sedette di fianco allo zaino e alla bici da Bersagliere, che aveva smesso di tenere piegata. Se non doveva mettersi in marcia la teneva aperta e la usava il più possibile. Le piaceva la bici, una bella Bianchi che si poteva piegare in due e attaccare allo zaino. Le piaceva anche il fucile che le avevano dato, era molto più bello e preciso del moschetto che aveva in casa.
Si era quasi addormentata, così, appoggiata allo zaino, quando il primo proiettile le fischiò sulla testa, e lei sussultò, prendendo immediatamente il fucile. Sporse un po' la testa oltre la trincea, come faceva sempre, guardando attentamente la terra di nessuno, deserta, che si parava davanti a lei. Poi ricominciarono i proiettili, e sull'orizzonte si stagliarono le sagome dei soldati nemici. Attorno a lei, c'era un gran trambusto, mentre tutti stavano correndo a prepararsi per rispondere all'attacco.
Tutto passò in fretta. Il nemico non aveva preso nemmeno un metro, e loro non avevano perso molti uomini. La fila di cadaveri era corta, e le dispiacque molto vederci in mezzo il corpo del caporale, perché sapeva che era stata troppo dura con lui. Era stato insensibile da parte sua non ascoltarlo e mandarlo via in modo così freddo. In fondo, non era mai stato una cattiva persona, né con lei, né coi prigionieri. Scosse la testa, amareggiata.
"Oh, tenente!" la chiamò qualcuno. Lei si voltò di scatto, e vide un uomo che teneva Ettore per un braccio. Il ragazzino era arrossito, ma l'altro non sembrava arrabbiato: lo teneva come un bambino sorpreso a fare una marachella.
"L'abbiam trovato a una decina di metri dalla trincea. E' scappato via dalla fila appena son volati i proiettili; pensavamo che disertasse, ma stava assaltando un austriaco, col pugnale."
"Gliel'avevo detto di andare negli Arditi."
"Ci stava bene!" Il soldato rise di gusto.
"Mandacelo agli Arditi, và, che lì almeno la smette di lamentarsi di non stare facendo niente, e di saltare alle armi ogni volta che sente un botto. Vè," disse ancora, "guarda che sorriso da scemo gli è venuto a sentirmelo dire. Lo cambiamo ora."
Si assicurò che succedesse, e fu un'azione abbastanza buona, secondo lei, per redimerla dall'aver maltrattato il caporale, e si mise finalmente il cuore in pace dicendo una preghiera per quel poveretto. Fu un gran bene che lei si rimise a posto così, perché il giorno dopo attaccarono di nuovo, e lei, come al solito, dopo i primi proiettili sporse la testa oltre la trincea per vedere chi arrivava, e ricadde indietro con un foro in fronte.
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Fantasmi Di Libertà
Historical FictionDopotutto, ognuno ha la propria storia, non credete? Alcune persone non finiranno mai né di raccontarla, né di viverla. Sono fantasmi, ormai, per quanto veri vi possano sembrare. E dopo essere morti, hanno ancora qualcosa da raccontare.
